24 Dicembre 2017 · 691 Views

Pitagora di Samo, l'Iniziato

Pitagora
«Quanto Pitagora comunicava ai discepoli più stretti, nessuno è in grado di riportare con sicurezza: in effetti presso di loro il silenzio era osservato con grande cura.» (Porfirio)
 
Di Pitagora (1), e della sua Scuola Italica, o istituto, o sistema, nulla si sa direttamente da lui : nessuna sua opera potè resistere alla guerra del tempo: ne scrissero ammirati Platone (2) ed Aristotile. Nacque da Menesarco, a Samo, nella quarantanovesima Olimpiade verso l'anno 584 avanti l'éra cristiana; fu discepolo di Ferecide (3), il filosofo — che Cicerone dice contemporaneo di Servio Tullio — e forse di Talete e di Anassimandro. Si crede che viaggiasse nella Fenicia, nella Persia, nell'India, in Egitto: comunque è certa la parentela fra le iniziazioni egiziache e le pitagoriche. Fermatosi a Cotrone, vi fondò la sua scuola o meglio la sua comunità filosofica, intesa - è bene notarlo per certe attinenze con gli odierni scopi massonici — non solo alla riforma del costume, obietto (4) della Massoneria simbolica, ma anche della legislazione e della politica, obietto della Massoneria filosofica.
Innanzi di essere ammessi nell'Ordine Pitagorico, gli iniziandi dovevano subire prove lunghe e difficili. Pensano alcuni, sulla fede di Giamblico (5), che vi fossero ricevute anche le donne.
 

Copia romana del I secolo a.C. di originale greco conservata nei Musei Capitolini di Roma
 
I precetti pitagorici che giunsero in parte fino a noi col nome di «Versi Aurei», insegnano una morale purissima; combattere e vincere le malattie del corpo, l'ignoranza, le passioni bestiali, le discordie nelle famiglie, le sedizioni nelle città: aiutare i fratelli, non aver inimicizia con loro, fare il bene, dire e propugnare la verità; coltivare ogni virtù, come via per arrivare all'amore: come l'armonia nasce dall'accordo di suoni gravi ed acuti, così la virtù deriva dall'accordo di tutte le facoltà dell'anima sotto l'impero della ragione.
Nella Scuola Pitagorica prevalgono i simboli numerici e geometrici, fra i quali il triplo triangolo, il pentagono ed il cubo, simboleggian ti giustizia ed uguaglianza perfetta. Secondo Pitagora, i numeri sono i principi delle cose ed a queste anteriori, e vedeva in essi, piuttosto che nel fuoco, nella terra, nell'acqua, assoluta analogia con ciò che è e si produce. Una data combinazione numerica era per i Pitagorici la giustizia, tale altra l'anima o l'intelletto, e trovavano nei numeri le combinazioni dell'armonia musicale. Gli elementi dei numeri confusero con gli elementi degli esseri; dissero che gli enti sono ad imitazione dei numeri e Platone, che tanto attinse alla Scuola Pitagorica e che intitolò uno dei suoi migliori dialoghi da Timeo (7) — discepolo di Pitagora — disse che gli enti sono per loro partecipazione coi numeri: la formula è diversa, ma è identica la dottrina.
E' certo che i Pitagorici aprivano le loro riunioni a mezzogiorno, trattenendosi in speculazioni fìlosoficlie, in esercizi ginnici ed anche in canti ed in suoni. La sera si sedevano alla mensa comune : a mezzanotte si separavano. Tanta fu la venerazione dei Pitagorici pel loro maestro, che cessava ogni controversia quando potesse invocarsi la di lui autorità: quindi il famoso «ipse dixit» che Cicerone attribuisce appunto ai discepoli di Pitagora.
Dopo l'eccidio dei Pitagorici, fatto da Cilone (8) espulso o non ammesso nell'Ordine, la scuola si dispersi ed ammutolì, ma lo spirito che l'informava le sopravvisse e penetrò ed agitò quel recondito mondo sociale e filosofico che procede parallelo e costantemente avverso alle manifestazioni del pensiero teologico, al dogma religioso e politico, che inceppa la libertà del filosofo e del cittadino.
Ecco forse perchè le istituzioni che intendono all'emancipazione dell'intelletto e della coscienza, tra le quali primissima la Massoneria, considerano Pitagora, come uno dei loro antichissimi progenitori.
 

Euclide e Pitagora, ovvero la Geometria e l'Aritmetica, formella del Campanile di Giotto, Luca della Robbia, 1437-1439, Firenze
 
1) Pitagora (Samo, tra il 580 e il 570 – Metaponto, 495 a.C. circa) è stato un filosofo greco antico. Fu matematico, taumaturgo, astronomo, scienziato, politico e fondatore a Crotone di una delle più importanti scuole di pensiero dell'umanità, che prese da lui stesso il suo nome: la Scuola pitagorica.
2) Platone, figlio di Aristone del demo di Collito (in greco antico: Πλάτων, Plátōn; Atene, 428/427 a.C. – Atene, 348/347 a.C.), è stato un filosofo greco antico. Assieme al suo maestro Socrate e al suo allievo Aristotele ha posto le basi del pensiero filosofico occidentale.
3) Ferecide di Siro, (VII secolo a.C. – VI secolo a.C.) è stato un filosofo greco antico, ricordato da alcuni autori antichi come uno dei Sette sapienti greci.

Ferecide di Siro

4) Obiètto è la variante di oggetto, abbastanza com. nel passato, soprattutto nel linguaggio poet. e filos. (e per lo più con i sign. astratti che ha la parola).
5) Giàmblico. Filosofo neoplatonico (n. Calcide, Celesiria, 250 circa - m. 330 circa). Fu l'iniziatore della scuola neoplatonica di Siria. Scolaro del peripatetico Anatolio e poi di Porfirio, influì fortemente sullo sviluppo del neoplatonismo plotiniano e porfiriano, accentuando in esso il motivo religioso e teologico da un lato, e quello matematico e geometrico dall'altro, e introducendo, sia nel campo ontologico sia in quello etico, una minuta sistemazione e graduazione gerarchica delle realtà intermedie tra l'uno e il molteplice, secondo un ricorrente schema triadico. 
 

Giamblico
 
6) Timeo di Locri (Locri, ... – V secolo a.C.) è stato un giurista, astronomo e filosofo greco antico della scuola pitagorica del V secolo a.C.
(7) Cilone di Crotone (Crotone, ... – Crotone, ...) è stato un tiranno e oligarca greco antico, cittadino di Crotone e nemico di Pitagora. Convinto di essere degno di frequentare la scuola pitagorica, si recò da Pitagora per chiedergli di poter farne parte, ma questi si oppose fermamente alla sua richiesta poiché già a conoscenza del carattere di Cilone.
Stando a quanto scrisse Neante, Cilone, offesosi per le parole di rifiuto da parte di Pitagora, decise allora di radunare tutti i suoi amici e dichiarare guerra a lui e ai suoi discepoli, che intanto si riunirono, in assenza di Pitagora, nella casa dell'atleta Milone. Alla fine vennero però tutti mandati al rogo e lapidati; sopravvissero al massacro soltanto Archippo e Liside. Secondo Dicearco e altri scrittori, invece, Pitagora era presente al momento del disastro e decise di rifugiarsi nel porto di Caulonia, per proseguire alla volta
di Locri

 
Pitagora sostiene il vegetarianismo (Pieter Paul Rubens, 1618-1620)
 
« Pitagora ed Empedocle avvertono che tutti gli esseri viventi hanno eguali diritti, e proclamano che pene inespiabili sovrastano a coloro che rechino offesa a un vivente. » (Cicerone)
Pitagora è tradizionalmente considerato l'iniziatore del vegetarianismo in Occidente grazie ad alcuni versi delle Metamorfosi di Ovidio, che lo descrivono come il primo degli antichi a scagliarsi contro l'abitudine di cibarsi di animali, reputata dal filosofo un'inutile causa di stragi, dato che la terra offre piante e frutti sufficienti a nutrirsi senza spargimenti di sangue; Ovidio lega il vegetarianismo di Pitagora alla credenza nella metempsicosi, secondo cui negli animali vi è un'anima non diversa da quella degli esseri umani.

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