02 Febbraio 2015 · 11894 Views

Oratorio di Santa Maria della Croce al Tempio

Oratorio di Santa Maria della Croce al Tempio

Santa Maria della Croce al Tempio in via San Giuseppe (già Via dei Malcontenti) a Firenze 1900 1910

Santa Maria della Croce al Tempio in via San Giuseppe (già Via dei Malcontenti) a Firenze 1900 1910
 
L’oratorio in via S. Giuseppe è il secondo edificio, in ordine cronologico, di pertinenza della Compagnia di Santa Maria della Croce al Tempio; come gli altri oratori, era un luogo destinato alla preghiera, ma non pubblico, come una chiesa. Gli oratori infatti possono essere privati, se si trovano in un palazzo o in una residenza signorile, oppure semipubblici, come nel nostro caso, se vi possono accedere gruppi ristretti di persone, quali i membri di una confraternita.
La facciata è semplice, a bozze irregolari di pietra a filatteri, con portone in legno intagliato con polilobi e due stemmi, uno della compagnia e uno della famiglia Torrigiani, un rosone a vetri quadrati e due finestre con arco a tutto sesto; accanto al portone si trovano ancora le originali ghiere in ferro battuto con anelli che servivano per collocare gli stendardi della Compagnia.

Santa Maria Croce al tempio Il soffitto con un bellissimo tetto a capriate

Il soffitto con un bellissimo tetto a capriate
All’interno l'edificio è costituito da un vano rettangolare a navata unica, coperto da un tetto a capriate, con pavimento in cotto, in cui la luce entra attraverso le aperture delle facciate e da due finestre di ugual forma e misura poste sulla parete destra (una è attualmente murata) e da una di minori dimensioni sulla parete sinistra. Le due pareti laterali presentano ciascuna due porte con stipiti ed architrave in pietra serena, che danno accesso a una sorta di “armadi a muro “, e sei nicchie, che servivano per collocare lumi o oggetti, in quanto l’edificio è servito come spedale della Compagnia, cioè come asilo di pellegrini e bisognosi e luogo di distribuzione di generi di prima necessità.
In fondo alle due pareti laterali due lapidi ricordano le circostanze della costruzione e dell’ampliamento con una cappella di questo edificio: la prima del 1428, quando un antenato di Michelangelo Buonarroti lasciò un’eredità alla Confraternita per la realizzazione di una costruzione per i suoi fini benefici.
 
L’ampliamento datato al 1440 (di cui oggi non vi è traccia) si deve al lascito di Vanni di Niccolò di Ser Vanni, banchiere, il cui stemma fu posto sulla parte destra della parete di fondo, mentre a sinistra si trova quello della Compagnia. 
Degli affreschi originali niente è rimasto, se non una lunetta illeggibile nella parte finale della parete destra e le tracce della preparazione dell’arriccio sulla parete sinistra.
 
La pittura entro l’arco ad ogiva della parete di fondo, è, purtroppo, molto rovinata dall’alluvione del 1966. Risale al 1928 ed è una celebrazione della Confraternita voluta dall’allora parroco della vicina chiesa di S. Giuseppe, mons. Luigi d’Indico: sullo sfondo delle mura fiorentine, al di sotto della Madonna del Giglio in gloria tra due angeli, si incontrano  due cortei da destra quello dei confratelli, tra i quali spicca il ritratto di Benito Mussolini, mentre S. Francesco indica la Vergine al Savonarola; il corteo di sinistra è capeggiato da Lorenzo il Magnifico, mentre Papa Eugenio IV (entrambi furono membri della Confraternita) parla con il Battista.
 

Lunetta
 
Un piccolo mosaico con il volto di Cristo, all’inizio della parete destra, datato al 1923,
riporta di nuovo il nome di Mons. Indico ed una pittura a metà della parete sinistra ricorda la rinascita della Confraternita nel 1912


 
L'affresco come è oggi, danneggiato dall'alluvione del 1966.
L'affresco come è oggi, danneggiato dall'alluvione del 1966. (Foto Wikipedia)
 
Santa Maria Croce al tempio affresco come era in originale

L'affresco come era in originale (Foto Wikipedia)

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