09 Dicembre 2018 · 2400 Views

Leon Battista Alberti

Leon Battista Alberti
(Genova, 18 febbraio 1404 – Roma, 25 aprile 1472)​



«Ci è un uomo che per la sua universalità parrebbe volesse abbracciarlo tutto, dico Leon Battista Alberti, pittore, architetto, poeta, erudito, filosofo e letterato» (Francesco de Sanctis, Storia della letteratura italiana)





Commissionata dalla Famiglia Rucellai la facciata della chiesa di Santa Maria Novella

 
Leon Battista Alberti fu il più grand’uomo del quattrocento: nessun contemporaneo l’uguagliò, sebbene l’Italia, raramente come allora, abbia posseduto tanti uomini sommi. Egli ebbe il corpo e la mente così bene equilibrati da riuscire grande in tutte le discipline alle quali si volse. Bello della persona, addestrò le membra in modo da superare i competitori nei più difficili esercizi ginnastici e nel maneggiare cavalli. Cortese, faceto, servizievole cogli amici, piacevole nella conversazione, rallegrava le brigate cantando e suonando a perfezione. Con sè stesso severissimo, tenne continuamente la virtù per regola della vita e cercò d’innamorarne gli altri cogli esempi e coi precetti. L’altezza e versatilità dell’ingegno, rafforzato dall’assiduo studio, lo resero nella dottrina uomo universale, facendogli abbracciare e trattare con gloria tutto lo scibile del suo secolo.

 


Commissionato dalla Famiglia Rucellai a Leon Battista Alberti in via della Vigna Nuova


Filosofò liberamente alieno dai sistemi e dai preconcetti delle scuole e seppe collegare le verità cristiane alle dottrine greche e romane per spiegare il fine degli uomini nella Società, considerandoli quali sono coi loro pregi e difetti, onde dirigerli nella pratica della vita. Trattò dell’educazione e dell’ottimo reggimento delle famiglie in uno dei migliori libri che esistono, del quale è parte quel Governo della famiglia giustamente esaltato come modello d’insegnamenti morali e di stile, ed erroneamente giudicato per tanti anni opera d’Agnolo Pandolfìni. Persuaso di dovere esprimere le idee in modo che fossero comprese dalla maggior parte dei propri concittadini, scrisse in italiano trattati morali ed artistici e mostrò ai dotti, che per questo titolo lo vilipendevano, quale errore commettessero usando la lingua latina da pochissimi intesa e ch’egli pure scriveva da maestro. Le scoperte della camera oscura, dell’igrometro, delle illusioni ottiche, la perizia nell’astronomia e nella meccanica gli assegnarono uno de’ primi luoghi fra gli scienziati del suo tempo. Il metodo per misurare le membra umane, il reticolato da lui inventato, giovarono agli scultori ed ai pittori quanto i suoi precetti sulla scultura e sulla pittura.
Il trattato poi dell’architettura lo costituì legislatore dell’arte d’edificare, mentre le fabbriche da lui disegnate gli meritarono nome imperituro fra i sommi artisti del quattrocento. Alla grandezza dell’Alberti giovò molto una qualità rara nei pensatori di quel tempo di mirare alla pratica nell’investigazione delle teoriche, di applicare la scienza all’industria e al miglioramento degli uomini. Visse 68 anni soli e poche persone al pari di lui meritarono dai contemporanei e dai posteri la qualifica d’uomo di maraviglioso divino ed onnipotente ingegno.


 


 il tempietto del Santo Sepolcro nella chiesa di San Pancrazio a Firenze​




Tomba di Leon Battista Alberti

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