01 Gennaio 2018 · 2590 Views

Via delle Oche

Via delle Oche
Qui ebbero case e torri i Visdomini, i Cavicchiuoli, gli Adimari e gli Altoviti.
 
Sull'origine del nome di questa strada antichissima di Firenze sono state fatte diverse congetture; ma esse si basano sopra dati dubbiosi o erronei. I più hanno affermato che quel nome derivasse dalla costumanza di tenere in queste adiacenze nel giorno d'Ognissanti una fiera d'oche; ma di questa fiera non si hanno autentiche e positive notizie; mentre la supposizione sarebbe contradetta dal fatto che nei più vecchi documenti la strada si trova denominata dell'Oca, invece che delle Oche.
Il Passerini, in certe annotazioni aggiunte allo Stradario manoscritto dal Follini, dice che forse il nome pervenne dall'Oca dello stemma della famiglia Ubriachi, affermando che era appunto degli Ubriachi l'alta torre medievale che sorge in questa via. Ma la supposizione cade, mancando la ragione di fatto: quella famiglia, che esulò da Firenze, ebbe le sue case Oltrarno e precisamente nella Via S. Spirito e la torre di Via dell'Oche appartenne invece fin da tempo remotissimo alla consorteria dei Visdomini.
Bisogna quindi rassegnarsi a lasciare nel dubbio e nell'incertezza la spiegazione di questo nome, ciò che pur troppo accade per altre strade e località della vecchia città (1).
La strada era compresa nel primo cerchio delle mura fiorentine e faceva capo ad una porta o meglio postierla, dell'esistenza della quale si perpetuò il ricordo con una iscrizione dipinta sulla cantonata dello stabile che servì di residenza allo Studio Fiorentino (2).
Le famiglie che prime ebbero dimora in questa strada furono i Visdomini o Bisdomini ed i loro consorti, gli Adimari e le altre famiglie della loro consorteria, i Ricci, forse gli Alberighi ed i Tedaldini.
Di uno dei ceppi delle case de' Visdomini che si estendevano da un lato fino a Via de' Calzaioli e dall'altra fino a S. Maria in Campo, facevano parte un palazzo che tuttora conserva il suo carattere trecentesco e la torre massiccia di fianco alla quale si vede ancora, per quanto murata, una porta assai caratteristica coin architrave sorretto da delicate mensolette.

Via Calzaioli, già Corso degli Adimari. Allargato sino a via dell'Oche dov'era la loggia detta la Neghittosa (1843).
Raccolta topografica degli Uffizi. — Disegno a penna d'E. Burci.
 
Palazzo e torre appartennero più tardi ai Cortigiani, una delle famiglie facenti parte della consorteria dei Visdomini e vennero acquistati dall'Opera di S. Maria del Fiore per incorporarli nell'edilìzio della Canonica che ai primi del XV secolo venne notevolmente accresciuto.
In una deliberazione del Magistrato dell'Opera in data 23 agosto 1418, si da facoltà di eseguire il muramento della Canonica dalla piazza di S. Benedetto fra le case degli eredi di Giovanni Tedaldini e la tórre di Bartolo Cortigiani comprendendo nel nuovo recinto anche la chiesa di S. Pier Celorum (3).
La consorteria degli Adimari possedeva i fabbricati posti su i due lati della Via dell'Oche all'imboccatura di Via de' Calzaioli e dalla parte di mezzogiorno sorgeva la celebre loggia nobiliare chiamata la Neghittosa, proprietà comune a tutte le numerose famiglie che costituivano la consorteria degli Adimari. Tutti questi edifizi, meno la loggia, toccarono nelle divise alla famiglia degli Alamannesehi alla quale appartenne pure l'edifizio grandioso che fu di poi dei Corboli, posto dirimpetto alla Via della Morte.
Sull'angolo di Via della Morte e su quello della Via di S. Elisabetta, chiamata allora il Convento Nuovo, erano case dei Ricci. Sul lato meridionale della strada, oltrepassata la Via S. Elisabetta e andando verso Via dello Studio, erano delle case, prima dei Ricci poi dei Del Cittadino e quindi tre case dei Benivieni che corrispondono oggi a quelle che portano
i numeri comunali 3, 5, 7. Questi Benivieni, ai quali appartennero Girolamo poeta e filosofo amico del Savonarola ed il fratello Antonio medico celebrato, possedevano fin da tempo remoto in questa via una casa alla quale ne aggiunsero una comprata nel 1451 da Pagolo Gilii e nel 1489 un'altra acquistandola da Francesco di Martino Altoviti nel quale era passata da Gostanza degli Scolari sorella del Vescovo di Varadino (4).
L'edifizio attiguo alle case dei Benivieni e che fa cantonata sulla Via dello Studio apparteneva in origine ai Tedaldini, potente famiglia di parte Ghibellina alla quale venne confiscato per aggregarlo allo Studio Fiorentino.

 
(1) In qualche portata del Catasto la strada si trova anche designata col nome di Via del Cicalino.
(2) Al disopra di una specie di stipite di porta si vede dipinto lo stemma del Capitolo Fiorentino e al disotto è l'iscrizione: Semper restituenda ac servanda antiquitas. Oggi il fabbricato fa parte del Collegio Eugeniano dei chierici.
(3) La chiesa serve oggi di sede all'Archivio Capitolare del Duomo.
(4) I passaggi di possesso risultano dai Campioni del gonfalone Vajo degli anni 1427, 1469 e 1498.

Tratto da:
Becchi, Fruttuoso, Carocci, Guido e Antonio Cavagna Sangiuliani di Gualdana, L'illustratore fiorentino. Firenze, Tipografia Galileiana, 1908

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