Berlingaccio e Berlingozzo

Berlingaccio e berlingozzo: storia, tradizione e curiosità toscane.
A Firenze e dintorni il Giovedì Grasso è chiamato da secoli Berlingaccio, l’ultimo giovedì di Carnevale dedicato a gozzoviglie e scherzi. La parola deriva da berlengo (“tavola da pranzo o da gioco”) e dal verbo antico berlingare (“ciarlare a stomaco pieno”), chiaro segno che la festa nacque come momento di abbondanza e chiacchiere conviviali. Il termine si è fissato anche nel linguaggio comune: “sembrare un berlingaccio” significa avere aspetto grasso e rubicondo, come la maschera che un tempo rappresentava la giornata. In Toscana esiste persino un diminutivo, berlingaccino, che designa il giovedì precedente (oggi poco usato).
Il Berlingaccio è documentato a Firenze già nel Quattrocento: nel 1416-1417 un atto dell’Opera del Duomo lo definisce dies vaniloquii (“giorno del vaniloquio”, cioè delle chiacchiere), vietando alle maestranze di lavorare e di ricevere vino in quella data. 
Nel Rinascimento le feste carnevalesche fiorentine raggiungono grande splendore con i canti carnascialeschi, promossi anche in ambito mediceo. Durante la stagione savonaroliana, le mascherate laiche vennero sostituite da cortei religiosi, per poi tornare in auge dopo la caduta del frate. La voce entra anche nei testi letterari: Anton Francesco Grazzini, detto Il Lasca, ne parla nelle sue rime burlesche; Benedetto Varchi nell’Ercolano lo definisce esplicitamente come “quel giovedì che va innanzi al giorno del carnesciale”, ricordando che in Lombardia era detto “giòbbia grassa”. 
Il proverbio più celebre recita: “A Berlingaccio chi ’un ha ciccia ammazzi il gatto”, un’iperbole che ribadisce l’obbligo di banchettare prima della Quaresima, anche a costo di sacrifici esagerati. Un’eco ottocentesca del Berlingaccio fiorentino si ritrova nel celebre dipinto di Giovanni Signorini, Il Carnevale in piazza Santa Croce (1846), che raffigura la piazza colma di maschere, carri e folla in festa.
Dalla stessa radice lessicale deriva il nome del berlingozzo, una ciambella secca e semplice, tradizionalmente legata al periodo carnevalesco. Già i vocabolari lo definiscono come “sorta di ciambella… comune soprattutto in Toscana”.
Nel corso dell’Ottocento e del Novecento il berlingozzo si è legato in particolare al territorio del Montalbano, soprattutto a Lamporecchio, in provincia di Pistoia, dove è diventato un dolce identitario. Oggi è riconosciuto ufficialmente come Prodotto Agroalimentare Tradizionale (PAT) della Toscana e viene celebrato anche in eventi locali.
In origine, il Berlingaccio aveva anche valore di giorno festivo per lavoratori e artigiani. Nella Firenze rinascimentale la festa era accompagnata da canti carnascialeschi che celebravano vino e abbondanza. Il legame linguistico fra Berlingaccio e berlingozzo ribadisce l’idea di tavola e di convivialità. A Lamporecchio, il berlingozzo è protagonista di iniziative culturali e turistiche che ne rinnovano la tradizione.

 

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