14 Maggio 2019 · 230 Views

Le caricature di Enrico Novelli

Le caricature di Enrico Novelli
In arte Yambo




Enrico Novelli, in arte "Yambo"
 
La caricatura è nata, si può dire, dal simbolo. Però essa, in questo caso, appartiene piuttosto al grottesco, il quale è l'alterazione, o meglio la trasformazione ridicola, nel senso naturale, degli uomini e delle cose in genere, che alla caricatura vera e propria, che è l’alterazione ridicola di una data persona, o anche di una data cosa.
Nulla è sfuggito alla caricatura come simbolo o allegoria o semplice grottesco.

 

Enrico Novelli (Yambo), che messo assieme al Marchetti per un certo suo ibridismo nel volere e disvolere, nel fare e non fare, nella mescolanza continua del mediocre col buono; ibridismo generato dalla incostanza di lavoro, che gli fa cominciar bene per l'entusiasmo della novità una data cosa, e gliela fa poi lasciare a mezzo o condurre a termine tirata via, stroppiata, sagrificata, è figliuolo del grande Ermete.
Nessuno più e meglio di lui seppe dare così vive speranze di sè nella pittura, nel giornale, nel libro fantastico per ragazzi, nella parodia, nella caricatura. Una mattina si svegliò e disse: «voglio fare il pittore.»


 


Ed ecco il papà buono arredarlo di tutto quanto può occorrere a un artista; eccoti in capo a pochi giorni il quadro, un po’ zoppo, un po’ disorganico, ma ricco di colore, di concezione, di fantasia. In capo a pochi mesi l’amore della pittura aveva ceduto il posto all’amore del giornalismo, poi del pupazzetto..., poi del giornalismo pupazzettato, poi del libro illustrato, poi delle commedie, poi dei monologhi trascritti, rimaneggiati per papà, poi.... basta. Tuttavia, in mezzo a tanto alternarsi di atteggiamenti, quello del parodista caricaturista si manifestò il primo, e sopravvive a tutti. Enrico Novelli aveva poco più di otto anni, quando scrisse e illustrò in pochi esemplari e tutti di suo pugno il suo primo giornale di teatro; e mi ricordò suo padre con giusto compiacimento, che in un de’ numeri meglio riusciti, a parodiar Teresina Leigheb che si studiava di costringere le dovizie della carne entro la morsa del busto, mise questo breve annunzio:
«questa sera, purtroppo, non ha più luogo la rappresentazione, perchè la povera signora Teresa Leigheb è scoppiata».

 



E l'annunzio era illustrato da una figura in aria della giunonica attrice, che schizzava nello scoppio le viscere in faccia ai colleghi di palcoscenico. In quel giornale e in quell’annunzio era già il germe dei pupazzetti Politicodella Francesca e della Figlia di Jorio; e dell’album paterno dei 100 pupazzetti, graziosissimo per la giocondità del testo e la felice riuscita delle illustrazioni, così riferisco queste di La macchina per volare (Fig. 160), La semplicità (Fig. 161), Il Ratto delle sabine (Fig. 162), e Shylock (Fig. 163), che rivelano quella che è la maggiore delle tante attitudini dell’ingegno di Enrico Novelli.
 





 
 

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