Gemma Donati

Gemma Donati
Le speculazioni sul matrimonio di Dante e Gemma. Ipotesi e interpretazioni storiche

 

(Le immagini sono di fantasia)


Tratto da Leonardo Bruni, Della vita studi e costumi di Dante, opera di riferimento: "Le vite di Dante", (a cura di G. L. Passerini), Sansoni, Firenze, 1917.
"Dopo questa battaglia [Campaldino 11 giugno 1289]  [...] Né solamente conversò civilmente con li uomini Dante; ma ancora tolse moglie in sua gioventù, e la moglie sua fu gentile donna della famiglia de’ Donati, chiamata per nome monna Gemma, della quale ebbe più figliuoli, come in altra parte di questa opera dimostreremo. Qui il Boccaccio non ha pazienza, e dice le mogli esser contrarie alli studii; e non si ricorda che Socrate, il più sommo filosofo che mai fusse, ebbe moglie e figliuoli, ed offizii nella republica della sua città; e Aristotele, che non si può dire più là di sapienza e di dottrina, ebbe due mogli in diversi tempi, ed ebbe figliuoli e ricchezze assai. E Marco Tullio, e Catone, e Seneca, e Varrone, latini sommi, filosofi tutti, ebbero moglie, figliuoli ed offizii, e governi nella republica. Sì che perdonimi il Boccaccio: i suoi giudicii sono molto frivoli in questa parte, e molto distanti dalla vera opinione. L’uomo è animal civile, secondo piace a tutti i filosofi; la prima congiunzione, della quale multiplicata nasce la città, è marito e moglie; né cosa può esser perfetta dove questa non sia, e solo questo amore è naturale, legittimo e permesso".

Non si conosce la data esatta della nascita né della morte di Gemma. Le notizie che abbiamo si concentrano principalmente sulla sua famiglia d'origine, i Donati, una nobile casata fiorentina. Gemma era figlia di ser Manetto e cugina di Corso, Forese e Piccarda Donati, nonché di Maria, deceduta nel 1315.
Si sa che Gemma e Dante si legarono presto da un "instrumentum dotis" datato 9 febbraio 1277, un atto ritrovato in un documento notarile del 1329, nel quale Gemma richiedeva il recupero dei beni immobiliari del marito defunto, compresa la dote che il padre aveva pagato a Dante. La sua dote ammontava a 200 fiorini piccoli, circa 12 fiorini d'oro, una somma modesta che suggerisce che le risorse di Alighiero o dei suoi eredi fossero limitate. Si ritiene che Gemma abbia sposato Dante attorno al 1285, e la coppia ebbe quattro figli sopravvissuti, tre maschi e una femmina: Giovanni, Iacopo, Pietro e Antonia. Tuttavia, le informazioni su Giovanni sono emerse solo di recente, grazie alla scoperta di un documento datato 20 maggio 1314. I figli probabilmente erano molti di più data la notevole mortalità infantile non saranno sopravvissuti, secondo i nuovi studi Gemma potrebbe avere partorito almeno una decina di bambini.
Nell'opera di Dante non vi sono allusioni dirette ed esplicite alla moglie, e non conosciamo dettagli specifici sulla loro vita coniugale o sulla vita di Gemma stessa. Le critiche negative sul matrimonio di Dante e Gemma sono state fornite da Boccaccio nel suo "Trattatello in laude di Dante" e, in epoche successive, da letterati come Vittorio Imbriani. Tuttavia, è noto che Dante mantenne un affetto particolare per alcuni membri della famiglia di Gemma, nonostante il ruolo che i Donati ebbero nell'esilio del poeta.
Dopo la morte di Dante, si sa che Gemma era ancora viva. Nel 1329, presentò un reclamo alle autorità fiorentine per ottenere la restituzione della sua dote dai beni confiscati al marito. Nel novembre 1332, i figli Iacopo Alighieri e Foresino Donati vendettero alcune terre per estinguere un vecchio debito del padre, promettendo che Gemma e i suoi figli Antonia e Pietro avrebbero ratificato la vendita. Nel 1333, Gemma istituì un procuratore per richiedere i frutti della sua dote davanti al giudice dei beni dei ribelli. In un atto notarile del 9 gennaio 1343, Gemma è menzionata come già deceduta.
Nonostante le poche informazioni a disposizione, è importante riconoscere che Gemma Donati fu parte integrante della vita di Dante Alighieri.
Sebbene il suo ruolo sia spesso oscurato da altre figure femminili come Beatrice, le donne che più hanno contato nella vita di Dante sono state sua sorella Tana e sua moglie Gemma.
 
È interessante notare che Marco Santagata (1) ipotizza che nella canzone "Tre donne intorno al cor mi son venute" il "bel segno" che la lontananza ha sottratto agli occhi di Dante e per cui il desiderio è "foco" potrebbe essere Gemma. Nei versi successivi, infatti, il poeta parla di una colpa che si estingue con il pentimento. Se l'interpretazione di Santagata fosse corretta, Dante avrebbe infranto il tabù medievale secondo cui la poesia dovrebbe parlare solo di amore per donne sposate con altri.
 

Tre donne intorno al cor mi son venute,
e seggonsi di fore;
ché dentro siede Amore,
lo quale è in segnoria de la mia vita.
Tanto son belle e di tanta vertute,
che ’l possente segnore,
dico quel ch’è nel core,
a pena del parlar di lor s’aita.


Questo suggerisce che, nonostante la mancanza di riferimenti espliciti nella sua opera, Dante potrebbe aver nutrito un affetto e un desiderio per Gemma che si è manifestato nella sua poesia. Questo sarebbe un segno della complessità e delle sfumature delle relazioni personali di Dante Alighieri, al di là delle figure famose come Beatrice. Santagata sottolinea anche che, nonostante la sua vita travagliata, le donne che hanno avuto un impatto significativo su Dante includono sua sorella Tana e sua moglie Gemma.
È importante considerare che le interpretazioni degli studiosi possono variare e che la vita privata di Dante e le dinamiche del suo matrimonio con Gemma Donati rimangono in gran parte avvolte nel mistero.

(1) Marco Santagata (Zocca, 28 aprile 1947 – Pisa, 9 novembre 2020) è stato uno scrittore, critico letterario e storico della letteratura italiano. Come italianista fu tra i massimi esperti di lirica classica italiana, di Dante e di Petrarca e petrarchismo.


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