Canto dei Nelli

Canto de’ Nelli a Firenze
Il termine "Canto" nel suo nome si riferisce originariamente all'area adiacente all'abside della chiesa di San Lorenzo, che è stata demolita durante il restauro del complesso tra il 1933 e il 1936. Questa zona era originariamente occupata dalle case della famiglia Gori, quindi la strada fu chiamata inizialmente Via del Canto de' Gori, prima di passare alle mani dei Nelli. Nel 1938, alcuni disegni conservati presso l'Archivio storico del Comune di Firenze indicavano un progetto di ricostruzione della "Loggia de' Nelli" ideato da Luigi Zumkeller. Nel corso dei secoli, questa strada è stata chiamata anche Via delle Cantonelle a causa di un cambiamento linguistico popolare tra il Settecento e l'Ottocento.

In tempi antichi, questa strada era conosciuta come Via del Fosso poiché il fossato del secondo cerchio di mura passava attraverso di essa, vicino alla Porta di Campo Corbolini. Successivamente, quando le mura furono estese oltre Via Faenza, la strada prese il nome da un canto sull'abside di San Lorenzo e divenne Via del Canto dei Gori. Tuttavia, con il passaggio delle case dei Gori alla famiglia Nelli, il nome della strada subì una trasformazione.

I Nelli erano originari del Mugello e a Firenze si dedicarono al commercio. A causa dell'abbondanza del loro cognome, la famiglia che risiedeva in questo quartiere fu chiamata Nelli di San Lorenzo. Questa famiglia contribuì alla Repubblica fiorentina con quattro priori e un Gonfaloniere di Giustizia. Due donne della famiglia si distinsero in modo particolare: Bartolomea Nelli, madre di Niccolò Macchiavelli, e Plautilla Nelli, una monaca domenicana del Monastero di Santa Caterina da Siena che era anche una pittrice, allieva di Fra Bartolommeo.

In passato, quando l'abside di San Lorenzo era circondata da case, la strada era molto stretta. Tuttavia, grazie alle demolizioni avvenute successivamente, la strada è stata ampliata e ora è costituita da due file di edifici. Questi edifici non si fronteggiano direttamente ma formano un angolo acuto con il vertice che si trova all'incrocio con Via dell'Ariento. Gli edifici da Borgo la Noce fino a Via dell'Ariento potrebbero essere considerati parte di Piazza San Lorenzo, mentre quelli da Via dell'Ariento in poi potrebbero far parte di Piazza della Madonna degli Aldobrandini. In sostanza, questa strada non ha la tipica disposizione di una via cittadina, poiché le manca l'aspetto di fronteggiarsi direttamente.

In passato, lungo questa strada, c'erano casette e botteghe adiacenti l'una all'altra, che si erano sviluppate fino a costituire una sorta di piccolo quartiere popolare chiamato le "Stimmate". Tuttavia, questo quartiere è stato completamente demolito tra il 1915 e il 1930. Questo ha permesso di riportare in vista la fiancata brunelleschiana della Basilica di San Lorenzo, insieme all'armoniosa cupola di Michelangelo, alla pesante cupola seicentesca della Cappella dei Principi e al grazioso campanile della Basilica, ricostruito in stile rococò dall'architetto Ferdinando Ruggieri al posto dell'originale, molto più alto, che era stato distrutto probabilmente nell'incendio del 1423, che aveva reso necessaria la ricostruzione della chiesa romanica.

Oggi, lo spazio che costeggia la fiancata della chiesa di San Lorenzo non è più chiamato Piazza San Lorenzo, ma Via del Canto de' Nelli, in onore della famiglia di mercanti Nelli di San Lorenzo, che ha contribuito significativamente alla storia di Firenze. Questa strada ospita anche tre eleganti palazzetti di famiglie nobili.

 

Al numero 4 si trova l'antico Palazzo Benci, con un busto in marmo di Cosimo I, che porta l'epigrafe: "MAGNUS COSMUS FLOR. ET SENAR. DUZ II".

Al numero 1 si trova il Palazzo Bonaiuti, attribuito a Baccio d'Agnolo, caratterizzato da proporzioni armoniose e ornato di regolari bozze in pietra intorno alle porte e alle finestre, che spiccano sulla facciata intonacata. La porta in legno intarsiato, con borchie di bronzo, è anch'essa notevole. Nel corso del tempo, il palazzo appartenne ai Bonaiuti, agli Ulivini, ai Benci e infine ai Da Castello.

Al numero 2 si trova il Palazzo Inghirami, anch'esso risalente al Cinquecento. Questo palazzo appartenne agli Inghirami, ricchi mercanti che operavano proprio in questa piazza, e successivamente ai Ginori, che lo scambiarono nel 1730 con la casa di Baccio Bandinelli in Via de' Ginori.

Al numero 4 il Palazzo Della Stufa, che in seguito è stato acquistato e restaurato dai Traballesi. Questo palazzo è caratterizzato da cinque finestre nella sua larghezza ed è coronato da una tipica loggia aperta fiorentina. A differenza degli edifici precedenti, il piano terreno presenta una facciata in bugnato, in stile Quattrocento. In realtà, il palazzo ha origini ancora più antiche, con strutture che risalgono al Trecento, riportate alla luce durante i recenti restauri. Una curiosità è che la famiglia proprietaria del palazzo, i Lotteringhi, faceva parte dell'antica aristocrazia fiorentina di origine germanica ma erano noti soprattutto per i "Stufe" (bagni pubblici) che possedevano, il che alla fine li portò a cambiare il loro nome in Lotteringhi della Stufa. La facciata presenta un elegante stemma familiare con un teschio di cavallo, due leoni affrontati sotto una croce e nastri svolazzanti al centro.

 

Nel tratto di via dell’Ariento a Piazza Madonna degli Aldobrandini, sulla casa al n. 10, il Comitato per l’Estetica cittadina pose, in ricordo di suor Plautilla Nelli, dentro un vecchio tabernacolo, l’immagine dell’Immacolata dipinta da Angelico Spinillo, anch’egli frate domenicano di San Marco". 

Canto dei Nelli
Prima del cosiddetto risanamento delgi anni 30 del Novecento
Stampa del 1832 di Piazza San Lorenzo e il distrutto Canto de' Nelli
Piazza San Lorenzo e il Canto de' Nelli
Stampa del XIX secolo
San Lorenzo con le case abbattute negli anni 30
San Lorenzo con le case abbattute negli anni 30, dietro quelle costruzioni c'era il Canto de' Nelli

Sulla testimonianza del Vasari è da considerare con sicurezza suo il tabernacolo con una "Madonna fra due santi" al Canto dei Nelli in Firenze (angolo via dell'Ariento) Badaloni Paolo, detto Paolo Schiavo. (Paolo Schiavo, pseudonimo di Paolo di Stefano Badaloni (Firenze, 1397 – Pisa, 1478), è stato un pittore, miniatore e fornitore di disegni per ricami 

 

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