14 Febbraio 2015 · 24393 Views

Beppa la Fioraia

Beppa La Fioraia.
Zelindino mio


Beppa la Fioraia
Beppa la Fioraia
(Collezione Privata)


 
Portava in testa un gran cappello di paglia, teneva in grembo un paniere di fiori, e il mondo la conosceva come Beppa la FioraiaStava fuori della stazione, nelle strade del centro, all'ingresso dei teatri, davanti ai caffè più mondani, rivolgeva la parola ai passanti - chiamandoli con curiosi e confidenziali nomignoli, sia che fossero popolani o principi, caporali o generali - e i passanti le si rivolgevano sempre con affetto e simpatia. 
Beppa la Fioraia fu la testimone di un secolo e di tutto ciò che accaddeva per le strade di Firenze nel corso dell'Ottocento: l'avvenimento politico, la cerimonia, la festa, la processione il corteo, il concerto della banda, l'arrivo e la partenza di un personagglio, la discussione, l'incidente, il fatto curioso, la nascita e la fine di un amore. 


Beppa la Fioraia in una rara immagine vicino al Ponte Santa Trinita

Beppa la Fioraia fra il Ponte Santa trinita e Lungarno Acciaiuoli
(Collezione Privata)


 
Dette i suoi mazzolini di fiori a Ferdinando III, a Leopoldo II ed a Maria Antonietta sua moglie, alla principessa che andava sposa, ai cospiratori, agli ufficiali della guarnigione austriaca (glieli dava però bianchi e rossi, con un po' di foglie verdi intorno), ai signorie alle signori delle grandi famiglie fiorentine, ai milords che abitavano sulle colline della città, ai pittori che avevano lo studio intorno a piazza Donatello, ai funzionari piemontesi calati negli uffici di Firenze capitale, ai cavalleggeri che avevano appuntamento con la balia importata dal Friuli, all'amico negoziante, all'amico fiaccheraio. Beppa conosceva tutto e tutti e, in vecchiaia, si rivolgeva ai giovani rampolli delle grandi casate con la familiarità che le derivava dal sapere " vita morte e miracoli" di ciascuno di loro, dall'avere conosciuto anche i padri e le madri e dall'avere venduto fiori anche ai nonni e alle bisnonne. 
"delle fioraie - scriveva Ugo Pesci, giornalista 1848 - 1908 - sopravviveva la sola Beppa, già avanti negli anni, ed oramai senza più alcuna " hardiesse joyeuse", se pure non si vuole intendere con questa frase l'abitudine di chiamare "zelindino mio" tutti quanti, anche Vittorio Emanuele, cui la Beppa offriva invariabilmente un mazzo di fiori ogni quante volte egli partiva o arrivava con la strada ferrata. Altre fioraie fecero la loro comparsa, effimera o duratura: ma nessuno osò contrastare alla Beppa la giurisdizione del Caffè Doney...". 


Al termine delle mura e della spalletta - scriveva Giuseppe Conti del ponte esisteva un chiesino, nel quale si diceva messa tutte le feste. Sopra il piccolo altare eravi una Madonna, per devozione alla quale, la bellissima e famosa Beppa, fioraia, che nata nei primi anni del secolo visse fin dopo il 1870, vi lasciava ogni giorno un mazzo di fiori. Costei abitava a Monticelli; e quando la mattina passava dalla Porta San Frediano; regalava un fiore a tutti gli impiegati, dicendo col suo sorriso bonario, non essendo punto orgogliosa della sua bellezza: "Ecco, bambini, tenetene di conto". Essa era nota per la semplicità elegante del suo vestire, che contrastava col cappellone bianco di paglia e con lo sciallino corto che portava sempre.
La Beppa, che era moglie di un giardiniere di Boboli, aveva passo libero a'Pitti, dove andava a portare i fiori: e le linguaccie, che a Firenze direbbero male anche di Cristo, dicevano che fosse nelle grazie di Leopoldo II: è un fatto però che era la prediletta di tutta l'aristocrazia, ed ebbe sempre l'abilità di non far geloso nessuno!




Per tutti era Beppa, ma per l'anagrafe era Giuseppina Caciotti, maritata e poi vedova Mannucci, nata all'inizio del secolo, nel 1809. Aveva sempre abitato fuori Porta San Frediano, ma in vecchiaia, con un po' di risparmi, si fece una casa fuori Porta Romana. Lì morì a 82 anni, il 6 febbraio del 1891. Con lei finì si può dire l'Ottocento dei fiorentini...


 

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