03 Gennaio 2018 · 691 Views

Carro della Zecca o di San Giovanni Battista

Descrizione del Carro della Zecca
oppure di San Giovanni Battista
 
"Il Carro della Zecca, che anticamente ancor esso era cero, al dire del Vasari, fu riaccomodato dipoi rifatto di nuovo nel 1515, di buona simmetria, ed ornato di grottesco, e di pitture diverse, rappresentanti le azioni più insigni di S. Giovanni nelle quattro faccie ed in alcuni piccoli spazzi diversi puttini. L'intaglio, ed il cornicione del Carro è tutto messo a oro. Il Carreggio ha due sale con quattro rotoni di legno massiccio, grosse circa un mezzo braccio, e a traverso delle dette due sale è una trave assai grossa inchiodata, la quale ha nel mezzo una buona antenna, o stile, che per di dentro arriva alla sommità del Carro, e regge quella macchina, la quale è collegata con quantità di staffoni, e sproni di ferro, come anche con sei tirari di canapo, che imbracano la suddetta trave per tenere insieme tutto il Carro, e perchè possa molleggiare. L'altezza del Carro è braccia diciassette in circa, e l'imbasamento, e la pianta braccia cinque, e lungo braccia sette.
Il Carreggio è alto braccia tre ed è coperto fino a terra con drappelloni ne' quali son dipinte diverse imprese, ed armi allusive alla Zecca. Sopra il piano di detto Carreggio s'inalza il Carro con quattro ordini, e gradatamente con proporzione si ristringe nell'ultimo. Nel primo ordine, cioè nel più basso nella parto d'avanti vi sono tre nicchie, quella di mezzo maggiore, e le altre due laterali minori, siccome altrettante nicchie della medesima qualità, e grandezzà sono nella parte di dietro.

Carro della Zecca

Nella nicchia maggiore di detto carro dalla parte d'avanti vi è un fanciullino vestito di pelle di agnello con croce di canna in mano, e con diadema in testa, il quale rappresenta S. Gio. Batista in età assai tenera, ed è messo in mezzo da due altri fanciulletti, che occupano le due nicchie laterali, vestiti di certe tonacelle, come sogliono portare gli Accoliti di alcune religioni nell'andare a processione con le viti.
Nella parte di dietro del suddetto primo piano del Carro, e nella nicchia di mezzo, si vede altro fanciullo vestito di tonacella da Suddiacono (1) di color paonazzo con diadema in testa, il quale dicesi rappresentare S. Stefano, e lateralmente è messo in mezzo da due altri fanciulli, vestiti pure delle suddette tonacelle da Accolito, e collocati nelle due nicchie che vi sono. Al secondo ordine del medesimo sono quattro mensoloni sulle quattro cantonate, sopra li quali mensoloni stanno a sedere quattro Giovanetti con simili tonacelle, che per tutto il corso della strada andavano a tempo della Repubblica gridando a gran voce Giglio Giglio, Zecca Zecca, e dipoi nel Principato gridavano Palle Palle, Zecca Zecca, tenendo in mano ciascun di essi un bastone alto fermato nel detto carro, nella estremità del qual bastone vi era un piccolo scudo con l'arme del Giglio, poi del Granduca da una banda, e con l'insegna della Zecca dall'altra, e tutti questi fanciulli sono legati al carro con una forte cigna di cuoio confitta, e fermata nel carro medesimo acciò nelle scosse di esso non balzino fuori. Il terz'ordine contiene quattro Arpie sulle cantonate, che tenevano l'armi de' Maestri di Zecca protempore (2).
Nel quart'ordine finalmente, che in tutte le faccie è l'arme del Granduca, nella sommità del quale, oravi collocato un uomo, che rappresentava S. Giovanni vestito di camicia e nudo fino al gomito, con calzoni di bordato di accia rosso vergato di bianco, o di altra roba ordinaria, e coperto di più da due pelli di tigre conciate, una d'avanti, e una di dietro, affibbiate con aghetti, e fermate al collo, le quali pelli coprono le braccia fino al gomito, avendo il resto di esse nudo, siccome i piedi, e gambe.
In testa aveva la Diadema, a cui era attaccato una specie di zazzera mal pettinata, e propria di persona, che stia al deserto; questa Diadema perchè non gli escisse di capo per le fiere scosse, che riceveva dal carro nel muoversi, gli era legata sotto la gola da due nastri. In mano teneva una croce con due traverse di ferro coperte di fiori, in cima di un lungo ferro che è fermato nel piano, ove posa l'uomo. Il palo di ferro assai grosso al quale era raccomandato questo finto S. Giovanni, era alto fino a mezza vita, e nella sommità di detto palo vi era attaccato un ferro di misura di mezzo cerchio, dal quale era abbracciato l'uomo con una gagliarda cigna, e perchè detto mezzo cerchio di ferro non l'offendesse co' gran colpi era soppannato di corame, e ripieno dentro di crine, o di altra materia.
Soleva esser costui della feccia del popolo d'infima plebe, e per ricognizione di tanto strapazzo non gli era dato altro dall'
Arte de' Mercatanti, che lire dieci, e la colazione, che aveva da una casa da S. Maria in Campo, quale fu dismessa non è gran tempo, come nelle Feste moderne si vedrà."
 

(1) Il suddiacono è un ministro di culto della Chiesa cattolica, delle Chiese ortodosse, delle Chiese orientali antiche e di alcune comunità della Chiesa anglicana.
(2) I Maestri di Zecca in tempo di Repubblica erano due, che uno passava per l'Arte de' Mercatanti, e l'altro per quella del Cambio; durava il loro seggio sei mesi, mutandosi di marzo e di settembre: nelle monete, che si coniavano, oltre la consueta impronta, vi era aggiunto in piccolo e arme dei medesimi, cioè in quelle d'oro l'arme di quello che passava per l'Arte de' Mercanti, e in quelle d'argento l'arme dell'altro che passava per l'Arte del Cambio.

Tratto da:
Domenico Francioni, Le feste di San Giovanni in Firenze a tempo di repubblica, del principato, e della società moderna, Tip. della SS. Concezione, 1887


Il celebre pittore Jacopo Pontormo dipinse nel 1514 delle tavole per decorare il Carro di San Giovanni Battista o della Zecca oggi esposte nella sezione Tracce di Firenze del Museo di Palazzo Vecchio. Il Carro della Zecca è stato costruito da Marco del Tasso (link esterno, enciclopediaTreccani), fino a quando, tra il 1808 e il 1810, non venne definitivamente smantellato​.

* "Festa degli Omaggi" è un evento antichissimo che si svolge nel periodo natalizio da oltre mille anni per porgere gli auguri e celebrare potere religioso e temporale.​
'A partire dal principato mediceo e durante la reggenza dei Lorena, prima della solenne cerimonia religiosa, ebbe luogo la cosiddetta festa degli Omaggi o di Obbedienza alla famiglia granducale, che si svolgeva in piazza della Signoria, sotto la Loggia de' Lanzi debitamente addobbata, e che prevedeva un giuramento di fedeltà ai sovrani. Seguiva la funzione sacra presso la chiesa "Metropolitana" (il Duomo), presieduta dall'arcivescovo, e la benedizione dei cavalli che, nel pomeriggio, avrebbero partecipato alla "carriera alla lunga dei barberi o cavalli sciolti", vivace manifestazione che richiamava in città numerosi visitatori'. (Fonte:
Archivio Storico del Comune di Firenze).​
 



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