I Graffioni

Cosa sono i "graffioni" e a cosa servivano nel mondo degli Etruschi?

Tantissimi anni fa, gli Etruschi, un popolo che viveva in Italia, usavano degli oggetti molto particolari chiamati "graffioni" (quello nella foto lo troviamo al Museo Archeologico di Firenze). Ma cosa erano esattamente e perché erano così importanti?

I graffioni erano candelabri portatili, cioè oggetti che servivano a fare luce. Avevano un manico cavo, fatto in metallo, che veniva riempito con stoffa imbevuta di materiali infiammabili. Una volta accesi, diventavano delle torce che illuminavano il buio. Ma non erano usati solo per camminare di notte o rischiarare una stanza. Questi oggetti avevano un significato molto speciale e venivano usati durante i momenti più importanti della vita degli Etruschi.
Per esempio, i graffioni venivano portati nelle processioni funebri, quei cortei che accompagnavano le persone che non c’erano più. La luce rappresentava una guida per il defunto nel suo viaggio verso l’aldilà. Alcuni graffioni sono stati trovati proprio nelle tombe, come quella di Spina (1). Ma non finisce qui! I graffioni erano usati anche per le feste e le celebrazioni felici, come i matrimoni.
Su uno specchio ritrovato a Civita Castellana (2), c’è un disegno che mostra un graffione accanto agli sposi mitologici Admeto e Alcesti (3). Per questo motivo, i graffioni erano considerati un simbolo di luce, speranza e unione.
Un’altra cosa interessante è che i graffioni erano spesso decorati con teste di serpente. Ma perché i serpenti? Per gli Etruschi, il serpente era un animale speciale: rappresentava la protezione e il ciclo della vita. Quindi, ogni graffione non era solo utile, ma anche un oggetto pieno di significati profondi.


Con un piccolo racconto si capisce meglio cosa sono e come venivano usati i “graffioni”

Eno era un bambino etrusco che viveva in un villaggio vicino al mare. Una sera, mentre giocava con il suo cane Tiro, suo padre gli disse:
“Eno, stasera c’è un’importante processione. Devi aiutarmi a portare il graffione.” Il bambino si avvicinò al padre e vide il graffione per la prima volta. Era bellissimo: aveva un lungo manico di metallo con una testa di serpente scolpita sulla cima. "Papà, perché c’è un serpente?" chiese curioso. Suo padre sorrise e gli rispose: “Il serpente protegge. È un simbolo di forza e rinascita. Con la luce del graffione, guideremo il corteo verso il tempio.” Eno prese il graffione con mani tremanti.
Era più pesante di quanto pensasse, ma lui si sentiva grande e importante.
Quando arrivarono al tempio, la folla era riunita. Tutti aspettavano che il corteo iniziasse. Suo padre accese la stoffa infiammabile nel manico del graffione e all’improvviso una fiamma calda illuminò tutto intorno. Mentre camminava nella processione, Eno sentiva gli occhi di tutti su di lui. Ogni passo lo faceva sentire più forte. Guardava la luce che danzava e capì perché il graffione era così speciale. Non era solo una torcia, era come un faro che guidava le persone, un simbolo di speranza e unione. Quando tornarono a casa, Eno chiese al padre: "Padre, posso portare il graffione anche la prossima volta?" Il padre lo guardò con orgoglio e disse: “Certo, Eno. Ora sei pronto”. Quella notte, Eno sognò di essere un grande guerriero che portava il graffione per illuminare il cammino di tutti.

1) Spina era una città etrusca situata nei pressi del delta del Po. La tomba di Spina è uno dei luoghi archeologici più importanti, dove sono stati ritrovati diversi oggetti, tra cui i graffioni, che offrono una finestra sulla cultura e le credenze degli Etruschi.
2) Admeto e Alcesti sono personaggi della mitologia greca, ma il loro mito era conosciuto anche dagli Etruschi. Alcesti, famosa per la sua devozione, rappresentava l’unione e il sacrificio. La loro raffigurazione su uno specchio etrusco ritrovato a Civita Castellana mostra l’influenza culturale tra Etruschi e Greci e l’importanza dei graffioni nei contesti matrimoniali.
3) Un’antica città etrusca situata nel Lazio. Gli scavi nella zona hanno portato alla luce molti oggetti, tra cui lo specchio con l'incisione del graffione, testimone del significato simbolico di questi oggetti nelle cerimonie.

Bibliografia:
- G. Bartoloni, Gli Etruschi raccontati ai bambini, Carocci, Roma, 2019.
- F. Cambi, Storie e riti degli antichi Etruschi, Laterza, Bari, 2021.
- L. Melis, Alla scoperta degli Etruschi, Mondadori, Milano, 2020.

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