"De Re Coquinaria" è un famoso testo di cucina antica, spesso attribuito a Marco Gavio Apicio (1), un gastronomo forse etrusco - romano vissuto nel I secolo a.C. Quest'opera, nota anche semplicemente come "Apicio", rappresenta una delle più antiche raccolte di ricette della storia culinaria occidentale, offrendo uno sguardo prezioso sull'alimentazione e le abitudini culinarie dell'antica Roma.
Il libro è strutturato in vari capitoli, ognuno dedicato a differenti tipi di pietanze o metodi di preparazione, inclusi piatti a base di cereali, verdure, carne e pesce, oltre a salse e dolci. "De Re Coquinaria" non è solo una raccolta di ricette, ma anche un documento culturale che rivela molto sullo stile di vita, le classi sociali e le tradizioni dell'epoca romana.
Le ricette sono descritte in modo conciso, spesso senza specificare quantità o tempi di cottura, il che suggerisce che fossero indirizzate a cuochi già esperti. Inoltre, il testo riflette l'ampio uso di ingredienti esotici e spezie, testimoniando la ricchezza e la varietà del commercio romano e il gusto dell'elite per i sapori raffinati e sofisticati.
"De Re Coquinaria" è sopravvissuto fino ai nostri giorni grazie a copie manoscritte medievali, che hanno permesso agli studiosi di ricostruire e studiare le tradizioni culinarie romane. Le sue ricette continuano a essere sorgente di ispirazione per cuochi e appassionati di storia culinaria, e rappresentano un ponte affascinante verso la comprensione della vita quotidiana nell'antica Roma.
(1) Apicio (... – I secolo a.C.) è stato un antico Romano, vissuto negli anni 90 del I sec. a.C., famoso per aver superato tutti i suoi contemporanei in spese senza freni.
Le immagini, compresa quella di copertina, sono state create con l'IA
Vedrai di cosa sono capaci coloro che mentono senza vergogna tutto il giorno alla luce del sole!
Parodia umoristica di un processo a un presunto prete pedofilo, usa nomi ironici per personaggi come Don Sculacciabuchi e On. Inculatti.
Le prime notizie circa una sede stabile della Confraternita fiorentina risalgono al 1321 quando, grazie ad una donazione, i Fratelli acquistano la porzione di una casa di Baldinuccio Adimari nell’omonimo vicolo.
La scaletta, sotto il tabernacolo, fu sostituita da un terrazzino.