30 Novembre 2018 · 3569 Views

La Guerra degli Otto Santi

Gli Otto Santi 
ovvero gli Otto della guerra contro Papa Gregorio XI.





Coluccio Salutati, cancelliere di Firenze durante la guerra
 

Stavano i Papi in Avignone e tutti gl'interessi che la Chiesa aveva in Italia affidavano ai loro Legati i quali commettevano ogni sorta d'arbitri e di prepotenze, cercando di suscitare inimicizie fra i vari stati per avere occasione di accrescere il dominio pontificio. Di questi legati, uno dei più arditi e più fieri fu Guglielmo di Noellet cardinale di S. Angelo (1) che parteggiando per i ghibellini, cercò ogni modo per abbattere il partito guelfo, macchinando d'insignorirsi della Toscana.
Naturalmente trovò l'opposizione più fiera nei fiorentini che essendo a capo di parte Guelfa ricorsero ad ogni mezzo per fiaccare l'alterigia e l'ambizione di quel cardinale.
Collegatisi con repubbliche e con signorie d'Italia, essi riuscirono a ribellare all'autorità della Chiesa molte delle principali città dello Stato pontificio e arditamente mossero guerra a Papa Gregorio XI, mandando per ogni dove le milizie loro e quelle degli alleati a combattere le soldatesche mercenarie racimolate del cardinale.
Fu lunga la guerra e le sorti furono tutt'altro che favorevoli alle mire ambiziose del legato Pontificio, tanto che Papa Urbano VI, succeduto a Gregorio XI, si vide costretto a venire a patti coi fiorentini e concludere una pace onorevole. Ad amministrare e dirigere le cose della guerra, la Repubblica creò un magistrato di cittadini, chiamati gli Otto di guerra, ai quali il popolo dette per bizzarria il nome di Otto Santi, per il modo sapiente col quale seppero operare a vantaggio e a decoro della patria.


 

 

A cotesti otto cittadini vennero tributati onori grandissimi e concessi privilegi speciali, a proposito de' quali crediamo utile riportare quant'è scritto in una cronachetta d'incerto autore pubblicata da Domenico Maria Manni (2). 
1376. e .... udendo e vedendo il populo di Firenze che l'ufìcio degli Otto della guerra del comune di Firenze era tanto unito, e in concordia insieme a fare, e ad operare ciò ch'era onore, e grandezza, e libertà del populo e comune di Firenze, come savi e discreti pensarono di fare loro ricchi doni, acciocché eglino, e gli altri cittadini quando fossono in uficio, facessono bene, e valentemente i fatti del comune; e donarono a ciascheduno di questi Otto della guerra una targa, e un pennone, dipintovi entro l'arme di quello cittadino, e di sopra alla sua arme un campo vermiglio con lettere d'ariento, che diceano libertà, e donarono a ciascuno una coppa d'ariento e due nappi, e dodici cucchiai di valuta di fiorini cento; e donarono a ciascuno di questi Otto un coltello, e che egli, e suo compagno potessero portare l'arme sempre alla loro vita. E queste cose a ciascuno a suoni di stormenti (?), e con compagnia fu mandato a casa sua.

I nomi di questi valenti otto cittadini sono questi :
Nel quartiere di S. Spirito, Alessandro di messer Riccardo de' Bardi e Giovanni Dini speziale grosso.
Quartiere di S. Croce, Giovanni di Guido Magalotti e Andrea di messer Francesco Salviati.
Quartiere di S. Maria Novella, Tommaso di Marco degli Strozzi, e Guccio di Dino (Gucci) lanaiuolo.
Quartiere S. Giovanni, Matteo di Federigo Soldi, e Giovanni di Mone Biadaiuolo.

In attestato poi di altissima fiducia, questi otto cittadini vennero confermati nel loro ufficio per altri sei mesi con deliberazione del 13 luglio 1376.



(1) Guglièlmo di Noellet. - Ecclesiastico (n. Angoulême - m. Avignone 1394), referendario di S. R. Chiesa, cardinale (dal 1371), cardinale legato a Bologna (1374) e poi a Perugia, ove, per scongiurare una carestia, vietò che fosse venduto grano a Firenze. Tale divieto fu tra le cause della guerra degli Otto Santi. (
Treccani)
(2) Domenico Maria Manni. - Figlio di Giuseppe di Lorenzo, tipografo-editore riconosciuto cittadino fiorentino nel 1735, e di Caterina di Giambattista Patriarchi, nacque a Firenze l'8 apr. 1690. (Treccani)


Tratto da Guido Carocci, L'illustratore fiorentino. Firenze, Ed. Becchi Fruttuoso, Tipografia Galileiana, 1908

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