Le Conseguenze della Guerra è un suggestivo olio su tela di Pieter Paul Rubens del 1638, conservato a Palazzo Pitti.
Il pittore di corte di casa Medici, Suttermans, chiese al collega ed amico Rubens la realizzazione di tale opera, la quale fu venduta successivamente al Gran Principe Ferdinando de' Medici nel 1691. Il dipinto ebbe vari spostamenti, probabilmente fu esposto anche nella Tribuna degli Uffizi e nel periodo napoleonico fu trasferito a Parigi per poi tornare a Firenze nel 1815.
In questo quadro Rubens presentò gli atroci orrori consumati durante la guerra dei Trent'anni, attraverso una vivida chiave allegorica, caratterizzata da repentini contrasti di colore, i quali contribuiscono ad incalzare il ritmo concitato della scena. Al centro, un atletico Marte impugna una sciabola insaguinata ed è strappato dalle braccia di Venere dalla Furia, simbolo della discordia tra i popoli. Il dio della guerra nel suo incedere distrugge l'Armonia e la Carità, la prima rappresentata come una donna con un liuto rotto e la seconda come una madre col bambino; ma la guerra devasta anche le comodità costruite dall'uomo, tale concetto è raffigurato dal personaggio nell'angolo inferiore di destra riverso a terra, mentre tiene in mano gli strumenti dell'architetto. Sullo sfondo del lato destro, tra i densi fumi della battaglia, si scorgono due presenze mostruose: la Peste e la Carestia. Spostando l'attenzione sulla parte sinistra dell'opera, alle spalle di Venere, si è colpiti dalla disperazione della donna con il manto nero, che drammaticamente alza lo sguardo e le braccia al cielo: ella è l'Europa dilaniata dalle guerre della sua stessa gente; dietro di lei un bambino che detiene un globo con una croce simboleggia la cristianità abbandonata. All'estrema sinistra si scorge il tempio di Giano con le porte spalancate; nell'antica Roma esse rimanevano aperte solo in tempo di guerra.
In questa tela Rubens pur non raffigurando eserciti, duelli, città distrutte, riesce a coinvolgere l'uomo, inducendolo a riflettere sulle conseguenze delle proprio guerre.
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