27 Gennaio 2019 · 2176 Views

La Fortezza di San Miniato al Monte

La Fortezza di San Miniato al Monte
"che è il più bel quadro del mondo"




 
I monumenti religiosi sono come chiavi
de’ civili, che di quelli vengono ad essere
corollario, e spesso degenerazione.
I monumenti religiosi son di tutti i
più nobili.

Tommaseo, Studi filosofici.

Nell’arte cristiana, erede, emula e
vincitrice di due antiche civiltà, si trovano
insieme racolte e accordanti l'unità
e la severità orientale, la libertà e la
libertà greca.
Gilberti, Del Bello.
 




La Fortezza nella mappa del Buonsignori, 1584/1594
 

Ora, per saziare la sete naturale di chi visiti il nostro cimitero, procederemo a spiegare quello che qui si scopre in parte e in parte nasconde la storia e l’arte.
Dai primordi del cristianesimo
S. Miniato al Monte fu il religioso convegno dei circostanti abitatori, e primamente sede dei monaci benedettini, i quali dovevano alle munificenze di Desiderio ultimo re longobardo il loro monastero. Due secoli appresso (1013) il vescovo di Firenze Ildebrando vi pose i Benedettini neri della riforma cluniacense. A questi, spenti nel 1350, Gregorio sostituì nel 1373 gli Olivetani dell’ordine di S. Benedetto.




E, poiché nel 1291 il vescovo Andrea dei Mozzi aveva ordinata la costruzione del palazzo merlato per comoda villeggiatura dei vescovi fiorentini, e il vescovo Antonio di Orso la finì nel 1320 (e anche oggi vi si vede all’esterno la di lui insegna, che era un orso in uno scacchiera); il vescovo d’allora in aggiunta alla disposizione pontificia donò ai nuovi monaci il palazzo, dove poi sempre dimorarono. Ma nel 1527 quel silenzioso monte, a cui si accedeva per solo spirito di pietà religiosa, risuonava delle voci e del martello di mille artefici, i quali lo convertivano in riparo da difesa per la sottoposta città minacciata dagli imperiali, e nell’orto formavano una bastia con un torrione o baluardo lungo 29 e largo 23 metri.

 


Sopravvenuti quindi i gravi tempi del 1529, le fortificazioni di S. Miniato furono sì cresciute da potere sfidare la furia delle artiglierie nemiche disposte sui prospettanti colli di Montici, del Gallo e di Giramonte. Nonostante poi, gli Olivetani vi durarono fino al 1552, lo dovono abbandonare per ordine di Cosimo III, il quale volle ridurre S. Miniato a fortilizio permanente in puntello del suo trono, e stanziarvi soldatesche spagnuole. In appresso fortunose vicende si riserbavano a quell’ ameno sito, poiché nel contagio che Firenze soffrì dal 1630 al 1633, destinato a lazzeretto, accolse fin dentro la Basilica gli appestati; nel 1664 fu con tutte le terre che gli appartenevano, livellato da Ferdinando II alla famiglia Della Rena; nel 1667 tolta ai Della Rena una parte della fortezza e tutti i quartieri, fu reclusorio dei vagabondi; e nel 1765 servì da ospedale.

 


L’ingresso alla Fortezza anticamente era posto in basso, e la chiamavano Porta del Soccorso, posta sulla sinistra dell'attuale cancellata che introduce alla scalinata di ingresso. Michelangiolo destinò a tal uso l'altra porta a tramontana sul più alto punto del bastione, e questa sola fin qui è stata praticata. Cosimo de’ Medici vi fece sovrapporre all’esterno la proprio stemma della famiglia sovente identificato come opera del Tribolo ma in realtà realizzato quando l'artista era ormai morto, e all'interno una iscrizione che ha il suo nome,  dal che le venne l'appellazione di porta de Medici.
Altra simile iscrizione si legge nel muro a destra del vestibolo. Le colonne e i capitelli del portico sono d’ordine ionico. Le due figure qui superstiti dal lato di ponente, rappresentano Dio Padre e l'Ascensione. Questo ultimo dipinto ha il merito (per quanto si dice) di avere ispirato a Raffaello quel suo capolavoro, che è il più bel quadro del mondo.


 











 

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