23 Gennaio 2021 · 617 Views

Le facciate del Duomo di Firenze

Le facciate del Duomo di Firenze
dal 1297 - 1898


Tratto da G. Zuffanelli e F. Faglia, Le Facciate del Duomo di Firenze, Tip. Ciardelli, Borgo dei Greci, 21-23. 1887, Firenze

 

"SANTA MARIA DEL FIORE
Dal 1298 al 1887 dopo circa sei secoli, il maggior tempio di Firenze, uno dei primari del mondo ha avuto finalmente compimento. 
La definitiva facciata del Duomo degna in tutto del resto dell' edifìcio s' innalza oggi maestosa e trionfante; mercè la solerzia del Comitato esecutivo di essa ; mercè la filantropia dei cittadini, e di molti forestieri, ammiratori di tutto ciò che è gloria dell' arte e mercè la valentìa dei nostri artisti pittori, scultori ed architetti, che mantengono alto il primato delle arti, che i nostri antichi dettero all' Italia.
Negli anni che precedettero il 1298 cioè avanti la costruzione di
S. Maria del Fiore esisteva in quel punto la chiesa primaziale della città di Firenze col titolo di Santa Reparata; questa chiesa edificata nell' anno 407 portò il titolo di Pieve fino al 1128, nel quale anno fu rogato un contratto che dava a Santa Reparata il titolo di Cattedrale. Mantenne questo titolo fino al 1412 nel quale anno, e il di 22 Aprile, usciva un editto, che ordinava che d'allora in poi la Cattedrale di Firenze fosse chiamata Santa Maria del Fiore. Intanto nel 1298 comincia, essendo tempi floridissimi in Firenze, la costruzione del Duomo, del Tempio di Santa Croce e del Palazzo della Signoria. La prima pietra del Duomo fu posta 8 di Settembre del 1298 dal Cardinale Latino Orsini, dell'ordine dei Predicatori, legato del Pontefice Bonifazio Vili, alla presenza di tutto il clero e dei magistrati della città.

Molti asseriscono invece che la costruzione del Duomo cominciasse nel 1296; peraltro una iscrizione posta nella parte laterale della chiesa in faccia al campanile, avvalora la data che noi abbiamo citata.
La detta iscrizione è la seguente:

 
Anno Millenis centvm ms otto nogenis
Venit lecatvs Roma Bonitate donatvs
qvi lapidem fixit fvndo simvl, et benedixit
Presvle Francisco Gestanti tontificatvm
istud ab arnpho templvm fvit edificatvm
HOC OPVS INSIGNE DECORANS FLORENTIA DIGNE
Regine celi constvxit mente fideli
qvam tv virgo pia semper defende Maria.

L'opera del Duomo continuava assai lentamente, poiché i moti civili e poi la peste più volte la interruppero.
Si trova peraltro che nel 1364. furono chiuse le volte del tempio; verso il 1400 era condotta a termine la navata, ed alzati i quattro grandi pilastri sui quali doveva posare la cupola, i fondamenti della quale, furono cominciati a riempire e murare nel 1380. I maestri dell'opera del Duomo volevano che la cupola somigliasse il Pantheon di Agrippa, ma gli si presentavano molte difficoltà dovendo farla girare su base ottagona; queste difficoltà fecero suscitare grandi dispute fra gli artisti di quei tempi; quando Filippo Brunellesco (nato nel 1377 morto il 16 Aprile 1446) si fece innanzi, e interrogato circa la cupola, fece, dopo non poche controversie, prevalere il suo consiglio, cioè di cavarla fuori dal tetto sottoponendole un fregio o tamburo di quindici braccia, e che avesse per ognuna delle 8 faccie un occhio grande.
Nell'anno 1407 furono cominciate a costruire le tre grandi tribune intorno al coro, ciascuna con le sue cinque cappelle, l'ultima di queste tribune fu chiusa l'anno 1420. Nel Marzo di quell'anno stesso, i maestri dell'opera si adunarono in consiglio generale, e ciascuno di essi faceva le sue proposte sul modo che credeva più opportuno di volgere la cupola, e come già dicemmo prevalse il progetto di Brunellesco. Il 7 di Agosto del 1420 si cominciò a murare, e nel 1434 ai 12 Gennaio fu chiusa la cupola.
Restava ancora da farsi la lanterna; e questa cominciata nel 1437 fu condotta a termine nel 1456, dieci anni dopo la morte di Brunellesco che anche di questa ne fu l'autore.
Il 25 Marzo dell'anno 1435 Eugenio IV consacrava il Tempio di S. Maria del Fiore. Questa consacrazione fu celebrata con grandissima solennità; un gran palco ricoperto di magnifici tappeti congiungeva le scalinate di Santa Maria Novella, ove dimorava il papa Eugenio IV, a quelle del Duomo.
Al corteggio presero parte:
Cardinali, Vescovi, Principi, Ambasciatori, e tutta la Signoria, il Gonfaloniere Davanzati teneva la coda del manto papale.
Il primo architetto del Duomo fu secondo alcuni, e questi sono i più, Arnolfo di Lapo (morto nell'anno 1310) secondo altri Arnolfo di Cambio da Colle. Seguirono quindi Giotto (morto nel 1339). Taddeo Gaddi, Andrea Orcagna, Filippo di Lorenzo.


 


FACCIATA DI ARNOLFO 1300.
Arnolfo aveva disegnata ed eseguita fino ad un certo punto, e a misura che cresceva la fabbrica delle navate, una facciata. Questa facciata la prima di S. Maria del Fiore doveva essere incrostata di marmi della stessa forma, e degli stessi colori di quelli che adornano da tutti i lati il Duomo. Eranvi finestre somigliantissime alle laterali di forma lunga e stretta. Fra mezzo alle porte erano poste quattro grandi nicchie; in tutto il resto la facciata era poi incrostata di variati marmi.


 


FACCIATA DI GIOTTO 1334-1588
Ad Arnolfo succedè Giotto, questi pensò di rinnuovare la facciata, decorandola in modo, che per le statue, colonne, rilievi accompagnasse piuttosto il campanile che il resto dell' Edifizio. Questa facciata arrivò appena a metà; la parte già fatta era piena di nicchie destinate per le statue che via via si andavano collocando. Alcune di queste statue erano di Donatello di cui in questi giorni si festeggia il V° Centenario della sua nascita. Sopra la parte di mezzo della Facciata disegnata da Giotto, vi era una cappelletta con una statua in marmo, rappresentante Nostra Signora seduta con il Gesù Bambino sulle ginocchia, ai lati vi erano due statue rappresentanti S. Zanobi e S. Reparata, due angioli aprivano un padiglione. Sulla porta laterale dalla parte di via dei Martelli in un altra cappella era scolpita, la natività di Gesù Cristo contornato da molte figure di pastori e di animali. Sull'altra parte laterale era rappresentato il Transito di Maria. Negli spazi compresi tra le porte vi erano in quattre nicchie i Sacri Evangelisti scolpiti da Donatello e che furono poi trasferiti nella Tribuna maggiore e sopra di essi in nicchie simili, vi erano i quattro dottori della Chiesa. Giotto nella sua facciata aveva pure destinati i simulacri dei cittadini famosi o in lettere o in armi, e sembra che in questa facciata figurassero anche i poeti Fiorentini trasferiti appiè del Poggio Imperiale l' anno in cui si demolì la facciata.
Il progetto di Giotto fu approvato nell'anno 1 334; ma la costruzione fu poi sospesa, senza saper bene la causa quantunque si dicesse che fu interrotta pel timore che il carico dei marmi e delle statue che ci dovevano andare traboccasse innanzi, stante la debolezza del muro. Questa facciata incompiuta durò a stare in piedi fino al 1588, quando ai 22 di Gennaio si cominciò a disfare per opera, di Benedetto Uguccioni, allora provveditore dell'opera del Duomo.
Fra le molte statue che ornavano questa facciata vi era quella di Farinata degli Uberti.


 

FACCIATA DIPINTA .1688.
Nell'anno 1688 in occasione dello sposalizio del principe Ferdinando dei Medici colla principessa Violante di Baviera, il Granduca Cosimo III fece venire da Bologna una compagnia di pittori, acciocché dipingessero la facciata. I ponti per riunire di mattoni la facciata e poi dipingerla, si cominciarono a costruire il 3 Agosto 1688; capomaestro dei lavori fu Giovanni Gherardelli; il 12 Ottobre salirono per la prima volta sopra i ponti i 10 pittori per dipingere la facciata secondo un disegno ideato da Ercole Graziani. Il 15 Dicembre la pittura era terminata.
In questa facciata vi erano 3 grandi quadri rappresentanti tre concilii, che furono tenuti in Firenze in tempi diversi, e presieduti da tre pontefici. Il più antico che fu tenuto nel 105 5 da papa Vittorio II era rappresentato sulla porta laterale a destra. Sulla porta laterale a sinistra era rappresentato l'assemblea di 345 vescovi presieduti da papa Pasquale II; assemblea che fu tenuta nell'anno 1106. Il terzo concilio, era disegnato sulla porta principale e rappresentava il concilio Ecumenico dei Greci e Latini sotto il papa Eugenio IV, tenutosi nell'anno 1439. L'ordine a cui apparteneva l'architettura di questa facciata era il Corintio; le navate erano
illuminate da tre grandi occhi, e sopra a quello di mezzo era collocata l'arme dei granduchi, ai lati della quale erano dipinte due grandi figure rappresentanti, una la Carità, e l' altra la Religione.


 


ALTRE FACCIATE DI S, MARIA DEL FIORE
- 1490. Durante il periodo della facciata di Giotto, e nell'anno 1490 sorse l'idea di rifare la facciata del Duomo, a tal uopo molti artisti di quel tempo fra i quali i due fratelli da Majano, il Verrocchio, Domenico del Ghirlandajo, e Vittorio Ghiberti concorsero con disegni e modelli; ma i giudici uno dei quali era Lorenzo il Magnifico, mandarono la cosa tanto in lungo, che si finì per non parlarne più.
- 1515. In quest'anno veniva in Firenze papa Leone X, ed in tale occasione Andrea del Sarto e Iacopo Sansovino fecero una decorazione per la facciata del Duomo, che piacque e che si tentò di riprodurla in marmo ma anche quest' impresa andò a vuoto.
- 1588. In quest'anno che fu quello della demolizione della facciata di Giotto, il granduca Francesco, pensò di rifare la facciata secondo le esigenze di quel tempo, dette incarico quindi a diversi architetti di preparare un disegno, per scegliere poi quello che fosse stato giudicato il migliore. Ne furono presentati molti; e fra i concorrenti, nel cui numero figurava anche Giovanni Bologna, prevalsero Giovanni Dosio e Bernardo Buontalenti.
Nacque allora una guerra accanita fra i sostenitori, del disegno, dell'uno, e quelli del disegno dell'altro;  e questa guerra si prolungò tanto, che il granduca in quel frattempo mori, ed i suoi successori Ferdinando I e Cosimo II, non vi posero mente, poiché troppo occupati da gravissimi affari.
La facciata restò quindi smantellata fino al regno di Ferdinando II, il quale promosse nuovamente l'impresa per la costruzione della Facciata del Duomo.
- 1590. Nel 1590 in occasione delle nozze di Ferdinando I dei Medici con Cristina di Lorena; fu dal Passignano e dallo Zuccheri dipinto su tela una facciata.
- 1636. Intanto dal concorso bandito da Ferdinando II; e che suscitò interminabili contrasti fra gli Accademici del Disegno, fu scelto un disegno eseguito da Baccio del Bianco, ed il 22 di Ottobre 1636 si cominciò a lavorare. Dal Vicario Generale in assenza dell'Arcivescovo fu benedetta la prima pietra; ma poi i cittadini, non mostrandosi contenti del lavoro, questi restò nuovamente interrotto. Questa facciata doveva essere composta di tre ordini il primo con pilastri corintii, raddoppiati nei luoghi dei Piloni, e nel vano compreso erano poste delle nicchie. Su questi pilastri una trabeazione percorreva tutta la facciata. Le porte erano sostenute da colonne; la maggiore era incassata in un grande arco, e per decorazione aveva due figure sedute, e nell'alto lo stemma di Casa Medici; mentre suHe due parti laterali vi erano posti due quadri in basso rilievo. Il secondo ordine era Jonico; nel centro della nave maggiore vi era una piccola loggia, in cui era rappresentata l'Assunzione; fra i pilastri alcune finestre, infine al disopra si ripeteva lo stesso ordine di pilastri.
- 1661. Il 20 Giugno di questo anno furono celebrate le nozze del principe Cosimo, in tale occasione venne dipinta su tela una facciata e quindi attaccata alla muraglia; e li restò finche stappata dal vento cadde a brandelli sulla piazza. Si crede che l'idea di questa facciata fosse di un gentiluomo, il quale volendo onorare la sposa Margherita Luisa di Borbone, figlia di Giovanni Battista Gastone Duca di Orleans, dipinse nella sua facciata statue, medaglioni e rilievi allusivi alla Nazione Francese. Tra i rilievi dipinse la colomba che porta la sacra ampolla a Clodoveo; Carlo Magno che riedifica Firenze; tra le figure, S. Lodovico re, S. Dionisio primo vescovo di Parigi, S. Lodovico vescovo di Tolosa, Santa Clotilde, Santa Radegonda, Santa Genovieffa, San Germano vescovo di Parigi.
Tra i medaglioni S. Brunone, S. Ignazio di Lojola, che in Parigi diè principio al suo ordine.


LA FACCIATA DEL DUOMO AI NOSTRI TEMPI
Venendo ai nostri tempi, la prima volta che si cercò di dare finalmente compimento alla Cattedrale di Firenze fu nel 1822; un giovane pensionato a Roma per nome Giovanni Silvestri presentò un disegno, composto di 4 pilastri nei quali erano poste in basso delle edicole; il ballatoio ricorreva per tutta la facciata, e sopra di essa per termine dei pilatri, vi erano in ciascuno di essi una specie di candelabri sorretti ciascuno da due figure, ed in mezzo a questi e sulle navi minori era posto un tempietto per nave. Da quell'anno si va fino al 1842 quando furono proposti due progetti uno dell'Architetto Marchigiano Niccolò Matas, e l'altro di Gian-Giorgio Muller. Nel 1858 sotto il potere granducale fu fatto un bando per costituire l'associazione che doveva raccogliere il capitale necessario per erigere la facciata. L' associazione costituì nel suo seno una deputazione, con a capo S. A. l'arciduca Ferdinando, a vice presidente Mons. Giovacchino Limberti allora arcivescovo di Firenze, erano deputati il Gonfaloniere di Firenze Marchese Berte Dufour, il Principe Don Andrea Corsini, il Cav. Giovan Batta Fossi presidente della Camera di Commercio, il Cav. Bellini delle Stelle. Funzionava da segretario Mario Tabarrini; ma ecco che mentre l'associazione comincia i suoi lavori scoppia la memorabile guerra del 1859 che interrompe tutto.
Peraltro nel 1860 e il dì 22 di Aprile giorno di domenica, il re Vittorio Fmanuele pose la prima pietra della facciata del Duomo dando l' iniziativa alle sottoscrizioni con lire Centomila; con tali auspici l'impresa della facciata del Duomo non poteva fallire. Subito dopo si ricostituiva una nuova deputazione promotrice con a capo S. A. il principe Eugenio di Savoia Carignano; a vice presidente della detta deputazione fu eletto il March. Ferdinando Bartolommei ; erano consiglieri il principe Ferdinando Strozzi ; il conte Ugolino della Gherardesca il cav. Giovanni Batta Fossi (tesoriere), ed il March. Lotteringo della Stufa (Segretario).
L' 8 Novembre 1861 fu bandito il programma di concorso a cui tutti potevano concorrere. Il concorso si
chiudeva il 30 Settembre 1862 ed erano assegnati tre premi, il primo di Lire 10080, il secondo di Lire 8400, il terzo di Lire 6720; la deputazione si impossessava dei tre disegni premiati.
La Giurìa era formata di membri scelti fra le primarie accademie di Belle Arti d' Italia ed era così composta:

Camillo Boito per l'accademia di Milano Pietro Campori Roma
Enrico Alvino per l'accademia
Napoli
Alessandro Antonelli per l'accademia Torino
Gaetano Baccani per l'accademia Firenze
Andrea Scala per l'accademia Venezia
Fortunato Lodi per l'accademia Bologna
Funzionava da Segretario Cesare Guasti.

Quantunque venissero prescelti i disegni del Peterson, del Coppi, e del Falconi, i tre premi non furono conferiti.
Allora nel mese di maggio dell' anno 1864 fu riaperto il concorso; si compose una nuova commissione formata, di Massimo d' Azeglio, Giovanni Duprè, Edoardo Van-der Nuli, Domenico Malvezzi, Ernesto Forster, e Coriolano Monti, con a segretario Guglielmo Enrico Saltini.
Furono presentati al giudizio 42 progetti, fra i quali piacquero più quelli del Peterson, dello Scala, del De Fabris e del Majorfi. Il progetto De-Fabris ebbe 4 voti in favore e due contrari; ma terminando con un coronamanto Tricuspidale, piovvero da tutte le parti vivissime proteste, poiché, dicevano, che quel coronamento rompeva l'armonia del resto dell'Edilìzio. Allora il 27 Novembre 1865 fu nuovamente aperto un concorso definitivo formando una nuova Giurìa composta del March. Pietro Selvatico, del Conte Carlo Porta, Prof. Emilio Santarelli, Prof. Giuseppe Bertini, Prof. Ernesto Forster, Cav. Domenico Malvezzi. Prof. Edoardo Van-Der-Null, Segretario il Cav. Ferdinando Martini. Dei quaranta disegni presentati che si esposero al pubblico nel Marzo del 1867 ne furono scelti sei, quelli del Cipolla e dell'Alvino basilicali, quello del Peterson basilicale con ballatoi inclinati, quelli del Partini, del Cipolla e del De-Fabris, Tricuspidali. L'architetto Lasinio espose fuori concorso un Modello. Il giudizio fu favorevole al progetto tricuspidale del De-Fabris il quale su otto voti ne ottenne cinque favorevoli e tre contrari. Questo illustre architetto, di cui tutt'ora se ne piange la perdita era nato in Firenze l'anno 1808 da modesti industriali. Dotato di un raro ingegno seppe coltivarlo studiando indefessamente, e ancor giovanetto ottenne sempre la palma, in quei concorsi in cui prese parte. Morì nella sua città nativa il di 28 Giugno 1883 dopo avere legato il suo nome a quelli di Arnolfo, Giotto e Brunellesco. — il Municipio di Firenze, sulla porta della casa ove morì l'illustre architetto poneva una lapide in marmo colla seguente iscrizione:

 
A Questa Casa
Dove Morì II XXVIII Giugno MDCCCLXXXIII
EMILIO DE-FABRIS
Il Quale Ornando S. Maria del Fiore
Della Fronte da Secoli Desiderata
Die Compimento a un Tempio
Cu' è Gixdria dell'Arte e Meraviglia d'Italia
Il Municipio di Firenze
Pose Una Memoria d'Affetto Cittadino
E di Patria Gratitudine

Emilio De-Fabris successe nella direzione della Facciata del Duomo l'esimio Ing. Architetto Luigi Dei-Moro, non inferiore, nè come valente artista, nè come illustre cittadino.

 

 

LA DEFINITIVA FACCIATA DEL DUOMO
dell'architetto EMILIO DE-FABRIS
Come abbiamo detto, il progetto dell' Architetto De-Fabris terminava con un coronamento Tricuspidale, e ciò diede luogo a vivissime proteste, allora il De-Fabris, quantunque non convinto ripresentò il suo progetto sostituendo alle cuspidi il coronamento basilicale. Il giorno 5 Dicembre 1883 alla presenza di S A. Il Principe Eugenio di Savoia Carignano, di Mons. Arcivescovo Cecconi e di tutte le Autorità civili e militari, veniva presentata al pubblico la parte di facciata compiuta, acciocché esso desse il suo parere, circa il finimento che doveva darsi al Duomo. A tal uopo, le due navate laterali terminavano una col coronamento basilicale, l'altra
colla cuspide, e coi pinnacoli.
Alla solenne cerimonia assistevano tutti i professori del Collegio Accademico di Belle Arti di Firenze. Il prof. Architetto Pietro Tempesti rappresentante il R. Collegio dei professori del Regno d' Italia. Il Comm. prof. Andrea Lusigno rappresentante i professori accademici di Belle Arti di Roma. Il Comm. prof. Angiolo Managno rappresentante i professori accademici di Belle Arti di Napoli. Il prof. Ing. Giovanni D' Arcuaro rapprepresentante il collegio degli Architetti di Padova. Il Cav. Alfonso D'Archito, ed il prof. Francesco Barbetta rappresentanti il collegio degli Architetti di Milano. Il Comm. prof. Antonio Soluschi rappresentante il collegio
degli Ingegneri di Mondovì. Il prof. Vincenzo Chiovi rappresentante il collegio degli Architetti di Chioggia. Annibale Asciaro rappresentante il collegio degli Ingegneri di Cosenza. Il Comm. prof. Arturo Gorgitono rappresentante il collegio dei professori di Belle Arti di Trapani. — Pochi giorni dopo fu coniata una medaglia di onore all' Architetto De-Fabris.
Il 3 Gennaio 1884, in una delle sale del Palazzo Vecchio residenza del Municipio si adunava la Deputazione ed il Comitato Esecutivo della facciata del Duomo per decidere definitivamente intorno al coronamento da scegliersi fra i due progetti disegnati dal De-Fabris; e tenuto conto del voto espresso dalla cittadinanza, veniva adottato il coronamento basilicale. La spesa per la costruzione della Facciata del Duomo era stata calcolata a un milione e mezzo.



I BENEMERITI DELLA FACCIATA DEL DUOMO
S. M. Vittorio Emanuele II iniziatore della sottoscrizione, Lire 100000.
Nel Novembre del 1 886 S. M. il re Umberto I. seguendo l'esempio del suo Augusto Genitore elargiva
Lire 100000, e dava l'iniziativa alle sottoscrizioni per la costruzione delle Porte di Bronzo.

Elenco I.
Sua Santità il sommo Pontefice Pio IX. . . L. 12,666
S. A. R. il Principe Eugenio di Savoia Carignano. L. 10,000
S. A. I. e R. il Granduca Ferdinando, per la costruzione
del Gran Tabernacolo e della statua della Madonna » 42,000

Elenco II. — Associazioni costituitesi per offerte collettive di Lire CINQUEMILA.
1. Circolo Fiorentino L. 5.000
2. Impiegati Comunali L. 5,000
3. Associazione dei Tipografi e Stampatori, presieduta dal fu Sig. Comm. Giuseppe Civelli,
oggi dal Sig. Comm. Giovanni Temple Leader L. 5,000

4. Società L' Anonima Fiorentina L. 5,000
5. Associazione dei negozianti di generi alimentari nel Vecchio Mercato, ora rappresentata
dai Sigg. Giulio Betti, Dionisio Monsani ed Egisto Nucci L. 5,000
Impiegati delle appresso Opere Pie.
6. Arcispedale di S. M. Nuova 
Pia Casa di Lavoro
R. Orfanotrofio del Bigallo
R. Ospedale Degl' Innocenti i
R. Azienda de' Presti
L.5,000"


 

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