04 Febbraio 2018 · 1117 Views

Caratteri esteriori delle Schiave, prima parte

Caratteri esteriori delle Schiave vendute a Firenze
Parte prima

Per conoscere meglio l'argomento partecipa alla nostra visita guidata per le strade di Firenze
Alla scoperta degli antichi luoghi del proibito


 

I
 

Donde e come venivano in Firenze le schiave ? Quale ne era l'aspetto, l'età? A qual prezzo si comperavano? Quali ne erano i nomi più frequenti? Ecco alcune domande, alle quali crediamo opportuno di rispondere prima di addentrarci nell'esame, che ci siamo proposti, delle condizioni delle schiave entro le pareti domestiche e di fronte alla società. Donde venissero, almeno per la massima parte, lo rilevammo quando ricordammo le relazioni commerciali dei Fiorentini col Levante. Osservammo allora come il maggiore contingente al traffico di queste sventurate fanciulle fosse dato dalla razza tartarica la quale abitava nelle regioni più vicine alla Tana e a Calfa, nel centro cioè del commercio orientale. Ma quivi erano pure condotte schiave da altri e più lontani paesi: si capisce quindi come in tutte le città, nelle quali si diffuse il traffico delle schiave, in mezzo ad un numero grandissimo di schiave tartare se ne dovessero trovare pur molte appartenenti ad altre stirpi. Così a Firenze di 339 schiave comperate dal 1366 al 1397 ben 259 erano tartare, 27 greche (di cui alcuna proveniente da Costantinopoli o dalla Romania o da Rodi, 7 erano russe, 7 turche, 3 schiavone, 3 circasse, 2 provenienti dalla Bosnia e dall'Albania, una era araba, un'altra saracena, ed un'ultima finalmente veniva da Candia (1).
 


 

In generale però Firenze non riceveva tal sorta di merce direttamente da quelle regioni, sibbene per lo più da Genova e da Venezia, spesso anche da Pisa, da Napoli e da Ancona, sia perchè essa, per lungo tempo priva di un porto di mare e di un naviglio suoi proprii, dovette servirsi delle navi e dei porti di queste città, e quindi le sue relazioni dirette coll'Oriente non furono cosi grandi ed importanti come quelle coll'Occidente, sia anche perchè queste stesse città, ed in ispecial modo Venezia, potevano in realtà considerarsi come le più attive e le principali somministratrici di schiave alle città italiane. Egli è perciò appunto che la maggior parte degli atti notarili di compra-vendita di schiave venivano redatti a Genova e a Venezia, dove i compratori erano rappresentati dal notaio stipulante et recipiente pro ipsis licet absentibus ovvero dai loro procuratori o commissionari; perocché, come tutti gli altri affari commerciali, anche la compra-rendita di schiave trattavasi spessissimo per mezzo di commissionarii, di appositi sensali e di negozianti di schiave, dei quali trovammo e nel nostro registro e negli atti notarili consultati parecchi ricordi. Chi inviò ed accompagnò maggior numero di schiave a Firenze fu certo Agostino Davanze di Modena e dimorante ad Ancona. Dal 5 al 18 Giugno 1367 lo troviamo difatti in Firenze a confermare dinnanzi al notaio, custode della camera degli atti del Comune, le denuncio di parecchie schiave da lui vendute a cittadini fiorentini. Così il 5 Giugno per es. Giovanni Francesco Andria presentava una schiavetta di 9 anni, comperata dallo stesso Agostino Davanzi per 20 fiorini d'oro; un'altra fanciulla di 9 anni, di colore ulivigno, e già segnata d' una ferita in cornu sinistro era presentata pochi giorni appresso (14 Giugno) dal Notaio Tommaso di Ser Simone Nichi (?), il quale dichiarava essergli stata venduta dallo stesso Davanzi, e da costui ancora comperavano pel prezzo complessivo di 75 fiorini d'oro i fratelli Bernardo o Matteo, uno schiavo, di 30 anni, ed una schiava ventenne (2). Insieme a lui troviamo pure ricordati soventi un mercante genovese (31 Ottobre 1371), un Bartolomeo Amigi mercatore sclavarum, uno Schiosi venditore sclavarum populi sancti Remigii di Firenze, un Nicola, un Landò Lemmi di Lucca, un Piero Bartolomeo di Genova, ed un Michele sensale (3). Per mezzo dei loro rappresentanti (4) comperavano pure schiave a Genova e a Venezia Averardo e Cosimo dei Medici, mentre un Folco Portinari di Firenze conferiva al proprio fratello pieno mandato di procura per vendere una sua schiava a quelle condizioni di prezzo e di garanzia, che più gli fossero sembrate convenienti (5).

E l'autorità di codesti sensali o negozianti era pienamente riconosciuta dalla legislazione, la quale li ammetteva a testimoniare dinnanzi ai tribunali. Abbiamo già veduto l'Agostino Davanzi confermare dinnanzi ai notai custodi della camera le denuncie delle vendite di schiave da lui fatte; e quasi un secolo dopo Guglielmo Rucellai, nella causa contro Ugolino da Ortignano davanti all'Arte dei Giudici, invocava la testimonianza dei sensali di schiave sull'obbligo del venditore di dichiarare se la schiava fosse o meno gravida, e sul conseguente obbligo di restituire il prezzo di compera al racquirente, qualora la schiava stessa, venduta come sana, si scoprisse gravida (4).
 

II
 

Ma se la compera indiretta, per così chiamarla, di schiave dava origine e forza ad una nuova e così numerosa classe di mediatori, una più grave influenza essa dovea esercitare sulla qualità delle schiave comperate ed importate per tal via in Firenze.

Poiché difatti erano i Genovesi ed ancor più i Veneziani quelli che con maggiore estensione praticavano il traffico degli schiavi orientali; poiché erano dessi che dalla Tana e da Gaffa li trasportavano sulle loro navi in Italia, per distribuirli quindi alle città sorelle che partecipavano a simile ramo di commercio, era ben naturale che anzitutto pensassero a provvedere le loro case e se stessi delle schiave migliori, e lasciassero agli altri quelle meno belle. E già per vero il Bongi avea rilevato questa necessaria differenza, avvertendo che «le donne mercanteggiate da 50 fiorini in basso, alcuna volta all'infìma somma di 20, erano fra noi più o meno difettose, men belle, di età declinante, guaste dalle gravidanze e dai parti». — Or bene; noi crediamo di potere non solo confermare, ma completare, almeno per ciò che riguarda Firenze, l'asserzione dell'egregio erudito. Noi sfogliammo difatti pazientemente quel registro degli schiavi, nel quale i notai fiorentini, nel loro stile rozzo e monotono, segnavano insieme al nome, alla provenienza, all'età, al prezzo, anche i connotati del volto e della persona degli schiavi loro presentati, e l'impressione che ricevemmo da quella lettura attenta e lunga, fu tale, che essa ci indusse a credere e ad affermare essere state le schiave condotte in Firenze nell'ultimo trentennio del secolo XIV tuttaltro che belle, ed incapaci quindi a lusingare di troppo il sentimento del bello, tanto naturale nei fiorentini.

Anzitutto il colorito del loro viso non dovea essere molto attraente; chè in generale predominava l'ulivigno con tutte le sue gradazioni, sebbene si trovassero anche schiave di carnagione gialla, rossa, sanguigna, rubiconda e qualche volta anche bianca. E di più erano impressi sul loro corpo tali segni che doveano, secondo il nostro parere, togliere alla differenza stessa del colorito quell'unica e piccola attrattiva, che essa avrebbe forse potuto esercitare sui corrotti cittadini. Il volto difatti di quasi tutte le schiave, di cui è fatta menzione nel registro, ci risultò ora offeso da macchie vaiolose, ora sparso di una quantità di nei, spesso anche sfregiato da ferite (margines), segni pur troppo indelebili di riconoscimento (5). E ben sovente tutti questi non piccoli difetti si trovano riuniti sul volto di una stessa schiava, e sono resi più gravi da un naso rincagnato da labbra grosse e sporgenti, da occhi suffornati da una fronte piccola e da parecchie litigines; ora se codesti sieno connotati, da cui si possa arguire della bellezza di una fanciulla lasciamo al lettore il giùdicarlo.

E perchè il nostro asserto riesca più perspicuo e più provato, trascriviamo alcune delle annotazioni di quel registro. Il 16 Luglio 1366 Nicolò dei Bagnuoli presentava una sua schiava proveniente da Costantinopoli, la quale era segnata media statura pelle bianca cum neo super naso et aliis duobus parvis super mela gote dextrae et alio super cilio sinistro et ali prope ocolum sinistrum ciliis adiuntis, naso grosso, cum margine super dicito grosso manus sinistre et alio super dicito indice diete manus cum margine super spatula sinistra. — La schiava Margherita di Lapinio Lapini non avea che 10 anni, ed essa pure era pellis ulivigne cum margine magno in testa apud cilium sinistrum margine in gena sinistra prope nasum, naso rincagnato aurichulis olim foratis, hodie reclusis, resaldatis: l'avea comprata dal Davanzi per 29 fiorini d'oro (6). E di pelle ulivigna, cum margine in cornu sinistra, parva et alia margine in tempia dextra, oculis quasi suffornatis et litiginibus per faciem era la schiava Ezilana, di razza tartara (7).
 



Ancora: Bernarda de' Nardi il 28 Febbraio 1372 (8) faceva inscrivere la sua schiava Maria, tartara, comprata a Napoli da certo Ricomero Lazari; ed eccone i connotati: media statura, pelle quasi ulivigna aliquantulum butterata de vaiolo, duobus nei parvis in gauta sinistra et uno alio neo parvo in gauta dextra, labiis aliquantulum grossis, duahus ruchis parvis iuxta oculum dextrum et uno neo super labium superiorem ex parte dextra. Nè dovea essere più bella quella che Alessandro Nicolao Alessandri si era fatta venire appositamente dal suo fattore ed avea poi venduto a Vicco Guidi; avea 20 anni ed era quasi parva statura, pelle ulivigna, bruna vel quasi, auricula dextra ex latere inferiori grossa, bucterata in facie de vaiolo, naso grosso, labiis grossis cum uno neo parvo super guancia sinistra (9). E così procedendo nell'esame di quel registro ci incontriamo ora in una schiava bucterata vaiolo per totam faciem, ora in altra cum margine rotundo inter mentum et os ex laterè sinistro (11 Agosto 1366) o in altra cum auribus foratis, con la faccia schiacciata; molte poi ci si presentano con ferite sulle mani, alle gote; altre, come quella di Francesco Averardi, (10) cum tribus butteris inter cilia supra nasone, prope frontem, cum buttero magno iuxta labium aliquibus butteris per faciem, o magari anche con dei punti a guisa di fava, disposti per il volto in forma di croce.
Ora tali connotati e cosifatte imperfezioni, che deturpavano il volto non delle sole schiave, ma anche degli schiavi (11) pare a noi confermino la nostra opinione, la quale ci è resa più vigorosa dal fatto che in tutto il registro, e quindi per lo spazio di 30 anni circa, una sola volta trovammo ricordata una schiava pulcra corpore (12), e dal fatto medesimo che negli atti di compravendita, se non leggiamo mai nulla di più della solita formola «sana et integra omnibus suis membrisj» troviamo per quella vece sovente osservato che la schiava era venduta cum omnidus suis magagnis (3)
Certo la nostra opinione contradice al concetto che comunemente ci facciamo di quelle infelici, ed è pure in qualche contradizione colla grande diffusione presa in Firenze dal traffico delle schiave; ma noi crediamo anzitutto che i fatti citati la giustifichino pienamente, e pensiamo poi che forse alla mancanza di bellezza del loro volto erano per i cittadini un compenso il tenue prezzo, la fresca età, e la robustezza del corpo delle schiave medesime.


Prima parte
Seconda parte
Terza Parte a breve
Quarta Parte​ a breve



Tratto da Agostino Zanelli, Le schiave orientali a Firenze nei secoli XIV e XV, Firenze, E. Loeschner, 1885.

 

(1) Questi dati, ed altri che riferiamo in seguito, sono ricavati dal Registro degli schiavi altrove citato, e furono già riassunti dall'egregio Professore Moller nell'Op. cit., Documento ecc., pag. 474 e segg.
(2) Vedi nel Registro degli schiavi la registrazione del giorno 5 Giugno 1367. Dello stesso Davanzi troviamo menzione ancora nelle registrazioni dei giorni: 9 Giugno, 14 Giugno, (nel qual ultimo presentata una schiava pregnantem comperata simili cnm partu), 18 Giugno, 30 Luglio, 31 Luglio; 6 Dicembre 1367.
(3) Di sensali e di negozianti di schiave è fatto cenno anche nel Memoriale del Baldovinetti (V. trascritte in appendice le ricordanze dello stesso Baldovinetti riferibili a compere di schiave).

(2) Ecco i loro nomi: Per Cosimo de' Medici, a Venezia, Giovanni Portonari quondam Adovardi di Firenze. Per Averardo de' Medici, a Genova, Paolo de' Bardi e Bandino di Boscoli di Firenze; a Venezia, Giovanni Portinago e Giovanni Francesco da Gagliano, mercatore fiorentino.Vedi in proposito gli atti notarili 1427, Agosto 1 ; 1419, Luglio 13 ; 1431, Marzo 5; 1419, Luglio 28; 1407, Settembre 3; 1409, Settembre 9; 1427, Giugno 27, (Archivio di Stato di Firenze, Archivio Mediceo).
(3) V. atto notarile rogato in Venezia dal notajo Angeletti il 1408, 28 Giugno (Archivio di Stato, Firenze. Provenienza S. Maria Nuova).
(4) Vedi in appendice la Sentenza dell'arte dei Giudici, 14 Giugno 1456.
(5) 11 Cibraio (Op. Cit. Vol. II, Appendice, p. 621-23) riferendo l'acquisto di uno schiavo . . . « il quale ha sulle due guancie due tagli e un altro taglio per traverso sul corno sinistro» si dimostra dubbioso nel ritenere se questi tagli fossero «segni di riconoscimento od effetti di ferite accidentali ». — a noi pare che una semplice vista del Registro degli Schiavi di Firenze avrebbe dissipato al Cibrario tutti i dubbii, essendo impossibile attribuire a mera accidentalità un fatto così frequente e generale.
(6) V. registrazione 18 Giugno 1367. R. S.
(7) V. registrazione 1° Aprile 1389. d. d.
(8) Crediamo opportuno avvertire che nella datazione dei documenti seguiamo rigorosamente lo stile cronologico delle varie città.
(9) V. registrazione 8 Aprile 1373.
(10) V. registrazione 23 Novembre 1374.

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