19 Febbraio 2019 · 1027 Views

Chiesa di San Giorgio a Montemerano

Chiesa di San Giorgio a Montemerano
frazione di Manciano (GR)


Come ogni comune medievale, il quale con le vestigia del suo passato narri di quell'epoca fortunosa. Montemerano ci mostra, accanto alle opere della forza guerriera, quelle in cui parla soltanto il fervore religioso, raccolte nella sua chiesa arcipretale di S. Giorgio.
Oh una piccola chiesa ben modesta che all'esterno ha per unica bellezza la pietra dorata e brunita dal sole e dai secoli! Una umile chiesa bassa, che non potè nemmeno ornarsi del campanile rimasto allo stato embrionale, ma che ambiziosa della sua vetustà, come una zitella giunta vegeta e robusta ad età avanzata, ama far pompa dei suoi anni, mostrandoci accanto alla porta archiacuta una lapide la quale, a chi interpreti il suo barbaro gotico, insegna come nell'anno del Signore 1430 essa fu consacrata da monsignor Antonio Fede, vescovo di Sovana. Una povera chiesa intonacata di calce all'interno, semplice e nuda, ma che sotto l'intonaco lascia comparire l'antica bellezza degli affreschi svaniti.


 
    
 
Chiesa di San Giorgio, a sinistra nel 1890 circa e a destra nel 2015

Poveri affreschi sciupati! un tempo essi coprivano tutte le pareti della croce latina, un tempo i fedeli che venivano ad inginocchiarsi sotto gli archi ed i travicelli del tetto, contadini ancor essi come quelli d'oggi, li amavano e godevano e capivano la loro bellezza, ben diversi dagli attuali, che rimpiangono l'interezza dello scialbo che faceva, secondo loro, la chiesa più nuova e più pulita.
 
 

 
Comunque, essi compaiono qua e là di sotto la calce. Nel braccio sinistro della croce, S. Antonio e S. Lucia fanno capolino da un altare di stucco ; poco più lungi si vede l'arcangelo Raffaele che accompagna Tobia (Agelus Raphael e Tobia, vi scrisse il pittore) e li presso una iscrizione ci indica l'epoca dei lavori, tacendo purtroppo il nome dell'artista: Queste figure fece fare Luca e Francesco... Nicolò adi 7 de mazo MCCCCLXXXXI.
Dietro l'altar maggiore il presbiterio presenta dappertutto tracce d'affreschi, meno nella parete di sinistra ancora per intero occultata dallo scialbo. Nella parete di fondo, lateralmente alla finestra, oggi otturata, e sostituita da due aperture quadrate, simmetriche a quelle della facciata, si scorgono in discreto stato una Madonna in trono e l'Adorazione dei pastori; nell'altra parete, assai meglio conservata, è dipinta l'Adorazione dei Magi e più sotto, presso l'arco che divide dalla navata, s'intravede un'altra Madonna col putto. La volta infine dovrebbe mostrarci nei suoi spicchi i quattro Evangelisti.




Scuola del Sassetta, Madonna della Gattaiola
 
 

Forse qualche avanzo si potrebbe ancora trovare rimovendo gli altari di stucco, perchè è da supporre che un tempo tutta la chiesa ne fosse decorata, giudicando almeno da quello coll'Aratura della terra, scoperto presso la cantoria dell'organo.
Questo ciclo d'affreschi non ha certo una grande importanza per la storia dell'arte.
Come gli altri di S. Francesco a Grosseto, come quelli che troveremo a Magliano ed a Sovana, essi non dicono nessuna parola nuova, né ci fanno conoscere l'opera ignorata d'un maestro famoso: ma riesce interessante incontrarli in quel luogo quasi a dimostrarci quanto il gusto del bello e l'amore per l'arte fossero diffusi e popolari in quell'epoca fortunata, e sopratutto ci rivelano l'esistenza d'una schiera d'artisti locali cui era affidata la divulgazione degli insegnamenti artistici nei minori centri abitati.
L'autore dei dipinti di Montemerano, per esempio, è un umile maestro il quale conscio della propria inferiorità, si ritirò nella patria Maremma, accontentandosi di frescarne le povere chiese in luogo delle nobili pareti delle cattedrali: ma non per questo egli è indegno di memoria. Egli è un pittore che in pieno Rinascimento, della quale ha subito l'influsso, conserva ancor molta ingenuità; è un pittore disuguale, verista e tradizionale ad un tempo, dotato talvolta di una spiccata personalità ed imitatore pedissequo tal'altra. Cosi nella Madonna in trono vi è un gran lusso di decorazioni e di fregi, per i quali, egli non ha certo potuto trovare modelli in tutta la Maremma, dove l'architettura del Rinascimento è scarsamente rappresentata; il Presepio ci mostra dei particolari episodici, angioli e pastori che si affacciano alla porta ed alle finestre della capanna, che ricordano modelli fiorentini: l'Adorazione dei Magi, che è la composizione meglio ordinata e con un movimento nelle figure, si fa l'impressione di cosa già veduta altrove.
Sicuramente l'artista ha studiato a Siena e a Firenze, che se la composizione delle sue pitture richiama al nostro spirito quelle dei Fiorentini suoi contemporanei, egli nelle figure, invero un po' sgraziate, si dimostra senese e molto vicino alla maniera di Andrea di Niccolò. Fa dove invece, dimenticando i modelli convenzionali, si lascia andare ad un studio più diretto del vero, nell'Aratura della terra per esempio, in cui aggioga all'aratro due bovi faticanti sotto il pungolo del contadino, egli scrive forse la sua pagina più schietta e personale.
E' molto probabile poi che il pittore di Montemerano sia lo stesso che dipinse a Sovana nella chiesa di .S. Maria, lo stile ed il carattere delle diciture è uguale.
Le date (1508 e 1517? per due affreschi di Sovana) non contradicono la supposizione, ed un particolare curioso ed abbastanza strano che si ripete cosi nella Madonna di Montemerano, quanto in quella di Sovana, rafforza l'ipotesi. I due putti infatti, quello di Sovana che riposa succiandosi un ditino, come quello di Montemerano che giocherella con una rondine, portano al collo un vezzo di corallo da cui pende un cornetto porta fortuna. Il particolare è troppo fuori del comune perchè due maestri diversi si siano incontrati e si devono quindi attribuire le due Madonne ad un solo individuo, tanto più che entrambe ricordano, salvo lievi differenze, la tavola firmata da Andrea di Niccolò nella chiesa di Casole d'Elsa.
Continuando nell'esame delle opere d'arte che nobilitano la chiesa di S. Giorgio, noteremo dapprima una tavola che pare affetta dal ballo di S. Vito, tanto ha cambiato continuamente di posto, passando da una parete della chiesa in sacrestia e da questa nel coro.
E' una povera tempera che non la pretende certo a capolavoro, e non potrebbe farlo anche ne avesse la più lontana intenzione, tanto fu massacrata ed alterata nel colore e nel disegno da un barbaro e mediocrissimo restauratore.
Rappresenta l'Assunta (fig. 5) in un bimbo di cherubini coloriti di rosso e di bistro, che accompagnata da sei angioli suonatori, sale al cielo dove il Redentore, colle braccia aperte ad accoglierla, l'attende circondato dai profeti maggiori.
Se non fosse più che audace temerario azzardare un'ipotesi qualunque circa il suo autore, dato lo stato deplorevole in cui si trova e che altera persino le forme dell'originale, vorremmo dire che sotto l'attuale orribile coloritura si cela un'opera di Sano di Pietro. La somiglianza nella composizione generale e nelle mosse degli angioli che si palesa nel confronto di questa con altre Assunzioni certamente sue o a lui attribuite con molto fondamento, e sopratutto il viso d'un angiolo scampato quasi per miracolo ad un totale travisamento e che da un angolo della tavola sembra tutta illuminarla con un ricordo della sua grazia primitiva, potrebbero però scusare almeno in parte l'audace attribuzione.


 


Fig. 5. Assunta, dorsale d'Altare


Si direbbe anche che questa tavola abbia esercitata una influenza sull'ignoto scultore senese, non mediocre davvero, che intagliò e colorì il bel dossale d'altare, gioiello di Montemerano.
Anche in esso, in una mandorla che quattro angioli sostengono, altri due accompagnano suonando, la Vergine assurge verso il divino Figliolo, che, benedicente, occupa la parte superiore del quadro, circondato dai profeti. In basso, accanto al sepolcro vuoto, fiorito di rose, S. Tommaso, pieno di meraviglia e di devozione, assiste al miracolo.
Oggi i colori dei visi e delle vesti sono quasi perduti, gli ori appannati, il minio con cui furon ridipinti i volti degli angioli annerito, pure nel suo complesso l'opera è tale da suscitare l'ammirazione e la commozione di chi la contempli, malgrado i difetti non lievi, sproporzioni di disegno e poca grazia nelle movenze degli angioli.
Ma la figura del Cristo è così nobile, così squisita di fattura e di sentimento, così perfetta sia considerata in sé, sia in rapporto alle altre figure del dossale, da far dimenticare ogni menda. La duplice condizione dell'Uomo-Dio è mirabilmente espressa in quella figura, raccolta in sé stessa, dal gesto misurato e tranquillo, piena di benevola maestà, che, contrariamente all'intenzione dell'autore, il quale la fece più piccola perchè l'attenzione dello spettatore si posasse di preferenza sulla figura principale della Vergine, è essa quella che attira subito lo sguardo e prima di ogni altra si offre alla nostra ammiraziome.
E quanta soavità spira ancor oggi dal viso leggiadro di questa Madonna che, se ricorda molto da vicino il tipo di una bimba senese, è però trasumanato da tanto pietoso raccoglimento, da tanta fede sincera, da una grazia così pura, da farci veramente sentire la reverenza della divinità!
Anche in questo caso è piuttosto difficile far nomi, benché ci si affacci alla mente spontaneo quello del Vecchietta, il quale iniziò appunto la sua carriera artistica intagliando e dipingendo statue di legno.


 
 
Fig. 9

Ma l'opera più importante della chiesetta maremmana è senza dubbio il polittico di Sano di Pietro (fig.9). Un tempo esso era nel coro, oggi ricoverato in sacrestia. Ma nel trasloco, dovendo passare per una porta assai stretta, fu sfasciato e ridotto in uno stato deplorevole, cosi che riesce inconcepibile come mai nessuna delle sue parti abbia preso il volo per ignoti lidi.
Si compone di cinque scompartimenti: quello centrale uccupato dalla Vergine col Figlio, i laterali da S. Giorgio e S. Pietro a destra, da S. Lorenzo e S. Antonio da Padova a sinistra. Completano il dipinto dei tondi, delle cuspidi ed un gradino con altre mezze figure di santi. Esso è a tempera su tavola, ben conservato e, ad onta delle vicissitudini subite, esente da ritocchi e da restauri, una ricca cornice gotica con colonnini e pilastri dorati univa e chiudeva i diversi scompartimenti: su di essa appena leggibile riuscimmo a decifrare la firma incompleta: Santo Petri... sen... MCCCCLVIII.

 
 
Fig. 10

Tra le cose minori, ma non meno belle, si possono ancora notare un elegante tabernacolo di legno scolpito e dorato (fig. 10), con sei scompartimenti: uno occupato dall'usciolino, nei due laterali due angioli adoranti, l'Assunta tra S. Giorgio e .S. Lorenzo negli altri tre — ed un ricco piviale dove nel cappuccio è intessuta l'Adorazione del Bambino tra due angeli genuflessi.
Tutte queste opere d'arte, in cui l'immagine dell'Assunta ritorna tanto frequente, potrebbero provenire dall'antica chiesa di Montemerano, intitolata a Maria Assunta, e che oggi fu trasformata in teatro, conservando però il suo campanile, mutato m torre comunale, al quale S. Giorgio ricorre in mancanza d'uno proprio.

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