03 Ottobre 2021 · 316 Views

Le diversità tra noi e loro

Le differenze tra fiorentini e piemontesi

Tratto da Lucio Capizucchi ,Firenze e i nuovi venuti considerazioni di Lucio Capizucchi, Tip. Cavour, 1865

La massima dice che tutto il mondo è paese.
E la massima sarà giustissima; ma non impedisce che ogni paese abbia usi tutti suoi proprii, che, cioè, non si trovano altrove, e che producono una certa impressione su chi gli avverte per la prima volta.
Botteghe  Così un abitante dell’Italia Settentrionale – eccettuati, forse, i Veneziani – rimane colpito e quasi scandalizzato della tarda ora in cui si aprono le botteghe la mattina.
Alle nove e mezza voi ne trovate ancora di chiuse.
La domenica, poi, e le altre feste nessuna è aperta, tranne quelle in cui si vendono commestibili, i caffè, i liquoristi e le pasticcerie.
Nè è a credersi che in compenso i bottegai veglino tardi la sera. Poco più, poco meno, essi abbandonano i loro negozii fra le otto e le nove.
Fra le undici ore e la mezza notte, poi, si chiudono anche i caffè e le osterie; e la città, poco dopo s’immerge nel silenzio, che per altro non è sempre si profondo, o per dire più esattamente, non è spinto fino allo scrupolo come a Torino.
Un altro uso, tutto speciale a Firenze, è quello che le vetture per le vie della Città e alle
Cascine, tengono la sinistra; i cittadini poi s’attengono – quando possono – al modo comune.
Siffatta usanza offre il vantaggio alla gente a piede – come scrive il Municipio di Torino – di aver sempre in faccia o dal lato opposto i veicoli che percorrono la stessa via, e quindi minore il pericolo d’essere storpiati, o toccare un più grave malanno.
Questa predilezione per la sinistra deve non poco andare a sangue agli onorevoli Crispi, Mordini e compagni. Il trionfo benché extra parlamentare della sinistra non può essere che di buon augurio per essi…… a Firenze.
- Caffè
Quanto al modo di vivere in pubblico non v’ha notevole differenza dagli altri paesi d’Italia.
Il Fiorentino al pari del Milanese, del Torinese e del Veneziano frequenta assai volontieri i caffè, che sono pieni in tutte le ore del giorno, e la sera sono zeppi stipati.
In tutte le sale dei caffè si fuma liberamente; e questa libertà che potrebbe scandalizzare un buon torinese è giustificata dall’assenza quasi assoluta delle donne.
Se ne veggono alcune la mattina a far colezione; la sera mai – fatta eccezione, s’intende, per le straniere e per le donne del popolo sovrano, il quale, quivi, come ovunque, è superiore ai pregiudizi.
- Le donne alla finestra
Le donne fiorentine amano moltissimo di stare alla finestra.
E i cittadini delle altre parti d’Italia che giungono a Firenze per la prima volta notano quest’uso, che non di rado fa loro concepire un giudizio non troppo favorevole.
Ma è giudizio temerario – assolutamente temerario.
E perchè di questo peccato non si macchi anche il nostro lettore, ci facciamo un dovere di spiegargli la ragion del fatto. Abbiamo già detto, poco prima, che nel centro, specialmente, della città le case sono piccole, e senza cortili. Se le case sono piccole, piccole sono naturalmente anche le camere; non essendovi cortili, oppure essendo questi strettissimi, sì che dir si potrebbero piuttosto bussole, voi capirete benissimo che l’ambiente di quei quartieri non debb’essere sempre il più respirabile. Ora se l’aria è uno dei principali elementi di vita, e se la donna, colà come ovunque, ha ad esser casalinga, è pur troppo giusto ch’essa cerchi d’ossigenare i suoi polmoni stando alla finestra. Avete capito?
Porte delle case  Quanto all’altr’uso di tenere le porte delle case chiuse anco di giorno, e quanto al modo di farle aprire, rimandiamo il lettore all’articolo Abitazioni.
- Mode
E però per non invadere il campo di materie più esplicitamente trattate al loro posto, in questa guida, aggiungeremo soltanto qui che fedeli in tutto alla massima del noto adagio

“Meglio dell’essere vale il parere”

i fiorentini amano il ben vestire; sì che ne’ giorni di festa voi cerchereste invano l’operaio, l’artigiano, il manovale; per le vie non incontrate che signori. Perfino il becero (lo straccione) se in que’ dì non riesce ad assimilarsi al benestante, si sforza anch’esso tuttavia di far onore ai due versi su citati.
Posta questa generale tendenza, è inutile soggiungere che l’impiegato e il commerciante non potranno godere a Firenze di quella libertà, di quel laisser-aller – come dicono i nostri vicini – di cui si gode a Torino, forse più che in qualsiasi altra metropoli d’Italia.

 


Bartolomé Esteban Murillo, Galiziane alla finestra (o Las Gallegas), 1655-60, National Gallery di Washington.

 

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