L'etrusco anni 70

ConosciFirenze organizza visite guidate al Museo Archeologico di Firenze, in particolare alle affascinanti sale dedicate agli Etruschi. Perché, quindi, non cogliere l'occasione per parlare di un film che unisce il fascino di questa antica civiltà alla suspense cinematografica? 
"L'etrusco uccide ancora" è una pellicola intrigante che merita di essere riscoperta, sia per la sua atmosfera suggestiva che per l'originale utilizzo della mitologia etrusca, elementi che lo rendono un film coinvolgente e ricco di spunti interessanti.

Il mito di Tuchulcha tra archeologia e thriller.
"L'etrusco uccide ancora" è un film del 1972 diretto da Armando Crispino (1) che si colloca tra il giallo e l'horror, con un tocco di esoterismo legato alla mitologia etrusca. La pellicola sfrutta il fascino dei misteri antichi, portando sul grande schermo una storia intrisa di suspense e tensione, che ruota attorno alla figura di Tuchulcha, il demone etrusco della morte.

La storia segue Jason Porter, un archeologo americano che scopre, nella necropoli di Tarquinia, un affresco raffigurante un antico sacrificio umano ad opera di Tuchulcha. Poco dopo questa scoperta, una serie di omicidi inizia a verificarsi, imitando i macabri rituali rappresentati sugli affreschi. Gli omicidi sembrano essere la ripetizione moderna di un antico rito, e ciò che inizialmente appare come superstizione si trasforma in un incubo reale, in cui l'antico e il moderno si fondono.
Uno degli aspetti più affascinanti del film è l'uso della mitologia etrusca, che raramente trova spazio nel cinema. 



Tuchulcha, una figura associata alla morte e all'oltretomba, viene presentato come una presenza oscura che sembra oltrepassare i confini del tempo per influenzare il presente. La rappresentazione del demone aggiunge un livello di profondità al film, evocando l'idea di antiche forze che non sono mai state del tutto dimenticate. Questo utilizzo del mito etrusco permette di giocare con la paura dell'ignoto e del soprannaturale, portando alla luce temi di predestinazione e maledizioni antiche.

Gli Etruschi, una civiltà spesso avvolta nel romanzato mistero, credevano profondamente nel concetto di un aldilà governato da entità soprannaturali, e Tuchulcha è una di queste figure, tipicamente raffigurato con tratti mostruosi e animali. Il film riprende queste idee, creando un collegamento tra i rituali del passato e le inquietudini moderne, suggerendo che certe paure ancestrali possano ancora avere un impatto sul mondo contemporaneo.
Il contesto archeologico è centrale nella narrazione del film. Negli anni '70, c'era un forte interesse per le antiche civiltà, alimentato da scoperte archeologiche che sembravano aprire finestre su epoche passate. Questo fascino per l'antico, unito alla paura di ciò che è sconosciuto, è uno dei motori della storia. La scoperta degli affreschi nella necropoli diventa non solo un espediente per avviare la trama, ma anche una metafora del risveglio di forze nascoste. Il film suggerisce che, scavando nel passato, non si portano alla luce solo reperti storici, ma anche paure e maledizioni sepolte che possono tornare a tormentare.
L'ambientazione nelle necropoli etrusche è un elemento distintivo che contribuisce a creare la giusta atmosfera di suspense e mistero. Il paesaggio italiano, con le sue antiche tombe e luoghi carichi di storia, fornisce uno sfondo perfetto per una storia di omicidi che sembra riprendere antichi rituali sacrificali. La regia di Crispino sfrutta bene questi luoghi, creando un senso di isolamento e di inquietudine che avvolge lo spettatore dall'inizio alla fine. La fotografia di Erico Menczer (2) valorizza la bellezza e la sinistra maestosità delle necropoli, evocando l'idea di un passato che non è mai stato completamente sepolto. La colonna sonora di Riz Ortolani (3), nota per le sue tonalità inquietanti, accompagna la narrazione e ne amplifica la tensione. La musica è stata elogiata per la capacità di creare un'atmosfera angosciante, diventando un elemento fondamentale per trasmettere la sensazione di pericolo imminente. Ortolani utilizza sonorità che richiamano riti antichi, facendo sì che la colonna sonora diventi parte integrante della trama e non solo un accompagnamento.
Il film ha ricevuto recensioni miste. Se da un lato è stato apprezzato per l'originalità dell'ambientazione e per l'uso della mitologia etrusca, dall'altro ha sofferto di alcune critiche riguardanti la complessità della trama e lo sviluppo dei personaggi. Alcuni lo hanno considerato un tentativo riuscito di combinare elementi gialli e horror, mentre altri hanno trovato la narrazione un po' dispersiva. Nonostante queste critiche, "L'etrusco uccide ancora" è diventato un cult tra gli appassionati del cinema di genere, grazie alla sua capacità di evocare una paura primordiale legata al soprannaturale e all'ignoto.
Il film lascia spazio a molte riflessioni su come il passato influenzi il presente, e su come le credenze antiche possano essere reinterpretate e adattate per creare suspense e tensione. L'uso del mito di Tuchulcha, della necropoli etrusca e della figura dell'archeologo come "scopritore di verità sepolte" rende "L'etrusco uccide ancora" un'opera che va oltre il semplice giallo, immergendo lo spettatore in un mondo dove storia, paura e mistero si intrecciano.

(1) Armando Crispino (1924-2003) è stato un regista e sceneggiatore italiano noto per la sua capacità di creare atmosfere inquietanti e suggestive nei generi thriller e horror. Ha diretto diversi film di culto negli anni '70, distinguendosi per il modo in cui intrecciava elementi psicologici, esoterici e misteriosi. Tra i suoi lavori più celebri spicca *Macchie solari* (1975), che esplora la sottile linea tra realtà e follia. Crispino è ricordato come un maestro nel costruire tensione e nel giocare con le paure umane più profonde, spesso scegliendo ambientazioni suggestive e trame complesse.
(2) Erico Menczer (Fiume, 8 maggio 1926 – Roma, 10 marzo 2012) è stato un direttore della fotografia, pittore e scrittore italiano.
(3) Riz Ortolani (1926-2014) è stato un compositore e direttore d'orchestra di fama internazionale, autore di colonne sonore per film italiani e stranieri. Ha raggiunto il successo globale con la musica di *Mondo cane* (1962), per la quale ha composto la celebre canzone "More", che gli valse una nomination all'Oscar. Ortolani ha collaborato con registi di grande prestigio, dimostrando una straordinaria capacità di adattare le sue composizioni a diversi generi cinematografici, dal dramma al thriller. Le sue colonne sonore sono note per la loro capacità di creare atmosfere intense e indimenticabili.
Attori Principali
- Alex Cord. Attore americano noto per la sua versatilità, ha recitato in numerosi film e serie TV tra gli anni '60 e '70. È ricordato soprattutto per il ruolo nella popolare serie televisiva *Airwolf*, dove interpretava l'enigmatico Archangel. Cord ha saputo incarnare personaggi complessi e sfaccettati, dimostrando grande talento nel passare dal ruolo di protagonista carismatico a quello di comprimario enigmatico.
- Samantha Eggar. Attrice britannica che ha ottenuto riconoscimenti internazionali grazie alla sua interpretazione ne *Il collezionista* (1965), che le valse una nomination agli Oscar e un premio al Festival di Cannes. Con una carriera che spazia dal dramma al thriller, Eggar è nota per la sua eleganza e intensità, riuscendo a portare profondità e raffinatezza ai suoi personaggi.
- John Marley. Attore americano con una lunga carriera nel cinema e in televisione, celebre per il suo ruolo iconico ne *Il padrino* (1972), dove interpretava Jack Woltz. Marley è stato apprezzato per la sua capacità di incarnare figure autorevoli e complesse, spesso portando sullo schermo personaggi duri ma umani, capaci di esprimere vulnerabilità e forza in egual misura.
Luoghi delle Riprese
- Città simbolo della civiltà etrusca, Tarquinia, situata nel Lazio, famosa per le sue necropoli e i numerosi affreschi funerari. Qui sono state girate molte delle scene chiave grazie alla presenza di tombe antiche che hanno dato un autentico tocco storico e misterioso all'atmosfera del film. Le necropoli di Tarquinia, patrimonio UNESCO, sono note per conservare alcuni dei più importanti affreschi dell'arte etrusca.
- Un'altra località storica del Lazio, conosciuta per la Necropoli della Banditaccia a Cerveteri, uno dei più grandi e affascinanti complessi funerari etruschi. Le riprese qui hanno sfruttato l’aspetto maestoso e labirintico delle tombe, contribuendo a creare un senso di isolamento e di antichità che arricchisce la narrazione.
- Alcune scene sono state girate in questa città medievale, con i suoi vicoli stretti e le antiche piazze che hanno fornito un'atmosfera gotica e suggestiva. Viterbo, conosciuta come la "Città dei Papi", ha contribuito a dare un tocco architettonico di storicità, perfettamente in linea con il tono del film.

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