01 Gennaio 2018 · 764 Views

Via Giuseppe Verdi

La Via del Fosso, oggi Giuseppe Verdi.

Dopo la morte di Giuseppe Verdi, il Consiglio Comunale di Firenze ebbe il lodevolissimo pensiero di onorare la memoria del sommo maestro intitolando dal di lui nome una delle vie della città. E fin qui nulla di più opportuno e di più doveroso: Firenze rendeva omaggio ad una delle più fulgide glorie d'Italia ed un plauso unanime avrebbe accolto la proposta di chiamare Via Giuseppe Verdi una delle strade dei nuovi quartieri. Invece fu atto deplorevole ed ingiustificabile quello di sostituire un nome moderno ad un nome antico, distruggendo un documento parlante della storia cittadina.
Si trovò che il nome di Via del Fosso poteva esser soppresso senza tanti riguardi, forse perchè non era simpatico, senza pensare che esso non rammentava resistenza di un fosso, di uno scolo d'acqua qualunque, ma che stava a ricordare, a determinare in modo preciso la linea e lo spazio occupato dal fosso che circondava le mura del secondo cerchio. E così fra pochi anni, scomparso quel nome, mancherà una memoria tanto importante per la topografia della vecchia città.
Quando non c'erano i cartelli coi nomi delle vie il popolo continuò per lungo tempo a chiamare del Fosso e dei Fossi tutte quelle strade aperte nello spazio occupato dai fossati delle mura; poi poco alla volta vi si sostituirono nuovi nomi ed ora non è rimasto più che quello della Via de' Fossi, fra Borgognissanti e Piazza S. Maria Novella, via che insieme a quella oggi ribattezzata, stava a determinare i due punti estremi dell'antica città.
Fino a pochi anni addietro, il nome di Via del Fosso era rimasto anche al tratto di strada fra il Ponte alle Grazie e la piazzetta delle Colonnine o di S. Iacopo tra i fossi; ma in questo caso fu più logico comprendere questo tratto rimasto staccato nella Via de' Benci.
Nessuno potrà però seriamente giustificare la soppressione di un nome che per la storia della nostra città aveva, per quanto potesse sembrare antipatico, più valore di qualunque altro nome moderno.
 

Via Verdi fra il 1800 e il 1900

Quella strada che fino a pochi anni addietro conservava il nome di Via del Fosso, comprendeva un tratto che per causa della terribile inondazione del 1333 venne battezzato col nome di Via del Diluvio, essendosi in questa località assai bassa inalzata più che altrove l'acqua dell'Arno. Su questa via prospettava da un lato il muro squallido e nudo delle carceri chiamate le Stinche e siccome la via si allargava qui più che altrove, la località venne anche intitolata Piazza delle Stinche.
Di prospetto alle Stinche erano case appartenenti ad antiche famiglie: sul canto di Piazza S. Croce era una casa dei Doffi e di fronte a questa ne sorgevano diverse dei Risaliti, incorporate dipoi col palazzo Lenzoni. Sul canto di Via Ghibellina, chiamato Canto agli Aranci, il palazzetto oggi Barsanti fu dei Lioni e più tardi per il corso di varj secoli degli Iacopi, quindi dei Fabrini.
 
Fra Via Ghibellina e il Canto alle Rondini molte delle case appartenevano al celebre monastero di S. Pier Maggiore del quale si veggono tuttora diversi stemmi. Sul canto di Via Ghibellina, fra questa e la Via dei Pandolfini già delle Badesse, erano dal lato verso ponente le case dei Salviati addossate ai resti delle mura cittadine del secondo cerchio; dall'opposto lato era un palazzo dei Riccialbani.
Il palazzo Mannucci Benincasa su quella specie di piazzetta vicino al Canto alle Rondini, fu edificato alla metà del XVIII secolo da S. E. Angiolo e dal fratello Giovan Battista Tavanti nel luogo già occupato da quattro antiche casette.
Dal lato opposto tutte le case poste fra la Via de' Pandolfini e Borgo degli Albizzi vennero erette dopo la soppressione del monastero di S. Pier Maggiore nei terreni già occupati dagli orti a quello annessi.
 
Becchi, Fruttuoso, Guido Carocci e Cavagna Sangiuliani di Gualdana, L'illustratore fiorentino, Firenze, Tipografia Galileiana, 1908

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