30 Novembre 2017 · 3060 Views

Famiglia dei Bardi

Famiglia dei Bardi
Famiglia di probabili origini celtiche (il bardus era infatti all'epoca un cantore popolare)

Esaminando la genealogia delle nostre famiglie, sembra che gli antichi scrittori di queste storie avessero creduto che nell'epoca delle grandi invasioni straniere non ci fossero restati più abitatori in Italia: vi si riscontra in generale una vera ambizione di farle discendere dai barbari del Settentrione. Fu scritto che i Bardi fossero di origine longobarda; ma i documenti provano che quella famiglia era originaria dei contorni di Firenze, e stabilita in città fino dall'XI secolo, e che colle sue case abbracciò gran parte del Borgo detto Pidiglioso ( Pidocchioso ), poi chiamato Via dei Bardi per la loro potenza. Nel 1112, Pagano di Bardo o Berardo o Bernardo donò alla chiesa di S. Reparata (ora duomo fiorentino) alcuni beni posti in Campo regio (ora Careggi). Molti guerrieri uscirono dalla casa dei Bardi, e come era costume nelle antiche nostre famiglie, essa al tempo stesso maneggiò la spada e professò la mercatura, le arti e la scienza: fu insomma illustre nel traffico e nelle armi al servizio dei guelfi.
Ben si può comprendere che io non parlo che dei grandi mercanti: dico dunque che Bartolo di Iacopo fu il primo, fra i suoi, eletto al priorato delle arti nella sua istituzione nel 1282. Esso ebbe due figli, Ridolfo e Iacopo, che furono celebri nel traffico, ricchi e illustri per i servigi resi alla patria e per la riputazione che le procurarono al di fuori. Gualtieri dei Bardi, di cui si parla nei codici Peruzzi e neggi atti officiali inglesi, era figlio del suddetto Iacopo di Bartolo: fu banchiere dei re d'Inghilterra prima dei Peruzzi, e dopo la fuga e cattura dei Frescobaldi nel 1312.
I Bardi si trovano inscritti fino dal 1281 nei decreti di rimborso o Liberate Rolls (o partite di rimborso fatte dal tesoro reale), per lire sterline 3905 che furono ad essi pagate per ordine del re d'Inghilterra Eduardo I. La compagnia dei Bardi fu molto bene accolta alla corte di Londra, e si legge negli atti officiali inglesi che il re Eduardo III concesse a Gualtieri dei Bardi (ivi qualificato Lombardo) il diritto di cittadinanza inglese sua vita durante, e con tutti i privilegi goduti dai nazionali.
Questo privilegio di cittadinanza inglese concesso al suddetto nostro concittadino suggerisce una breve osservazione: due prioristi sulle famiglie antiche di Firenze (quello di San Gaetano e quello del Segaloni) dicono che la famiglia dei Bardi ottenne da Eduardo III re d'Inghilterra, per ricompensa dei noti imprestiti , il privilegio d'inserire le armi reali Plantageneti nella propria; e citano in appoggio l'arme dei Bardi che si vede nella loro cappella di S. Croce dipinta da Giotto, in cui stanno tre leoni soprapposti gli uni agli altri in campo d'oro.
Non sembra fondata tale asserzione: 1° perchè Giotto pittore della cappella dei Bardi morì nel 1335, e perciò la pittura fu anteriore ai grandi imprestiti al re Eduardo ancora troppo giovine; 
2° l'arme dipinta in S. Croce fa vedere tre leoni rossi in campo d'oro, mentre l'arme reale d'Inghilterra ha tre leopardi d'oro in campo rosso; 3° nè il Villani contemporaneo nè l'accuratissimo Ammirato, nè alcuno altro storico fanno menzione di questo fatto per sè stesso notevolissimo. Si può aggiungere ancora, che la concessione di un tal privilegio in quell'antico tempo doveva esser molto più diffìcile; perchè i soli nobili esercitavano le milizie, e la mercatura era rilasciata alle classi inferiori o almeno non considerate nobili.
Nonostante molte ricerche fatte, nessun libro di Banca dei Bardi ho potuto rinvenire; e il grande archivio lasciato dal defunto conte Girolamo dei Bardi non mi ha offerto che memorie moderne e partite di amministrazione di famiglia, senza accenni all'antica splendida mercatura di queill'illustre casa.

S.L. Peruzzi, Storia del commercio e dei banchieri di Firenze in tutto il mondo conosciuto dal 1200 al 1345, Firenze, Coi tipi di M. Cellini e C., 1868
 


D'oro a 5 (o in altre versioni 7) losanghe di rosso poste diagonalmente a simboleggiare: fedeltà lealtà, sapienza, fortezza e virtù



’L'Annunciazione, sotto la quale sono San Michele tra San Francesco e un conte Bardi con la figlia.
Il dipinto celebrativo è ritenuto opera giovanile di Jacopo Chimenti detto l’Empoli (1551-1640).


 

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