Prato, capitale del tessile e del riciclato: stato dell’arte 2025.
Prato resta uno dei poli tessili più rilevanti in Europa e il baricentro internazionale del cardato rigenerato. La fotografia più recente del distretto (“tessile” Ateco 13 e “abbigliamento/maglieria” Ateco 14) parla di 7.262 unità locali, 44.609 addetti e 2,675 miliardi di euro di export nel 2024.
Nella stessa annualità, il tessile ha risentito del ciclo debole (produzione -8% ed export -6,4%), mentre l’abbigliamento pratese ha chiuso con export +3,7%, confermando la diversa sensibilità delle due componenti della filiera. Sulla dinamica commerciale, i monitor nazionali collocano il “Tessile-abbigliamento di Prato” tra i distretti con flessione dell’export nel 2024 (-3,7% complessivo, con tessile più debole e abbigliamento in tenuta). Nel 2025 gli indicatori regionali descrivono un quadro eterogeneo: domanda internazionale ancora fragile, ma segnali di tenuta per il segmento del pronto moda.
Il primato sul riciclo è tuttora il tratto distintivo. Secondo Comune, associazioni di categoria e stampa economica, Prato è la capitale mondiale del cardato riciclato, con una quota indicativa intorno all’80% del comparto globale; stime ricorrenti parlano di ≈35.000 tonnellate/anno di filati da fibre riciclate e ≈100 milioni di metri di tessuti rigenerati. Si tratta di grandezze di sistema, attribuite al distretto nel suo complesso e non a un singolo soggetto produttivo. La specializzazione tecnica ha radici ottocentesche e un know-how difficilmente replicabile.
Il ciclo del cardato rigenerato integra cernita per colore/fibra, apertura e stracciatura ad umido—processo tipicamente pratese che sfrutta l’azione rigonfiante dell’acqua per preservare le fibre nei materiali corti o “duri”—fino al ritorno a fibra fiocco filabile e alla tessitura/finissaggio. Questa competenza, insieme alla creatività su miste e “fantasie”, alimenta la riconoscibilità del prodotto pratese.
A presidio della qualità ambientale opera il marchio Cardato Recycled, promosso sul territorio: per ottenere la certificazione i tessuti/filati devono essere prodotti nel distretto, contenere almeno il 65% di materiale riciclato e misurare la LCA (acqua, energia, CO₂) con ente terzo. È un tassello di trasparenza apprezzato nelle catene globali della moda.
L’infrastruttura di economia circolare si sta rafforzando. A Baciacavallo è in costruzione il Textile Hub di Alia, impianto di selezione automatica dei rifiuti tessili pre e post-consumo con capacità ≈33.000 t/anno e avvio previsto nella prima metà del 2026: cernita ottica, intelligenza artificiale e linee di pre-apertura per alimentare riciclo e riuso. L’hub è progettato per intercettare i nuovi flussi da raccolta differenziata ed EPR. Un punto di forza storico è la gestione idrico-ambientale: Prato dispone di un sistema di depurazione e riuso delle acque reflue industriali che alimenta distretto e città. La rete di distribuzione gestita da G.I.D.A. supera i 60–70 km, con produzione annua di circa 3–3,5 milioni di m³ di acqua riutilizzata, a beneficio soprattutto dei Macrolotti industriali e di Montemurlo.
Il quadro regolatorio europeo rafforza il posizionamento pratese. Dal 1° gennaio 2025 tutti gli Stati membri devono garantire la raccolta differenziata dei tessili; l’Italia ha anticipato l’obbligo al 1° gennaio 2022. Nel settembre 2025 il Parlamento europeo ha approvato in via definitiva la revisione della Direttiva Quadro Rifiuti con schemi EPR obbligatori per i tessili, che trasferiscono ai produttori i costi di raccolta, selezione e trattamento. Per Prato significa più materiale tracciato e selezionabile, con ricadute su scala impiantistica, logistica e di mercato. Accanto al tessile “tradizionale” convive il pronto moda a ciclo cortissimo, in larga parte a conduzione cinese. Questo ecosistema ha garantito reattività alla domanda ma ha posto, negli anni, temi di legalità e sicurezza. Il Piano Lavoro Sicuro della Regione Toscana/ASL Toscana Centro, avviato nel 2014 e prorogato sino al 2025, ha ispezionato quasi 20.000 imprese, evidenziando criticità e favorendo percorsi di regolarizzazione: un presidio che incide sulla reputazione di filiera e sulla competitività complessiva del distretto.
Nel complesso, la traiettoria 2025–2027 dipenderà da tre fattori: domanda estera (con cicli moda e redditi ancora incerti), implementazione nazionale dell’EPR (fee, criteri di eco-design, tracciabilità, obiettivi di preparazione per il riutilizzo/riciclo) e capacità di investimento nelle tecnologie di cernita e nelle competenze. Le evidenze più aggiornate suggeriscono che Prato mantiene la leadership nel cardato riciclato e la massa critica industriale per intercettare il nuovo quadro normativo europeo, trasformando l’esperienza storica nel riciclo in un vantaggio competitivo regolatorio e industriale.
Per sette secoli un canale derivato dal Castro portò energia ai mulini di Arezzo, finché vapore, elettricità e risanamento lo cancellarono.
Il distretto resta leader nel tessile rigenerato: filiera completa, infrastrutture circolari e prospettive solide nonostante la congiuntura.