Ermafrodito agli Uffizi

L'Ermafrodito alla Galleria degli Uffizi è una scultura in marmo pario (1) di epoca romana, databile al II secolo d.C., rappresentante il giovane figlio di Ermes e Afrodite. La statua fu acquistata nel 1669 dal cardinale Leopoldo de' Medici per il fratello Ferdinando II, proveniente dalla prestigiosa collezione Ludovisi a Roma, e da allora è parte del patrimonio mediceo. La figura è collocata nella sala A40 della Galleria degli Uffizi. L’opera raffigura Ermafrodito dormiente, nudo, disteso sul ventre sopra una pelle ferina. Il corpo, dalle forme morbide e ambigue, evidenzia la duplice natura maschile e femminile del personaggio mitologico, sottolineata dalla rotazione del bacino e dal chiasmo delle gambe. Il volto, dai tratti delicati e giovanili, è incorniciato da un'acconciatura elaborata con lunghi boccoli, destinata a sottolineare la grazia e la vulnerabilità del soggetto.
Il mito, narrato da Ovidio nelle Metamorfosi (IV, 285-388), racconta la trasformazione del giovane Ermafrodito, che, avvinto dalla ninfa Salmacide, divenne una creatura androgina. Il tema della scultura non coincide con un momento preciso della narrazione mitologica: la posa languida e abbandonata al sonno si collega piuttosto all’estetica del mondo dionisiaco e al tema dell’ebbrezza.
L'opera appartiene alla tradizione delle figure dormienti di età adrianea-antonina, che univano lo studio psicologico e la vulnerabilità del personaggio alla rappresentazione di situazioni straordinarie. L’accurata levigatura del marmo e la resa della carnagione suggeriscono un intento di imitare il colore naturale della pelle. I segni di usura sul tallone testimoniano l’antichità della scultura e l’attenzione al dettaglio durante la lavorazione.
Sebbene il contesto originario dell'Ermafrodito non sia noto, altre repliche della stessa iconografia sono state rinvenute in luoghi dedicati all'otium e al culto del corpo, come terme, ginnasi e teatri. L'opera si inserisce in un filone artistico che celebra la bellezza ambigua e l’eccezionalità del personaggio, evidenziandone la connessione con il mondo dionisiaco e il richiamo alla sfera delle acque.

(1) Il marmo pario è una pregiata varietà di marmo bianco proveniente dall’isola di Paro, nelle Cicladi, noto fin dall’antichità per la sua straordinaria qualità e bellezza. È caratterizzato da una grana fine e compatta, che conferisce alla superficie una levigatezza e una luminosità particolare, simile all’alabastro. Utilizzato ampiamente nell’arte greca e romana, il marmo pario era il materiale scelto per molte delle più celebri opere scultoree, grazie alla sua capacità di rendere dettagli delicati e realistici, come incarnati, pieghe di tessuti e tratti anatomici. Tra le opere più famose realizzate in marmo pario si annoverano la Venere di Milo e numerosi sarcofagi romani. La qualità del marmo pario lo rese anche un materiale simbolico, associato alla raffinatezza e alla perfezione artistica, e continua a essere ammirato per il suo ruolo nella storia dell’arte classica.

Bibliografia:
- Anguissola, Anna, Ermafrodito: Metamorfosi di un mito nella scultura romana, Edizioni Polistampa, Firenze, 2010.
- Cadario, Matteo, L’immagine di Ermafrodito tra letteratura ed iconografia, in Il gran poema delle passioni e delle meraviglie. Ovidio e il repertorio letterario e figurativo tra antico e passione per l’antico, Atti del convegno (Padova, 15–17 settembre 2011), pp. 235–246, 2012.
- Capecchi, Gino, La collezione di antichità del Cardinale Leopoldo de' Medici. I marmi, in Atti e memorie dell’Accademia Toscana di Scienze e Lettere La Colombaria, XLIV, n.s. XXX, pp. 125–145, 1979
-  Cecchi, Alessandro, Gasparri, Carlo, La Villa Médicis. Volume 4. Le collezioni del Cardinale Ferdinando. I dipinti e le sculture, Roma, 2009.
- Muscillo, Andrea, Catalogo I. Leopoldo de’ Medici, in Leopoldo de’ Medici. Principe dei collezionisti, a cura di V. Conticelli, R. Gennaioli, M. Sframeli, catalogo della mostra, Sillabe, Livorno, 2017.


Altri articoli
Il saluto romano
Il saluto romano

Il saluto romano quotidiano come gesto formale deriva da rappresentazioni cinematografiche e ha trovato terreno fertile nella propaganda fascista.

Amore e Psiche
Amore e Psiche

La scultura è una copia romana di un originale ellenistico. Simboleggia il viaggio dell'anima verso la redenzione.

L’altare barocco del Battistero
L’altare barocco del Battistero

Scultura barocca dedicata a san Giovanni Battista, originariamente collocata sull'altare del Battistero di Firenze.

La Maschera del Fauno
La Maschera del Fauno

Prima scultura giovanile perduta, nota per il dente tolto al fauno. Una maschera fu creduta originale e scomparve durante la guerra.