"Questo abito mi va a fagiolo"
L'espressione "Questo abito mi va a fagiolo" evidenzia quanto un vestito sia perfetto, adatto o piacevole per chi lo indossa. Il fagiolo è entrato nel linguaggio comune per sottolineare l'importanza di una situazione o un'azione riuscita perfettamente, come "andare a fagiolo" (qualcosa che va benissimo per ciò di cui avevo bisogno o che cercavo), "capita a fagiolo" o "ci casca a fagiolo" (accade al momento giusto), e "mi va a fagiolo" (mi piace, mi sta bene). Tutte queste frasi sono riferite a come “calza” bene il fagiolo dentro il suo baccello.
La parola ‘fagiolo’ deriva dal latino ‘faselus’ e ‘faseolus’, a sua volta tratto dal greco ‘phaselos’, con la radice ‘phag-o’ che significa ‘mangio’. I fagioli che mangiamo oggi appartengono alla pianta Phaseolus vulgaris, della famiglia delle leguminose, originaria dell'America centrale e introdotta in Europa dopo la scoperta dell’America.
In antichità, in Europa esisteva solo un tipo di fagiolo, appartenente al genere Vigna Unguiculata (il fagiolo con l'occhio), originario dell’Africa. Questo fagiolo era coltivato diffusamente da Greci e Romani. Durante il Medioevo, i fagioli erano una delle principali fonti di proteine per le classi povere e Carlo Magno li raccomandava nel Capitulare de villis. Dopo la scoperta del Nuovo Mondo e l'arrivo del fagiolo comune in Europa, la coltivazione del fagiolo dall'occhio ha perso importanza. Oggi, in Italia, questo tipo di fagiolo sopravvive solo in alcune zone di Puglia, Toscana e Veneto.

Sono i ragazzi che avvicinavano i detenuti che commissionavano qualche servizio dietro pagamento di una mancia.
I giocatori che richiedevano la luce per continuare a scommettere.
Un'antica saggezza che ricorda di non sottovalutare il freddo fino alla fine di maggio.
Un detto toscano, una risata e una verità che arriva piano. Sembra leggero, ma nasconde molto più di quanto voglia far credere.