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Visita agli orti delle Cascine nel 1874

Visita agli Orti o alla Piantonaia
del Municipio di Firenze.
25 Maggio 1874

Visita con noi il Parco delle Cascine
 
Quando vi si dice che il Sindaco Peruzzi è un commendatore che tien la fortuna per il ciuffo, voi fate la bocca da ridere e atteggiate la fìsonomia a quell'arietta maliziosa che significa: Ho capito!... le solite adulazioni alla prima Autorità cittadina, i soliti salamelecchi al padrone di casa che v'invita a merenda!
Oh! non dico di no. Il mio lato debole — o forte, come vi piace — è il rispetto alle autorità costituite, specialmente quando sono costituite dalla libera volontà degli elettori. Mi pare, a questo modo, d'esser più democratico e più liberale di quelli, che rendono omaggio soltanto all' autorità in potenza e la disprezzano in atto; talché fanno tanto di cappello a un mascalzone che potrebbe diventare un giorno magistrato cittadino, e dicon corna d'una brava persona solamente perch'ella fu già eletta a cotesta magistratura.

 


Ubaldino Peruzzi de' Medici (Firenze, 2 aprile 1822 – Antella, 9 settembre 1891)

Ma, per tornare a bomba, ripeto e asserisco che il Sindaco di Firenze è nato, come suol dirsi, vestito.
Ahi sicuro — direte voi — ieri, domenica, proprio al momento in cui gli allegri drappelli de' visitatori si avviavano verso le
Cascine, il cielo si mosse a pietà del povero Commendatore, e la pioggia cessò come per incanto.
Ohibò!... cotesto è un rettoricume dozzinale!...
Il bello si è che ieri alle
Cascine non ci piovve mai in tutto il giorno!... E quando noi altri invitati arrivammo al cancello dello Stabilimento municipale, il terreno era asciutto, la ghiaiuzza de' viali era pulita come se non avesse toccato fango da un mese, e il sole intemerato brillava sull'orizzonte e faceva luccicare tutti i fili d'erba nei prati!...
Il Municìpio di Firenze esponeva ai forestieri uno specimen di bella giornata fiorentina, fatto apposta per la circostanza e per suo proprio uso esclusivo.

 

Il ricevimento degli ospiti aveva luogo sulla spianata che si distende a tergo dell'antico palazzo. C'era il Sindaco in persona, che complimentava i Membri del Congresso e gli scienziati , stringeva la mano agli amici, e accoglieva gentilmente i colleghi; c'era la signora Emilia Peruzzi che aveva un sorriso, una frase cortese, un saluto, e un'attenzione per tutte le signore.
E le signore arrivavano in frotte , in drappelli numerosi ed allegri. Molte delle nostre dame più note, tutte le straniere di passaggio per la città, una schiera di belle testoline bionde, una batteria d'occhi neri e cerulei, non poche giovinette, moltissime bambine.
Una festa della gioventù e della grazia! Ah! belle donnine, che state così bene in mezzo a' fiori, come spicca il vostro dolce sorriso fra il sorriso del cielo e della natura!

 
Bene è ver, quand'è giocondo,
Ride il mondo;
Ride il ciel , quand' è gioioso;
Bene è ver.... ma non san poi.
Come voi.
Fare il riso grazioso.

 
E c'era il cav. AUilio Pucci, il capo giardiniere della città, il modesto e intelligente organizzatore delle meraviglie dell'Esposizione, il creatore de' deliziosi giardini che fan corona alle rive dell'Arno, il direttore del nuovo Stabilimento così fecondo di utili resultati nel presente, e ricco di liete speranze per l'avvenire.
Le Signore della Commissione di patronato, che avean poco prima conferito al Pucci la gran medaglia d'oro offerta dalla Principessa Margherita, si accostavano a lui per dargli il mirallegro. Fortunato mortale!
Egli ha stretto ieri sera più d'una manina gentile, molle delicata, irriprovevolmente inguauiata.... basta, lasciamola là!... So io che se fossi giardiniere, in certe circostanze, non farei a baratto con un Re di corona!... Scendemmo tutti dalla scaletta a doppia rampa nel giardino sottostante , e cominciammo a passeggiare pe' viali ombreggiali. Di qua, di là, dietro le siepi di lauro e i iilari di arbusti educati in vaso secondo le norme della scienza moderna, stanno gli ampi quadrati, ove si accolgono gli alberi destinati ad ornare i giardini e le passeggiato della città; e i pomari ove si custodiscono con gelosa cura le piante da frutto, e le stufe ove si coltivano gli Ananassi, e i tepidarii ove si riparano i fiori, i cespi di foglie vagamente colorate, i Gissi, i Colei, i Caladii, che hanno ottenuto cosi largo ed unanime plauso alla pubblica Mostra.
Que' vivai, quelle tettoie, quegli cdifizi, sono tutti di recente creazione, si debbono tutti alla diligente amminixlrazione del nostro Sindaco, e alle cure amorevoli e appassionate del nostro Capo giardiniere.
L'Erario municipale, che profondeva un tempo somme non piccole nò poche in acquisti di piante a caro prezzo vendute, e spesso di dubbia riuscita, ha adesso il modo di risparmiare tempo e denaro, di non correre il rischio di fallaci esperimenti, e di far bene, e sul suo, quello che si faceva di sovente assai male e a capriccio degli altri. Il luogo ha un aspetto di floridezza che incanta.
Tutto è in ordine, tutto è pulito, tutto è ridente.... e non ci manca quell'aria di rustica eleganza che dà a una piantonaia l'allegro aspetto d'un giardino grazioso.


 

 

Ogni tanto la monotona fuga de' viali dritli e simmetrici è interrotta da gruppi di alberi vigorosi e pieni di fronde, da boschetti di altissime Conifere, da praticelli smaltali di Margherite e di Semprevivi, da ampie vasche, entro cui l'acqua zampillante si versa gorgogliando e facendo specchio al verde fogliame delle Ninfèe.
In fondo al vivaio, un doppio cancello apre l'adito all'Orto municipale.... due ettari di terreno altra volta incolto, poi messo a grano, adesso finalmente diviso in larghi campi, ove crescono gli ortaggi più belli e più saporiti che figurino ogni mattina nel nostro Mercato dell'erbe e dei legumi.
Gli Sparagi colossali presentati dal cavalier Pucci all'Esposizione, que'famosi Sparagi che vinser la prova contro i rivali della Francia e del Belgio, sono usciti da quell'orlo, e han fatto onore al sistema di cultura inaugurato alle Cascine. Una gran parte dei felici risultati dì cotesta prova, incominciata or ora su piccola scala , è dovuta al sistema d'irrigazione, per cui si utilizzano le acque nere della città, recate dal nuovo emissario all'antico fosso macinante, e introdotte adesso in un vecchio canale abbandonato, che traversa il terreno dell'Orto municipale.

 
 

 

Intanto la via lunga mi sospinge dietro alla lieta brigata, che visitato l'orto, e ammirali i suoi stupendi prodotti, torna per altra via, traversando i tepidari! e le stufe, al Palazzo del Piazzone, e ci trova imbandito un sontuoso banchetto.
Sulla porta della gran sala terrena, fra i cespugli ed i gruppi del piccolo giardino, il Sindaco, il cavalier Pucci e i Membri del Comitato esecutivo della Esposizione offrono alle signore un mazzolino di fiori odorosi, elegantemente accomodato entro una veste di carta traforata come una trina. Gentile pensiero, degno veramente del Municipio fiorentino, e della sua antica e incrollabile reputazione di squisita cortesia.
Non ci aveva pensato nessuno finora , ma il Sindaco di Firenze era là che ci pensava per tutti!
La festa — che fu veramente piuttosto una festa che una semplice visita — durò fino ad ora tarda della sera, e chiuse degnamente il ciclo delle allegre escursioni preparate agli ospiti illustri della pubblica Mostra d'Orticultura.

Tratto da P.C Ferrigni, La festa dei fiori, ricordo dell'Esposizione Internazionale d'Orticultura, Firenze, Le Monnier, 1874


 

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