20 Aprile 2015 · 25854 Views

Sesso sfrenato o prurito da grattare?

Sesso sfrenato o prurito da grattare?
 
Sant'Agostino (354-430), scriveva: "Togli le prostitute dal mondo e ogni cosa sarà travolta dalla libidine", non era un complimento da parte di Agostino, anche perché le paragona ai carnefici, ma solo un modo per arginare un grande problema sociale: la sodomia.
"
Postribula... ordinentur in certi locis" ("I postriboli... siano ordinati in certi luoghi"), provvedimento del 1329. I bordelli sono allontanati dalla parte interna della città, e le case di appuntamento illegali vengono rase al suolo e le prostitute "Nudis carnibus frustentur" (siano frustate sulle nudi carne) e marchiate a fuoco sulla guancia sinistra se recidive. Il bordello pubblico di Campolucio, ex lebbrosario, vicino al Mugnone, fiumiciattolo fuori dalle mura, da non dimenticare che il piccolo fiume passava da zone che oggi sono dentro il centro di Firenze. Il bordello a Campolucio sarebbe stato un luogo provvisorio, e avendo visto il grande successo ottenuto venne deciso di creare un intero quartiere a "luci rosse": la zona del Mercato Vecchio (oggi piazza della Repubblica).
 
Telemaco Signorini (1835-1901) Mercato Vecchio A Firenze (1881

Telemaco Signorini (1835-1901) Mercato Vecchio A Firenze (1881)​
 

L’interessi che giravano intorno a questo affare erano diversi e tutti avevano un punto in comune e cioè lo sfruttamento delle persone a causa di desideri e vizi spesso inconfessabili usando gli “attrezzi” dei loro desideri: donne, uomini e ragazzi. Nella Firenze del passato imperavano il gioco d’azzardo, alcol, e avidi “immobiliaristi” che affittavano a prezzi esorbitanti catapecchie dove i papponi, manutengoli e lenoni, costringevano le donne, uomini e ragazzi a prostituirsi. Vorrei ricordare che, come succede anche oggi, non tutti erano costretti a vendere il proprio corpo, per molti altri era un modo per vivere meglio.
Gli “immobiliaristi” sopra citati, molto spesso, erano personaggi illustri con amici molto potenti i quali, sedendo in Palazzo Vecchio, avevano deciso che i bordelli potevano stare nella zona più centrale e non nelle zone più periferiche. Basta nascondersi, oramai nemmeno la dannazione eterna fa più paura.
La famiglia dei Medici comincia così la scalata al potere con i loro bordelli situati nella zona, dove adesso c'è l'Hotel Savoy, di via Roma, e viene apostrofata come "
la Masnada del Mercato Vecchio". I loro migliori profitti verranno dal postribolo di via de' Cardinali (oggi via de' Medici), di nome l'Ostello dei Medici, e rimasero proprietari fin oltre al 1500 secondo le carte catastali. I Medici non sono i soli a trarre forti guadagni dalla prostituzione, anche i Tosinghi ed i Tosi che erano i "vicedomini" della sede vescovile traggono profitto con l'affitto delle case ai ruffiani e papponi. 
 
Telemaco Signorini acquaforte, Via degli Speziali in inverno

Telemaco Signorini acquaforte, Via degli Speziali in inverno
 
 
Telemaco Signorini, 1874 in via Calimala

Telemaco Signorini acquaforte, Via degli Speziali in estate 1874 
 
L’interessi che giravano intorno a questo affare erano diversi e tutti avevano un punto in comune e cioè lo sfruttamento delle persone a causa di desideri e vizi spesso inconfessabili usando gli “attrezzi” dei loro desideri: donne, uomini e ragazzi. Nella Firenze del passato imperavano il gioco d’azzardo, alcol, e avidi “immobiliaristi” che affittavano a prezzi esorbitanti catapecchie dove i papponi, manutengoli e lenoni, costringevano le donne, uomini e ragazzi a prostituirsi. Vorrei ricordare che, come succede anche oggi, non tutti erano costretti a vendere il proprio corpo, per molti altri era un modo per vivere meglio.
Gli “immobiliaristi” sopra citati, molto spesso, erano personaggi illustri con amici molto potenti i quali, sedendo in Palazzo Vecchio, avevano deciso che i bordelli potevano stare nella zona più centrale e non nelle zone più periferiche. Basta nascondersi, oramai nemmeno la dannazione eterna fa più paura.
La famiglia dei Medici comincia così la scalata al potere con i loro bordelli situati nella zona, dove adesso c'è l'Hotel Savoy, di via Roma, e viene apostrofata come "
la Masnada del Mercato Vecchio". I loro migliori profitti verranno dal postribolo di via de' Cardinali (oggi via de' Medici), di nome l'Ostello dei Medici, e rimasero proprietari fin oltre al 1500 secondo le carte catastali. I Medici non sono i soli a trarre forti guadagni dalla prostituzione, anche i Tosinghi ed i Tosi che erano i "vicedomini" della sede vescovile traggono profitto con l'affitto delle case ai ruffiani e papponi. 

 Telemaco Signorini acquaforte, Via de' Pellicciai adesso via Pellicceria,1874

Telemaco Signorini acquaforte,
Via de' Pellicciai adesso via Pellicceria,1874

 
 Telemaco Signorini acquaforte, Santa Maria della Tromba, 1874. Chiamata cosi per la sede dei trombettieri del Comune fiorentino. Il tabernacolo adesso è dietro la chiesa di Orsammichele.

Telemaco Signorini acquaforte, Santa Maria della Tromba, 1874.
Chiamata cosi per la sede dei trombettieri del Comune fiorentino.
 
Brunelleschi e i Pecori hanno interi edifici affittati a lupanari (le vie portano tuttora il loro nome) e sono una enorme fonte di guadagno. L'unico affare che rende sempre e non conosce crisi, e nella Firenze medioevale è lo stesso, una città in forte espansione doveva accogliere le genti straniere nel miglior modo possibile, ed il sesso lo è. Interessante leggere sui documenti l’aumento delle denunce, e dei processi, a tutti coloro che piangevano sulle proprie miserie e denunciavano entrate modeste per evitare di pagare troppe tasse.
Firenze non ha una zona che non abbia avuto postriboli, uno dei primi fu quello intorno alla Chiesa di San Lorenzo, con i suoi bagni pubblici o "stufe" e case private. 
Michel de Montaigne scriverà nel 1581 che le prostitute sono: "vestite male, non belle ne' attraenti" e "seguestrate in un quartiere particolare", in "alloggi vili, miserabili". Per conoscere e scrivere come vivevano con tanta dovizia di particolari doveva conoscere molto bene l'argomento, il signor de Montaigne, forse era un gran frequentatore dei luoghi di questo genere.
«
Siete voi andato mai in quegli antri, in quelle tane, per que' sotterranei, dove la notte le pareti formicolano d'insetti, dove il soffitto è così basso, che è impossibile a un uomo di giusta statura entrare lì senza incurvarsi, e dove su putridi giacigli si scambiano gli amplessi di ladri e di baldracche, lordure umane, sgorgate in questi orrendi sterquilinii, dopo aver corso, trabalzato, per le fogne del vizio?» (Jarro, Firenze sotterranea, 1881)
 
 Mercato Vecchio, Colonna dell'Abbondanza, Telemaco Signorini, acquaforte, 1874

Mercato Vecchio, Colonna dell'Abbondanza, Telemaco Signorini, acquaforte, 1874
 

 Telemaco Signorini,acquaforte, Fonte del Mercato Vecchio,1874

Telemaco Signorini,acquaforte, Fonte del Mercato Vecchio,1874

Vie, piazze, vicoli, chiassi dove erano collocati i postriboli
 
Siamo all'inizio del '400, immaginate di lasciarvi alle spalle il Duomo e Battistero, passate sotto la Volta dei Pecori, troverete Via dell'Arcivescovado, questa via inizia dal Canto alla Paglia (l'odierno incrocio tra via de' Cerretani e via Borgo San Lorenzo) fino all'attuale inizio di via Roma, poi la strada prende il nome di via della Macciana (tra l'arco dei Pecori, sull'attuale via de' Pecori, e il Mercato Vecchio). 
In via della Macciana ci sono i primi postriboli e le "botteghe" delle prostitute, già messe in vetrina nel '400 altro che Amsterdam. Appena più avanti si trova il 
Chiasso di Malacucina, ora via Tosinghi, la strada bordello più famosa, quasi un simbolo per Firenze. Alla fine del chiasso si entra in piazza "grande" o "culla" del Frascato (Si tratta di un'area malfamata e cadente i cui fabbricati verranno ristrutturati su progetto dell'architetto Bernardo Buontalenti, mediante la riduzione di tutti gli edifici a un unico immenso stabile. Gli accessi saranno costituiti da soli tre ingressi, muniti di cancellate in ferro da chiudersi a mezzanotte), in questa piazza verranno eseguite diverse sentenze di morte, dal significato quasi kafkiano: amore, morte e disperazione. Appena arrivati in piazza del Frascato ci si inoltra in via della Vacca (l'odierna via dei Pecori) e via Guadalotti. Si arriva così al Chiasso dei Buoi (oggi via Teatina la quale è sempre angusta e piena di un fascino peccaminoso di uno squallido passato), strada malfamatissima e tortuosa, e si raggiunge via Padella (famosa per i cibi fritti) e la Stufa di Lippozzo Mangione, nobile famiglia fiorentina, con davanti la Chiesa San Michele Berteldi. 
Oggi di questi Palazzi rimane solo qualche nome, ed erano compresi fra via de' Pecori e Piazza della Repubblica, fra via Roma e Piazza degli Antinori (già piazza di San Michele Berteldi) con una disgressione verso Santa Maria Maggiore (qui è situata la Berta, la testa marmorea).
Nel 1476 la peste a Firenze riappare con tutte le sue contagianti problematiche, infezioni, contagio e morte; cosi due anni dopo viene promulgata una legge che, con la minaccia della forca, impone a ruffiani, papponi e prostitute di allontanarsi dalla città. La paura della morte, darà una svolta moralizzatrice, e farà tornare i mariti ad accoppiarsi con le proprie mogli e, approfittando di una serie di eventi e circostanze favorevoli, viene vista come una buona possibilità per dare stabilità allo stato. A causa di un calo dell'espandersi dell'epidemia, la popolazione incrementò e tutto sembrò tornare alla "normalità". Fu un periodo dove il Savonarola comincerà a tuonare invettive contro le donne, e le stesse sentono la vocazione non solo di diventare puttane ma anche suore, "nefandi eventus".
Il 
rione la Baldracca che va dalla chiesa Di San Piero Scheraggio a quella di Santo Stefano al Ponte (ora al loro posto c'è la Galleria degli Uffizi), è un luogo veramente malfamato, qui c'è la Torre dei Sassetti, nella quale si prostituiva anche Jacopo Saltarelli che mise in seri problemi Leonardo da Vinci.
Altre case chiuse vengono aperte sulle antiche terme romane e così nasce soprattutto il famigerato chiasso della Bombarda, fra via delle Terme e via Santi Apostoli. A poca distanza dal chiasso della Bombarda c'è quello del Parione, ne citerò altri di questi posti famosi per la prostituzione e gioco d'azzardo, il vicolo del Chiasso, della Vacca e del Porco (all'interno del "
Postribulus Magnus"), poi ci sono quelle di Chiassolino e Oche, nella via omonima, delle Bertucce, nei pressi dell'attuale Corso, della Malvagia (vicino a San Cristofano "dirimpetto al chiasso"), di Panico (fra il Corso e via Dante Alighieri), di Vinegia (la strada omonima dietro Palazzo Vecchio), del Buco (tutt'ora collega via Lambertesca e Piazza Saltarelli), poi quelle di Santa Maria Novella, di Borgo la Nocevia di San Gallovia Guelfa, del Canto di Monteloro (tra via Alfani e Borgo Pinti), la taverna di Santa Chiara, all'angolo di via Panicale e poi il famoso albergo del Guanto, nel popolo di Santo Stefano al Ponte (la zona dell'attuale Por Santa Maria), attraversando il ponte c'è la cella "dei quattro Lioni" (al canto tra via Toscanella e via Dei Velluti oggi Piazza della Passera) e quelle in Santo Spirito.



 
Tutti questi posti sopracitati e deputati al meretricio, con una Delibera del 1502, vennero sgomberati dalle "male femmine" e come sempre accade il problema si sposterà altrove. Scacciate dal Parione, le prostitute e i loro papponi, si stabiliscono "in Palazzuolo" fra Ognissanti e il Prato, ed occuperanno via della Scalavia dei Fossivia Nuova (via del Porcellana)via del Trebbio
Altre, invece, si traferiranno in "
Gualfonda" (la zona che oggi si chiama via Valfonda), in via Faenza, in via Guelfa in via San Gallo ed ovviamente tutte zone intorno o vicine alla Basilica di San Lorenzo. 
Da qui le ritroviamo verso 
via della Pergolavia Fiesolana, nel rione di Sant'Ambrogio e in via dei Pentolini (l'odierna via sei Macci), questa via porta in altro centro principale del "commercio carnale", il quartiere di Santa Croce dove nelle vicinanze, in via del Giardino (ora via dell'Ulivo), c'era un grande e famoso bordello pubblico. 
Le "donne mondane" prendono casa in 
Borgo Allegrivia San Cristofanovia delle PinzochereCorso dei Tintori e più in su via San Remigio. Una grande concentrazione di puttane è in via delle Burella e via della Vigna Vecchia, che dal carcere delle Stinche arriverà fino al Bargello. Firenze viene invasa perché il mercato rende bene, e conteranno poi sulla protezione di potenti personaggi pubblici e non, perciò tutti i tentativi di allontanarle si rivelarono spesso inutili. Tornavano sempre o forse mai se ne andavano del tutto.
L'elenco dei posti dove le puttane era uso lavorare sono molti e per correttezza ne citerò altri senza suddividerli in zone: Via del Fico, via Maffia, via dell'Albero, via del Crocifisso, chiasso degli Armati, via Ghibellina, via Canto dei Preti, via dell'Acquavia del Gomito d'Oro (poi via Gomitolo dell'Oro) Loggia dei Rucellai, Canto ai Quattro Leoni (oggi Piazza della Passera), via della Rosa, Borgo Tegolaio, via del Ronco e Canto al Pino, Canto alla Briga

Dato il capillare infiltrarsi di queste donne non c'è da stupirsi che alcuni posti, fin dal Medioevo, sono rimasti famosi anche negli anni 70 dell'epoca moderna. Alcuni vicoli o strade che sbucano in strade più importanti, su richiesta di sani ed onesti cittadini, i quali non volendo mescolarsi con le passeggiatrici, faranno richiesta per chiudere con pareti di legno le strade (pagati una parte dai richiedenti e l'altra con un sussidio del Granduca) per evitare che le "male femmine" non lavorassero troppo vicine a costoro, si può dire che esse vennero "confinate", cosi diventerà anche una specie di esilio a tempo determinato anche per quelle donne accusate di adulterio e condannate, anche se non puttane iscritte all’albo. 
Nota bene: i bordelli pubblici come quello del Giardino, via dell'Ulivo, e dei Quattro Pagoni hanno al loro interno osterie, botteghe e "scuole di ballo", essie saranno date in appalto "al suono di tromba alli più offerenti", e si potranno dare "se non in tempo di sanità, e quando cessa il sospetto di Peste, e mali contagiosi". E' importante sapere che le "male femmine", che lavoravano in questi luoghi, non potranno uscire sempre che non avranno un permesso scritto, e la cui mancanza porta a pene molto severe. Ovviamente la minaccia di pene severe non è certo un deterrente, le puttane cambieranno spesso casa e luogo, come dire "una infinita foglia di fico sui piccoli mondi dell'oscenità".
Un gran numero di prostitute, che lavorano fuori dai luoghi deputati, dovranno pagare le tasse. Per avere il "bullettino", che le autorizzi alla professione e girare per la città di notte, dovranno pagare agli 
Ufficiali dell'Onestà il costo dello stesso.  Quelle non in regola devono guardarsi le spalle dalle ronde degli sbirri, i "salta" o "salti", perché salteranno addosso a chi non sarà in regola e saranno portate in prigione, alle Stinche. 

 
Molte donne maritate chiederanno il bullettino per esercitare il meretricio, anche per scappare dal marito che le obbligava a prostituirsi in casa propria. Gli Ufficiali dell'Onestà stabiliscono le tariffe a seconda della donna, che sia cortigiana o da strada, come vestiva o dove esercita, e vengono anche chiamati a risolvere questioni fra cliente e prostituta (mercede carnale) oppure prostituta e pappone. Insomma per dirla tutta lo Stato si prende una bella fetta dei loro guadagni e diventa così un protettore, però non fa bene il suo mestiere, visto che le donne continueranno a morire per mano dei loro ruffiani o dei loro clienti.
Una volta l'anno le prostitute sono obbligate ad andare in Santa Maria del Fiore, il Duomo, in occasione della Quaresima e della Pasqua, rigorosamente a porte chiuse, e sentire la predica nel nome di Maddalena, la santa prostituta redenta da Gesù e patrona delle meretrici. L'inosservanza di questa funzione obbligatoria è punita severamente.
Alla puttana di professione non è permesso nessun rapporto sentimentale, un po’ per colpa dei protettori ed un po’ per le malattie che fatalmente le porterà, spesso, ad una morte orribile ed a un invecchiamento precoce e malato.
In un libro dei conti di un ferrovecchio vi è trascritta una copia di una poesia di autore ignoto:
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A puttana non portare amore.../ femmina lusinghiera è traditrice / ella non tama come ella dice.../ Femina vana di molto s'inbarda, / nolla amare, anzi te ne guarda. / Lassala andare, che nel fuoco arda", una testimonianza di un cliente che si è innamorato di una puttana? nessuno lo sa, ma una cosa è certa: finiti i soldi finito amore.
 
Bibliografia: 
Franco Sacchetti, Le trecento novelle, Giulio Enaudi editori, Firenze,
1970 P. I. Fraticelli, Delle antiche carceri di Firenze, Giuseppe Formigli, Firenze, 1834 Benedetto Varchi, Storia Fiorentina, della Società Tipografica dei Classici Italiani, Milano, 1803
Donatien Alphonse Francois de Sade, Viaggio in Italia, Newton Compton Editori, Roma, 1993
"La sporca storia di Firenze" di Stefano Sieni





 

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