13 Marzo 2019 · 560 Views

I Rosa-Croce

I Rosa-Croce
Visite guidate alchemiche - filosofiche
 



 

I pensatori profondi, i tenacissimi investigatori delle più ascose verità, delle leggi e delle forze arcane della natura, non scomparvero con gli Alchimisti: se la scienza alchimica perì, dando alla luce la sua gagliarda figlia primogenita, la scienza chimica, gli studi continuarono nel campo speculativo, intesi, con meraviglioso e quasi divino ardimento, a ricercare e a ritrovare la parola perduta, cioè la sintesi e la legge unica e suprema dell’essere, cioè la verità fondamentale che governa la generazione, lo svolgimento, e la continua evoluzione e trasformazione dell’Universo.
Pochi, ma profondissimi, furono questi studiosi, questi pertinaci ricercatori. Essi si appellarono Rosa-Croce: gli storici si sono affaticati a ricercare le origini di questo titolo distintivo e a stabilire i princìpi e gli intenti di questa occulta Istituzione. Alcuni ritengono, fra gli altri
Ragon (1), che i Gesuiti, preoccupandosi della straordinaria importanza che andava acquistando il nuovo istituto, pensassero di impadronirsi dei suoi migliori e più dotti elementi, costituendo una associazione, che, col miraggio di produrre l’oro, assicurasse ai suoi proseliti l’infinita potenza che loro deriverebbe dal possesso di infinite ricchezze.

 


Un ipotetico ritratto ottocentesco di Hugues de Payens, di Henri Lehmann, 1841 (Reggia di Versailles, Parigi)


Così favoleggiarono che Ugo de’ Paganis (2), fondatore dei Templari, e i suoi primi compagni, lavorando a riedificare il palazzo che aveva loro donato Baldovino II, re di Gerusalemme, frugando fra le rovine per trarne dei materiali, trovassero un cofano di ferro, che, fra le altre cose preziosissime, conteneva il processo per giungere alla Grande Opera, scienza che Salomone e i suoi confidenti interamente possedevano e che aveva loro insegnata Hiram-Abiff, che Hiram, Re di Tiro, amico e alleato di Salomone, gli aveva mandato come architetto per costruire in Gerusalemme il tempio di Dio.
Altri pensano di aver trovato l’origine dei Rosa-Croce, o almeno dei loro emblemi, in un libro di Jacopo Typot (Fig. 1), istoriografo di Rodolfo II, intitolato «Jacobi Tipotii simbola divina et humana pontificum, imperatorum, regum». La quarta figura del primo tomo di questa opera di Typot contiene una tavola, la quale, sotto il titolo di «Simbola Sanctae Crucis», fra le altre immagini ha una croce sormontata da un pellicano.


 
      
 
Fig. 1, Jacobi Tipotii simbola divina et humana pontificum, imperatorum, regum
 

Altri ancora, e fra questi Kristoph Friedrich Nicolai (3), nato a Berlino nel 1733, racconta che Giovanni Valentino Andrea di Adelberg – celebre teologo, nato a Herremberg, nel Wurtemberg, il 17 agosto 1586 e morto il 26 giugno 1654 – uno dei più profondi sapienti del suo secolo, sperando di giungere a liberare dai loro difetti le scienze e i costumi del suo tempo, immaginò, con una finzione poetica, l’esistenza dell’Ordine della Rosa-Croce, e si lusingò di riunire tutti coloro che, come lui, ricercassero e amassero il vero e il bene. A questo effetto, sui primi del secolo XVII, Giovanni Valentino Andrea pubblicò due opere: «La riforma universale del mondo intero con la fama fraternitatis dell’Ordine rispettabile della Rosa-Croce», e «Le nozze chimiche di Cristiano Rosenkrautz (Fig. 2)», finzione alchimica, piena di poetiche fantasie con le quali egli esortava i saggi a riunirsi in una società sconosciuta e arcana per spogliarsi di ogni corruzione e giungere al possesso della vera sapienza. E accompagnava questa esortazione col racconto della scoperta del sepolcro del padre Rosa-Croce, allegoria sotto la quale egli presenta il disegno e i buoni effetti della progettata istituzione.

 


Fig.2, Le Nozze Chimiche di Christian Rosenkreutz

Perseguitato, come pur troppo avvenne quasi sempre, e quasi sempre avverrà, a chiunque flagelli gli errori e i vizi dei suoi contemporanei, Andrea dovette rinunziare al suo proponimento: nondimeno le sue due opere sollevarono molto rumore in Europa e specialmente in Inghilterra e la sua finzione fu creduta reale: alcuni anzi, e fra questi Woodford, ritennero che la società immaginata da Andrea effettivamente esistesse e molti volevano appartenervi o almeno avere con essa rapporti e corrispondenza. Allora, quasi a soddisfare siffatti desideri, alcuni si accinsero all’opera e fecero supporre di appartenere a quella arcana società e di esserne corrispondenti: fra questi Roberto Fludd (4), medico, fisico, alchimista, nato a Milgade in Inghilterra nel 1554 e morto nel 1637, che nel 1616 pubblicò, sotto il pseudonimo di «Robertus de Fluctibus (Fig. 3)», un’apologia compendiaria della Società della Rosa-Croce, e nel 1617, un trattato apologetico in difesa della integrità dell’Ordine della Rosa-Croce.

 


Fig. 3, Robert Flud
 

Questi suoi libri sono un miscuglio di teosofia, filosofia gnostica e medicina, secondo la dottrina di Paracelso, e gli procacciarono numerosi discepoli. Poiché egli spiegava simbolicamente il motto di Rosa-Croce; con la croce tinta dal sangue di Cristo, alcuni pensarono che i Gesuiti da ciò traessero l’idea di cristianizzare, come fu già notato da noi, l’Ordine dei Rosa-Croce. Anche Michele Mayer, nativo dell’Holstein, medico e alchimista dell’Imperatore Rodolfo II, che la scienza alchimica aveva in grandissimo pregio, scrisse dei Rosa-Croce, affermando che la Società non traesse il suo nome da un personaggio chiamato Rosenkrautzen: egli opinava invece che il fondatore dell’Ordine avesse dato ai suoi discepoli le lettere R. C., come segno di riconoscimento e di fratellanza e che più tardi, da queste iniziali, si fosse fabbricato, e molto male a proposito, il titolo di Rosa-Croce. Se Fludd, pur essendo uno scrittore distintissimo, come alchimista non ebbe alcuna importanza, Michele Mayer (Fig. 4) lasciò opere chimiche assai ricercate.

 


Fig. 4, Michele Mayer o Maier

Ed eccoci alla vera origine dell’Ordine dei Rosa-Croce. Ai primi del secolo XVII si formò in Inghilterra, sulle idee della nuova Atlantide di Bacone da Verulamio, padre della filosofia sperimentale, una società di Rosa-Croce o di Bramini del Nord. In questo caso – osserva Ragon – bramino significa interprete dei misteri della natura: noi, riferendoci agli scopi erroneamente attribuiti agli Alchimisti o Rosa-Croce, di produrre l’oro e la panacea per tutte le malattie, osserviamo come un saggio abbia detto: che il segreto di produrre dell’oro consiste nel vivere libero di bisogni, e che l’arte di prolungar la vita consiste nell’impiegar bene tutti gli istanti che la compongono. I simboli di questa Società od Ordine dei Rosa-Croce, erano pressoché tutti desunti dalle parole gnostiche e, riportandosi ai primi tempi, significavano quell’armonia universale che unisce gli uomini a Dio e Dio all’Universo.
Bacone (Fig. 5) da Verulamio (6), uno dei più grandi, forse il più grande dei precursori della filosofia moderna, il padre del metodo sperimentale, pubblicò la sua «Instauratio magna» e fu il primo che si rendesse conto esattissimo dell’importanza e della dignità delle scienze e che, dopo averle passate tutte in rivista, ne stabilisse una nuova classificazione. Giunto a questa conclusione, che non esistano altre conoscenze reali se non quelle che si basino su fatti osservati, egli creò il più logico dei metodi per dirigere negli studi le intelligenze e sostituì questo metodo, fondato unicamente sulla testimonianza dei sensi, sull’osservazione della natura e sugli esperimenti, a quello di Aristotele, che derivava tutto dal ragionare. Perciò fu detto, e noi già ripetemmo, che Bacone fu il primo a battere in breccia la scuola Aristotelica, mentre tutti, o per timore o per deficienza di ingegno, la veneravano.


 


Fig. 5, Francesco Bacone Illustrazione dal Sylva sylvarum

Intorno alla stessa epoca si formava a Firenze la celebre Accademia del Cimento (7), nella quale, «provando e riprovando», cercarono e trovarono le più nascoste verità e leggi scientifiche i più forti e più liberi intelletti italiani. Col suo metodo Bacone insegnò che l’intelligenza umana deve gradatamente elevarsi dagli effetti alle cause, dal noto all’ignoto, dai fatti particolari ai generali e alle leggi della natura. Perciò scrisse la seconda parte della «Instauratio magna», intitolandola: «Novum organum». Ma la sua concezione era troppo elevata e troppo scientifica perché potesse essere diffusa, intesa e apprezzata al di fuori della schiera dei veri sapienti: così Bacone ebbe l’idea geniale di renderla accessibile a tutte le intelligenze, sotto forma descrittiva e romantica e immaginò e pubblicò la «Nuova Atlantide».
 


"Provando e riprovando", il motto dell'Accademia rappresentato nella Tribuna di Galileo alla Specola di Firenze
 

Kristoph Friedrich Nicolaï, da noi già ricordato, parla di questo romanzo così: Bacone immagina che un vascello approdi a un’isola sconosciuta denominata Bensalem, nella quale aveva regnato un certo Re Salomone: questo Re vi aveva istituito un grande stabilimento che si denominava La casa di Salomone, o il collegio dell’opera dei sei giorni, vale a dire la creazione. Egli descrive in seguito l’immenso apparato, che vi si destinava alle ricerche fisiche: vi erano grotte profonde e alte torri per osservare certi fenomeni della natura; acque minerali artificiali e grandi edifici, nei quali si imitavano le meteore, i venti, la pioggia e il tuono; grandi giardini botanici, intere campagne per raccogliervi tutte le specie animali e osservarne gli istinti e le abitudini; palazzi pieni di tutte le meraviglie della natura e dell’arte e un gran numero di dotti, i quali, ciascuno per la sua scienza speciale, dirigevano gli esperimenti: essi viaggiavano e osservavano; scrivevano, raccoglievano i risultati dei loro studi e deliberavano insieme intorno a ciò che convenisse di pubblicare o di mantener nascosto. Bacone, secondo D’Orneville, preparava inoltre, nella sua Atlantide, dei grandi tesori alla posterità: voleva, a forza di prove e combinazioni, respingere la natura alle sue prime cause e strapparle il suo velo e i suoi segreti: egli credeva possibile di scoprire le cause negli estremi od opposti, come la solidità del ferro o della pietra nei liquidi, la luce nelle tenebre, escongiurava i sapienti a riunirsi, armati di esperienza; e, con un entusiasmo geniale, che svelava il vero profeta dell’eternità, gli assicurava che, se essi avessero ogni giorno studiata e ricercata la materia per farla parlare, avrebbero sorpreso e afferrato nella scienza universale delle forme, il principio iniziale, elementare e indistruttibile, che avrebbe messo nelle loro mani creatrici tutte le operazioni della natura.
 



 
Quest’opera ebbe un enorme successo, specialmente in Inghilterra; e nel 1646 alcuni dotti cominciarono a riunirsi regolarmente e dalle loro riunioni nacque poi a Londra la Società delle scienze. Ma essa non era né poteva essere in tutto conforme agli scopi e intendimenti massonici dei Rosa-Croce; perciò questi, nell’anno stesso, riformarono l’Ordine per avvicinarsi sempre di più all’idea del Grande Bramino, Bacone, pur rimanendo celati, così come l’isola Bensalem nel romanzo del grande filosofo. Il quadro sacro dei Rosa-Croce era un perfetto quadrato impresso a figure, come quello di Giovanni Valentino Andrea, e vi si vedevano le antiche colonne, sulle quali Ermete aveva, si dice, rappresentato gli elementi delle scienze. Figuravano inoltre, nei templi dei Rosa-Croce, alcuni simboli relativi alla creazione. Le sfere, una sopra ciascuna colonna di Ermete, significavano la creazione annuale della natura. Questi Rosa-Croce non avevano altri segreti che il segno della loro associazione fraterna: si potevano rendere pubblici i simboli, ma, per pubblicare le scoperte della Società, bisognava ottenerne il permesso: il segreto era prescritto su tutte le operazioni fatte individualmente o in comune.
La Casa di Salomone, associata all’idea di Giovanni Valentino Andrea, produsse, come abbiamo detto, una grande impressione sugli spiriti più eletti dell’epoca.
Fra questi fu Elias Ashmole, celebre antiquario, nato a Litchfield il 23 maggio 1617, morto a Londra il 18 maggio 1692, che fu uno dei più eminenti fisici del suo tempo, fondatore del Museo di Oxford che porta ancora il suo nome: egli era stato ricevuto Massone il 16 ottobre 1646 a Warrington, antica città della contea di Lancaster ed iniziato da William Bakouse alle dottrine dei Rosa-Croce. Egli, associandosi William Lyly, celebre astronomo, Thomas Warton, medico, Giorgio Warton, William Oughteed, matematico, i dottori Giovanni Haerwitt e Giovanni Prarson, ecclesiastici e altri moltissimi, fondò pure nel 1646, quell’Ordine, cui abbiamo accennato, che aveva per scopo costituire la casa di Salomone. L’Ordine si affermò subito saldamente: i Rosa-Croce che lo componevano dovevano occuparsi dello studio della natura, ma l’insegnamento dei princìpi doveva restarne segreto, esser riservato ai soli iniziati, come nella scuola pitagorica, ed essere espresso per simboli e allegorie.
Abbiamo notato che i Gesuiti, preoccupandosi della grande importanza che andava assumendo questa «Casa di Salomone» ovvero l’Ordine dei Rosa-Croce, tentarono di impadronirsene e ne fecero un’associazione esclusivamente cristiana: ma a nulla riuscirono; scoperti nell’insidia e nella frode, vennero posti a bando dalla vera Massoneria, che continuò a svolgere il suo lavoro di rigenerazione e redenzione morale, che, con le iniziazioni successive, si compie nelle Logge e nei Corpi Superiori dei Riti.
Non è inopportuno osservare che anche un’altra istituzione di Rosa-Croce, denominata i RosaCroce di Herodon de Kilwinning si instituì dichiarandosi derivata da un Ordine antichissimo della Scozia, ma anche quest’Ordine ha un carattere quasi esclusivamente religioso nel senso di ricondurre il Cristianesimo alle sue pure origini, ai suoi veri intenti morali. La parola perduta, secondo può desumersi da alcune istruzioni che si impartiscono all’iniziando al grado di Rosa-Croce, non è la verità che i Rosa-Croce di Giovanni Valentino Andrea, di Roberto Fludd e di Bacone da Verulamio andavano ricercando nelle leggi della natura, ma la redenzione del genere umano per mezzo della grande espiazione consumata sul Golgota: perciò questo grado di Rosa-Croce di Herodon de Kilwinning, se ancora è praticato in Scozia, si riavvicina più alla mistificazione gesuitica, che alla dottrina e agli obietti filosofici e morali, cui intendono gli studi e i lavori dei nostri Capitoli RosaCroce.

 
 


Immagine di copertina:
Croce sormontata da una rosa, incisione dal Summum Bonum di Robert Fludd (1629), che riporta la scritta in latino «Dat Rosa Mel Apibus», uno dei motti ermetici dei Rosacroce, che significa «la rosa dà il miele alle api»

(1) Jean-Marie Ragonnato il 25 febbraio 1781 a Bray-sur-Seine e morto nel 1862 a Bruges è un massone, autore ed editore francese. Viene iniziato al lodge "Les amis du Nord" a Bruges.
(2) Hugues de Payns, Hugo de Paganis in latino e nelle fonti italiane spesso Ugo de' Pagani (Payns, 1070 circa – Palestina, 1136) è stato un cavaliere medievale francese, primo maestro dell'ordine dei Cavalieri templari.
(3) Christoph Friedrich Nicolai (Berlino, 18 marzo 1733 – Berlino, 11 gennaio 1811) è stato uno scrittore ed editore tedesco. Esponente di spicco dell'Illuminismo berlinese, era amico di Lessing, Carl Friedrich Zelter e Moses Mendelssohn, oppositore di Kant e Fichte.​
(4) Robert Fludd (o Flud, detto anche Robertus de Fluctibus; Milgate House, 1574 – Londra, 8 settembre 1637) è stato un medico, alchimista e astrologo britannico, esperto di teosofia.​
(5) Michael Maier (Rendsburg, 1568 – Magdeburgo, 1622) è stato un medico, alchimista e musicista tedesco, Consigliere di Rodolfo II d'Asburgo.
«Chi cerca di penetrare nel Roseto dei Filosofi senza la chiave, sembra un uomo che voglia camminare senza i piedi.»
(Michael Maier, Atalanta Fugiens, Oppenheim, De Bry, 1618, emblema XXVII ripreso anche da Umberto Eco, Il pendolo di Foucault [pagina 30 dell'edizione italiana], 1988)
(6) Sir Francis Bacon, dapprima latinizzato in Franciscus Baco(nus) e poi italianizzato in Francesco Bacone (Londra, 22 gennaio 1561 – Londra, 9 aprile 1626), è stato un filosofo, politico, giurista e saggista inglese vissuto alla corte inglese, sotto il regno di Elisabetta I Tudor e di Giacomo I Stuart. Formatosi con studi in legge e giurisprudenza, divenne un sostenitore e strenuo difensore della rivoluzione scientifica sostenendo il metodo induttivo fondato sull'esperienza.
(7) L'Accademia del cimento ("Accademia dell'esperimento" nell'italiano odierno) è stata la prima associazione scientifica a utilizzare il metodo sperimentale galileano in Europa​
 

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