Canapone

Il Parco delle Cascine ha una lunga storia come cuore verde di Firenze.
Costruito nel XVI secolo dai Medici, si estende lungo l’Arno per oltre 130 ettari, offrendo alla città una vasta area ricreativa che, tra i suoi viali alberati, campi e spazi aperti, accoglie ogni giorno famiglie, sportivi e appassionati di natura.Negli anni ‘60, con l’apertura del piccolo zoo comunale, il parco si arricchì di una nuova attrazione, un microcosmo faunistico in cui bambini e adulti potevano avvicinarsi agli animali, scoprire la natura e ammirare esemplari esotici come cammelli, scimmie e uccelli tropicali.

Il nome "Canapone", assegnato alla cammella, ha radici nella storia fiorentina. Leopoldo II, Granduca di Toscana, era noto con lo stesso soprannome per la tonalità chiara dei suoi capelli, un soprannome che ben si adattava al manto chiaro e soffice della cammella, rendendola un’icona del parco.Lo zoo non ospitava certo la varietà di specie di una grande struttura, ma gli animali che vi abitavano erano sufficienti per suscitare la curiosità e la meraviglia di chi vi faceva visita.
Il 4 novembre 1966 Firenze fu colpita da una delle alluvioni più devastanti della sua storia.Le piogge torrenziali causarono l’esondazione dell’Arno e dei suoi affluenti, tra cui il Mugnone, che scorre vicino al Parco delle Cascine. La piena travolse case, strade e strutture, arrivando a mettere in ginocchio il patrimonio culturale della città.Ma l’ondata di distruzione non risparmiò lo zoo del parco, mettendo in pericolo anche la vita dei suoi ospiti animali. Alcuni riuscirono a salvarsi grazie all'intervento tempestivo dei custodi e dei volontari, ma per altri, come Canapone, non ci fu via di fuga. Le acque del Mugnone inondarono l'area dove si trovava, inghiottendola in una morsa che non le lasciò scampo. La morte della cammella segnò profondamente i cittadini: non si trattava solo di una perdita animale, ma della perdita di una piccola “amica” che rappresentava l’innocenza e la gioia di molti fiorentini. In seguito all’alluvione, Firenze si impegnò a ricostruire il proprio tessuto culturale e sociale. I danni alluvionali avevano colpito pesantemente il cuore della città, devastando biblioteche, chiese e musei. Ma nel ricostruire le ferite materiali, restava il bisogno di ricordare anche le perdite affettive della comunità.Si parlò di erigere una statua in memoria di Canapone, per non dimenticare quella cammella che tanto aveva significato per il piccolo zoo delle Cascine e per i suoi visitatori.Purtroppo, l’idea non si concretizzò, e quella che sarebbe potuta diventare una dolce testimonianza visiva rimase solo un progetto.
Tuttavia, il ricordo di Canapone non si è spento. Generazioni di fiorentini, che da bambini avevano sorriso accarezzando il manto chiaro della cammella o offrendole qualche boccone di pane, continuano a tramandarne la storia. Di padre in figlio, il racconto della "cammella delle Cascine" è giunto fino ad oggi, diventando parte della memoria collettiva di Firenze.
La storia di Canapone è, in fondo, una storia universale.Ci racconta quanto profondo possa essere il legame tra una comunità e gli animali che la accompagnano nella quotidianità.Anche in un’epoca in cui gli zoo venivano visti con occhi diversi rispetto a oggi, quel piccolo angolo faunistico rappresentava per i fiorentini un luogo d’incontro con la natura e con il mondo animale. Ogni cittadino aveva la sua storia o un ricordo particolare legato a uno degli abitanti dello zoo, e per molti Canapone rappresentava il simbolo di quel luogo.

Nel corso degli anni, il concetto stesso di zoo è cambiato profondamente. Le strutture moderne mirano sempre più alla conservazione delle specie e al rispetto degli animali, piuttosto che al semplice intrattenimento. Ma il ricordo dello zoo delle Cascine e della sua “mascotte” rimane una testimonianza di come, anche con i limiti e le mancanze del tempo, la vicinanza tra uomo e animale fosse un valore prezioso.
Oggi, molti si chiedono cosa ci porti a ricordare ancora una cammella vissuta oltre mezzo secolo fa nel Parco delle Cascine. Perché la storia di Canapone è riuscita a sopravvivere alla stessa struttura che l’ospitava? La risposta, probabilmente, risiede nell’affetto che un animale può suscitare, un affetto capace di attraversare il tempo e diventare leggenda urbana. La storia di Canapone ci ricorda la bellezza di un’epoca in cui il rapporto con la natura era, sebbene diverso, genuino e spontaneo.
Oggi, a distanza di anni, il Parco delle Cascine rimane uno dei luoghi più amati di Firenze, frequentato da giovani, famiglie, anziani, adesso è cambiato in peggio, il luogo ha un certo grado di degrado. E, sebbene non ci sia più uno zoo, i racconti di Canapone, della sua vita e della tragica notte dell’alluvione, continuano a vivere nelle parole di chi si ferma un attimo a raccontare ai più giovani di quella cammella che una volta abitava nel cuore verde della città.

il giovane Canapone del 22 aprile 1959

PRESENTIAMO "CANAPONE" AI RAGAZZI FIORENTINI (articolo di giornale La Nazione del 22 aprile 1959)
Ecco "Canapone", il cammellino di due mesi, figlio di "Granduchessa", che Ferdinando Togni ha regalato ai ragazzi fiorentini per il giardino zoologico che il sindacato cronisti vuole istituire nel parco delle Cascine.Questa fotografia fa parte di una serie di immagini inviateci dal Circo Togni nelle quali "Canapone" è stato ripreso da solo e in compagnia della madre, vicino alle tende del grande circo.T Tali immagini devono servire di presentazione, ma foto a parte, i ragazzi fiorentini potranno fare ben presto conoscenza diretta con il cammellino, perché "Canapone" arriva domani a Firenze insieme a tutta la carovana del "più grande spettacolo del mondo".È probabile che "Canapone" sia accompagnato alle Cascine (in una residenza provvisoria perché lo zoo ancora non è pronto) da un corteo di animali, oltre che dalla madre, della cui amorosa assistenza ha ancora bisogno per un certo periodo di tempo.

Il cammello Canapone in testa al corteo storico durante la festa del grillo  La Nazione 8 maggio 1959 

CENTOCINQUANTAMILA FIORENTINI IERI ALLE CASCINE
Il cammello Canapone in testa al corteo storico durante la festa del grillo.
Centocinquantamila almeno, per concorde giudizio dei competenti, sono stati i fiorentini, mescolati naturalmente a ospiti d’ogni lingua, che hanno ridato vita ieri mattina nel parco delle Cascine, al povero caro grillo canterino, già personaggio di primo rango, per qualche secolo, nel nostro più pittoresco, romantico folklore; personaggio che — si sa come succede, e non ai grilli soltanto — è costretto ad abbassare d’un bel po’ le ali davanti al prepotente sopraggiungere di altri gusti e di altre convenienze.
Tuttavia, dopo quel che si è veduto e sentito ieri mattina, si ha ragione di ritenere che non soltanto il grillo non era morto, ma anche che non ha nessunissima voglia di morire. Abbiamo sentito circolare una voce secondo cui si starebbe organizzando — per ora a parole, ma i fatti non dovrebbero tardar troppo — una specie di raduno grillesco, misto a parole, intese alla scoperta di voci e d’uopo nuove; voci che potrebbero trovare nell’Ascensione fiorentina un predellino di lancio potenzialità da fare adatte al nostro maggiore consumo.
La fama del nostro indelebile grillo canterino sta dunque per compiere — almeno ci si augura — il fatale sorpasso; ossia il circuito della continuità; lasciandosi dietro una scia positiva per chi volesse — ed osiamo pensare che lo volesse anche il nostro grillo per essere più felice nella sua corteccia.
In questo racconto, si noterà come il grillo, già uno degli emblemi più importanti per il folklore fiorentino, riesca tuttavia ad adattarsi ai tempi che cambiano.

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