18 Dicembre 2018 · 943 Views

Un'estate a Montecatini nel 1901

Un'estate a Montecatini
faticoso far niente di Mario de' Fiori
 
 


Oltre il linguaggio, diremo cosi, della bocca, c’era sinora il linguaggio dei fiori, del ventaglio, dell’ombrello, e tant’altri linguaggi secondari. Ma a Montecatini, per esempio, è venuto di moda un altro linguaggio, un linguaggio ben più espressivo: il linguaggio dell’acqua purgativa.

 

 

Sicuro: e ho visto con i miei occhi più di una faccetta birichina far uso del grazioso e nuovissimo linguaggio, del quale non indugio un solo minuto a darvi la chiave.
Eccolo :
Tenere innanzi il bicchiere pieno, significa: — Non mi fate gola.
Tenerlo vuoto significa: — Ho gran sete di voi.
Tenerlo pieno a metà: — Mi andate così così.
Bere a piccoli sorsi: — Non mi piacciono le soluzioni nrepentine.
Tenere il bicchiere in mano sospeso senza bere: — Venite da papà; non mi piace stare in sospeso.
Bere tutto il bicchiere, e tenerlo un pezzo attaccato alle labbra: — Sperate fino all’ultimo; dulcis in fundo.
Sospendere nervosamente la bevuta: C’è roba per aria.
Berne dieci bicchieri: — Ho coraggio; venga quello che deve venire; non ho paura delle conseguenze.
Berne venticinque bicchieri significa: — Per voi verserei fino all’ ultima goccia.... tutto il mio sangue!
È un linguaggio eletto, nobile, purgato.

 


Ingresso delle Terme il "Tettuccio"

In pochi paesi meglio che a Montecatini, si potrebbe ripetere il famoso detto: Tout passe, tout casse, tout lasse; e specialmente tout passe.
Ma una delle varie cose che qui passano assai rapidamente è il tempo. Passa presto per i malati, perchè questa cura di riposo è così faticosa che non lascia il tempo per respirare: la mattina bisogna alzarsi presto, perchè alle 8 si deve già essere al Tettuccio a bere le acque portentose; e fino alle 10 e mezza si beve come tanti imbuti ; dalle 10 e mezza alle 11 e mezza c’è il rovescio della medaglia, o dell’imbuto che dir si voglia, perchè tutti i nodi vengono al pettine; poi si va a far colazione che, essendo abbondante per riparare al mal fatto, dura un’oretta; quindi si assiste alle prove nel Teatro delle Varietà; e finalmente, stanchi morti, si va a riposare.
Ma il riposo dev’essere assai breve e insufficiente, perchè alle quattro si va a trovare il dottor Colombo all'stituto Kinesiterapico, e lì massaggio a tutto spiano dal cervello ai geloni.
E si può andare in bicicletta, a cavallo e in barca, senza pericolo di scontrarsi con un carro, di essere balzato di sella o di andare a fondo, perchè tutto ciò si può fare all’Istituto Kinesiterapico, con tanta intelligenza, tanto amore e tanta solerzia, diretto dal Prof. Carlo Colombo, direttore dell'Istituto Kinesiterapico di Roma, le di cui linee vi consacro qui alla meglio.


 

Carlo Colombo

- Nato a Reggio nel 1870, si è laureato a Torino nel 99, con pieni voti assoluti, vincendo il posto di perfezionamento all’estero. Fu a Parigi, a Londra, a Stoccolma, a Wunzburg, per 4 anni è stato assistente del Prof. Mosso, fondò il primo Istituto Kinesiterapico a Torino nel ’95, e nel ’96 quello di Roma che dirige. Tutti i movimenti sono contemplati nell’Istituto Kinesiterapico. -

 



Si monta su di un apparecchio, e si comincia a manovrare con i piedi: è il movimento della bicicletta; ma si sta fermi. I muscoli si rinforzano, e non si corre rischio di cadere o di essere investiti: ma non si arriva mai.
Si sale su di una sella, e questa acquista il moto del cavallo al trotto o al goloppo, concedendo al corpo quei vantaggi che un bel trotto serrato o un buon galoppo disteso possono dare.
E così per il canottaggio: si rema, si rema e si rimane fermi: ma i muscoli guadagnano e il canotto non si fa travolgere.
Insomma ce n’è per ogni gusto: per indebolirsi e per rinforzarsi.
Poi si va a fare, in fretta e furia, il bagno alle Terme Leopoldine o altrove, e quindi ci si precipita al Rinfresco, dove fra il secondo atto della Bohème e il terzo della Tosca — programma invariabile — si bevono di quella viscida acqua diuretica un numero di bicchieri che va dai sei ai ventiquattro.
Ma finalmente il cielo si imbruna verso l’Occaso, e insieme alle stelle luccicano anche le forchette, e il vento serotino che brilla per la sua assenza, è sostituito dai ventilatori irrequieti.
Adesso si dovrebbe andare a letto! Ma non facendosi vedere a teatro c’è da farsi dare degli orsi ; sicché soltanto a mezzanotte e qualche cosa si va a fare la nanna, più stanchi di uno scaricatore di carbone che non ha fatto sciopero.
Questo per chi fa la cura.
Ma il tempo passa presto anche per chi guarda chi fa la cura, per chi, come lo scrivente, ha l’abitudine di star sempre alla finestra a rimirar chi passa. E ne passano di tutti i colori e di tutti i sapori.


 


— Vedi quel ciclista. E’ dalle otto di questa mattina che sta sulla macchina!
— Si vede che non fa la cura.
Più giù altre due signore parlano fra loro.
— Il tempo a Montecatini passa molto presto. — Tutto corre qui !
E corro anch’io... ma a pranzo.

 

 
 


 

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