06 Dicembre 2020 · 382 Views

Origine dei Tabernacoli in Firenze

Origine dei Tabernacoli a Firenze
 
Tratto da Izunnia Ant. M.Cavagna San Giuliani di Gualdana, Antonio, Reminiscenze pittoriche di Firenze, Firenze, Tip. dei Vulcani, 1845.

"Presso gli Ebrei tabernacolo voleva dire tenda o padiglione; festadei tabernacoli si disse da loro quella cerimonia religiosa ch'è facevano in commemorazione dei quarantanni passati dai loro padri nel deserto sotto padiglioni portatili.
Pres o i Romani il tabernacolo era un luogo elevato che gli augùri o indovini sceglievano per farvi le loro osservazioni; e certamente anch'essi, per sottrarsi all'occhio dei curiosi nelle loro cabalistiche e misteriose funzioni, vi si nascondevano sotto tende e cortine.
Ma, poiché gli Ebrei appellavano tabernacolo anche la tenda sotto la quale tenevano l'Arca, da essi e non dai Romani abbiamo dovuto chiamar noi tabernacoli quelle cappellette dove si collocarono nelle pubbliche vie immagini scolpite e dipinte di Cristo, della Vergine e dei Santi.
Questa pia usanza rimonta in Firenze al secolo XII e forse anche prima.
Fino dal secolo XI l'eresia dei Manichei o dei Paterini, come si chiamarono più tardi, aveva infettata l'Italia, e contava numerosi proseliti in Firenze e nelle contrade vicine. Nel concilio di Verona del 1184 si ingiunse ai vescovi che s'informassero, anche per l'organo di commissari e delegati, delle persone sospette di eresia, e queste punissero secondo i gradi della colpa; nel 1198 alcuni monaci dell' ordine di Cistercio ebbero officio da Innocenzo III di convertire e di castigare gli eretici in Linguadoca; nel 1232 Gregorio IX raccomandòquesta missione al novello ordine dei predicatori, che s'intitola da San Domenico

 
il santo Atleta
Benigno d suoi ed a' nemici crudo
(Dante. Paradiso C. XI)

 
Reggitori di repubbliche e principi aitarono in questa impresa i pontefici , ed è cosa da notarsi che Federigo II imperatore, primo che fecero la legge in Padova che gli ostinati si bruciassero; egli che a buon dritto il nostro poeta maggiore con più di mille cacciava nella bolgia degli eresiarchi!
Perchè questo zelo nei principi e nei comuni? La cognizione di errori concernenti la fede non era forse della competenza degli ecclesiastici?
E questo fulminar pene severissime, quali non aveva fulminate la chiesa, donde veniva? A tutte queste domande risponderemo con due sole parole: Gli eretici non erano meno paurosi alla Chiesa che alla sicurezza dei principi e dei comuni. Talora attentarono di opporre la democrazia alla monarchia, talora la democrazia all'aristocrazia, secondo il terreno ove s'erano fermati. E ciò basti.
Nel 1254 Innocenzio IV divise gli officii inquisitoriali tra i Domenicani e i Francescani, e la Toscana nostra toccò ai secondi. Finchè
però anche in Firenze furono inquisitori i Domenicani, era la città piena di sospetti e di paure, perchè gli eretici per maggior numero
uscivano dalle famiglie più potenti ed erano gagliardamente sostentati dagl'imperiali; e si dubitava che un dì o l'altro avvenisse un qualche grave sconcerto per via della ostinata caparbietà di costoro e dell'eccessivo rigore dei frati nel far processi, senza guardar mai alla potenza o al grado di chicchessia.
Infatti per la carcerazione e per la sentenza di morte pronunciata da fra Ruggieri Calcagni domenicano, contro moltissimi eretici,
quello della famiglia del Barone con gran turba di consorti e di aderenti, corsero armati alle carceri, ne spezzarono le porte, liberarono i prigionieri, li ridussero in salvo nelle terre circonvicine, minacciando gli inquisitori di più feroci violenze e tutta la città di guerra civile.​

 

 
Tabernacolo del Madonnone

Avvisato il pontefice dei gravi casi dall'inquisitore mandava a Firenze fra Pietro da Verona, il più forte, il più zelante persecutore
degli eretici che avesse la Lombardia, e questi non cessava un istante dal predicare pelle chiese, sulle piazze, per ogni via a moltitudine infinita di popolo, e inveiva contro i Paterini, e formava squadre di cittadini armati a difesa della fede e del convento.
E poiché i Paterini nelle loro false dottrine seminavano strane cose sulla madre di Dio, fra Pietro veniva nelle sue concioni invitando il popolo a cantarne le laudi, a collocarne la imagine sulle pareti esterne delle loro case, ai capi delle loro vie; e il popolo subito a costruir tabernacoli, a tenervi davanti lampade accese die notte, a notar di eresia e a minacciare quanti cittadini non secondassero questo fanatico zelo.
Dalle cose narrate appare che la devozione alla Vergine e il culto verso i Santi creò i primi tabernacoli di cui restano tuttavia non pochi in Firenze, e appare altresì che la paura d'esser tenuto Paterino, e d'incorrere nei rigori del sacro tribunale e nelle violenze
del popolo, ne creò altrettanti (1).
In tempi più vicini a noi, una parte di popolo, per vaghezza di politiche novità, fregiavasi di nastri o di coccarde, come le chiamavano, esprimenti affetto o desiderio di novello reggimento, e chi non pigliasse quei colori, tenevasi nimico e s'insultava; e gli si facevano anche più aspre minacce e violenze in forza di quel canone antico: è contro noi chi non è con noi. Così anche coloro che amano il quieto, beatissimo vivere, e che non si curano di gridar viva e muoia secondo lo spirar dei venti, così anche coloro che avrebbono avuto in cuore altri affetti, per paura e per ipocrisia si fregiavano di nastri e di colori aborriti, prontissimi a spogliarsene quando il destro se ne offerisse propizio.
Intanto dalla frequenza di questi tabernacoli moltiplicati, se da un lato venne quiete e sicurezza personale a molti cittadini, venne grandissimo vantaggio a tutti, imperciocché non s'era pensato ancora a quei tempi ad illuminar nella notte le vie della città, come da non molto si pratica oggi. E il comune era gradissimo a questa pia consuetudine, e i cittadini se ne congratularono per molti secoli —. Vivono tuttavia di quelli che ricordano la fitta oscurità delle nostre strade, e che ci raccontano esser allora i frequenti tabernacoli, illuminati da lampade sospese loro davanti, un benefizio inestimabile.
In alcuni crocicchi o capistrada non è difficile altresì trovar tabernacoli che abbiano simiglianza di piccole chiese o di oratori; questi
riconoscono un'altra origine, e serbano memoria dolorosa di grandi sventure che ebbe a patire la nostra patria. Chi per brevi momenti abbia gittato gli occhi sulla nostra istoria, avrà veduto come spesse si succedessero le pestilenzie in Firenze fino al secolo XVII.
Ora le vie nelle quali manifestavasi alcun caso della malattia temuta si asserragliavano, si mandavano fuori ordini rigorosi che ni uno vi si accostasse, che niuno ne uscisse; solo in certe ore determinate portavasi il cibo alle case da coloro che a questo officio erano deputati; soli vi s' introducevano, e con mille paurosi rispetti e con mille precauzioni, il medico, il prete ed i becchini. E perchè non mancassero a quegli infelici segregati i conforti della religione per ogni quartiere o sestiere della città, si deputavano sacerdoti che designavano i luoghi dove si avesse a dir messa per le vie, e si sceglievano i crocicchi e i canti dove ne sboccavano di più, acciocché una sola messa servisse a quella maggior quantità di gente che fosse possibile. Nel luogo designato si erigeva un altare col baldacchino sopra, e si faceva a gara nell' ornarlo ed arricchirlo; poi con alcuni campanelli davasi il cenno la mattina prima che entrasse la messa, che tutti ascoltavano dalle finestre o sulle porte delle case. La sera vi si recitava pubblicamente il rosario.
I primi di questi tabernacoli furono dunque portatili , ma le pestilenzie si rinnovavano con una frequenza così spaventevole, che i
cittadini con trista previsione si dettero a fabbricarne di materiale, con maggiore o minore adornamento secondo la agiatezza degli abitanti della via.
Queste notizie preliminari non ci sono sembrale inutili; quando poi sarà paratamente discorso dei singoli tabernacoli, diremo ove la storia o i ricordi dei nostri antichi padri ce ne porgano modo, quale di essi appartenga all'una o all'altra categoria."

 
 

(1) Benvenuto da Imola, nolo commentatore della Divina Commedia, aveva già scritto: Quanti mai vi sono eretici, i quali simulatamente appaiono cattolici per timore di pene o d'infamia! Muratori, Diss. Voi. I.

Luoghi di Culto


Il tabernacolo del XV secolo in Via de’ Cavalieri


Sulla facciata della chiesa si trovava un San Cristoforo colossale della mano di Antonio del Pollaiolo, come riporta Filippo Baldinucci.

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