Arianna addormentata
La statua romana dell’Arianna Addormentata, databile al II secolo d.C., è un capolavoro marmoreo oggi conservato alla Galleria degli Uffizi. Realizzata prevalentemente in marmo docimeno (1), l’opera misura 226 cm di lunghezza, 129 cm di altezza e 103 cm di profondità. Sebbene originariamente nota come Cleopatra a causa del bracciale serpentiforme che indossa, l’interpretazione iconografica successiva l’ha identificata come Arianna Addormentata, ispirata al mito greco. L’opera raffigura Arianna sdraiata su una superficie rocciosa, con il panneggio del chitone e dell’himation che evidenziano la maestria degli scultori romani.
La rappresentazione esprime un senso di abbandono e di quiete, riflettendo il momento in cui, secondo il mito, Arianna viene trovata addormentata da Dioniso dopo essere stata abbandonata da Teseo.
La statua proviene probabilmente dalla collezione Del Bufalo, da cui entrò nel 1572 nella raccolta di Ippolito d’Este. Successivamente, Ferdinando de’ Medici la trasferì nella sua villa al Pincio, a Roma, dove fu esposta nella Loggia della Cleopatra. Dal 1787, l’opera fu spostata a Firenze e collocata agli Uffizi, subendo numerosi restauri, tra cui quello significativo di Francesco Carradori (2) tra il 1788 e il 1789, che integrò la testa attuale e altre parti mancanti.
La parte originale della statua, in marmo docimeno, è caratterizzata da una lavorazione accurata del panneggio e da sottosquadri profondi, che donano al marmo un effetto plastico e virtuosistico. Le integrazioni cinquecentesche e settecentesche, realizzate in marmo apuano, seguono modelli del Rinascimento e tentano di replicare dettagli ispirati alla celebre versione vaticana della statua. A lungo dibattuta è stata l’identificazione della figura. Già Johann Winckelmann, nel XVIII secolo, ne dubitò l’attribuzione come Cleopatra, suggerendo che potesse trattarsi di una Ninfa o una Venere addormentata. Le analisi successive e il confronto con altre copie hanno confermato l’identificazione con Arianna, ispirata a un originale greco di maestranze pergamenee del II secolo a.C. Nel corso del XIX e XX secolo, la statua subì numerosi spostamenti e restauri, venendo collocata in diverse sedi, tra cui Villa Corsini (3) e il Museo Archeologico di Firenze. Nel 2012 è stata infine riportata agli Uffizi, dove è esposta in una sala che ne valorizza il contesto mitologico e l’importanza artistica.
(1) Le cave di Iscehisar (antica Dokimeion) nella Frigia centrale erano una delle principali fonti di marmo bianco e di marmo dalle striature viola.
(2) Francesco Carradori (Pistoia, 1747 – Pistoia, 22 dicembre 1824) è stato uno scultore e restauratore italiano.
(3) Villa Corsini si trova in via della Petraia, 38 nella zona collinare di Castello.
Bibliografia
- Cecchi A., Gasparri C., La scultura antica della Galleria degli Uffizi, Firenze University Press, Firenze, 2009.
- Laviosa C., Arianna addormentata: le copie romane e i prototipi ellenistici, in Annali della Scuola Normale Superiore di Pisa, Pisa, 1958.
- Pensabene P., Marmi romani: cave e commercio nell’Impero, L'Erma di Bretschneider, Roma, 2013.
- Romualdi A., La collezione di sculture romane degli Uffizi, Edizioni Polistampa, Firenze, 2004.
- Stähli A., Arianna e Cleopatra: fortuna di un modello iconografico nell'arte antica e moderna, Electa, Milano, 2001.
Aggiornamento 17/01/2025
La scultura è una copia romana di un originale ellenistico. Simboleggia il viaggio dell'anima verso la redenzione.
simbolo di bellezza classica a Firenze, creata nel 1812, continua a incantare nel cuore di Palazzo Pitti.
La scultura unisce realismo anatomico e simbolismo ellenistico, testimonianza dell’interesse romano per il mondo naturale.
La croce d'altare latina, attribuita a Giambologna, mostra un crocifisso con Cristo "patiens".