29 Ottobre 2018 · 6420 Views

I Manichei

I Manichei
la Luce e le Tenebre
 
 


Il persiano Mani o Manete


Dalla Gnosi rampollarono i Manichei, che ebbero in Manete (216-277 d. C.) il loro fondatore e maestro. Manete (1), tolto al suo stato servile da una ricca vedova della Persia — onde egli fu chiamato altresì «fìglio della vedova» e «figli della vedova» i suoi discepoli — bello, audace, profondamente erudito nella filosofia alessandrina, iniziato nei misteri mitriaci, pieno di accorgimenti e fornito di inflessibile volontà, immaginò un sistema in cui predomina un dualismo puro e semplice: Cristo si confonde con Mitra, l'Evangelo con lo Zenda-vesta (2), e ne deriva una dottrina squallida e quasi disperata, perchè insegna la perpetuità del principio del male.
Però anche il Manicheismo promette agli uomini vittoria e immortalità, mercè le purificazioni nel lago lunare — battesimo di acqua celeste — e santificazione nel fuoco solare — battesimo di fuoco celeste — in cui risiedono il Redentore e gli spiriti riottosi: tutte le anime pure sarebbero un giorno riassorte nella luce ed i principi delle tenebro risospinti ed incarcerati nel loro regno; la materia priva di luce, ridotta in massa inerte dal fuoco, e le anime che furono sedotte e vinte dalle tenebre e dai demoni, condannate in perpetuo a custodirla.

 


Anche il Manicheismo, principalmente diretto a liberare gli spiriti dal giogo dell'autorità di Roma cattolica, promette all'uomo un destino sublime, purché sappia conquistarselo con una lotta incessante in cui non verrà mai meno l'aiuto della Sofia celeste, cioè della sapienza, della verità, della luce divina. Pur'esso ebbe gradi, prove iniziatorie, segni di riconoscimento e gergo speciale. Per quanto perseguitato, non fu estinto, si trasformò in sette posteriori, Patari (3), Albigesi (4), Ussiti (5) che forse schiusero, più tardi, la via al Protestantesimo.
La lingua sacra dei Manichei si fondava sopra concerto di voci e di idee, che i
Pitagorici chiamavano «armonia delle sfere».
Il gergo si distingueva per intonazione ascetica e molto cristiana; ma i neofiti erano a poco a poco trasformati nei gradi superiori e fatti nemici acerrimi della Chiesa papale.
La Chiesa di Roma era considerata empia, sentina di vizi, fucina di scandali e di malvagità: i Manichei volevano riformarla, ravvisando in essa la Babilonia descritta e condannata dall'Evangelista nella sua Apocalisse: bisognava che la Babilonia, pervertita dall'Anticristo, sparisse dalla terra nel giorno tremendo dei giudizio finale, e che sulle sue rovine sorgesse la nuova Gerusalemme governata ed illuminata da Cristo: con altra figura Babilonia diventava Inferno, l'Anticristo diventa Satana, la nuova Gerusalemme diventava il Paradiso e Cristo mutavasi in Dio.


 
Monaci manichei intenti a copiare testi sacri, con un'iscrizione in sogdiano. Manoscritto da Khocho, Tarim Basin.

Monaci manichei intenti a copiare testi sacri, con un'iscrizione in sogdiano.
Manoscritto da Khocho, Tarim Basin.


(1) Manete o Mani (216-277 d. C.) o, come fu chiamato in Occidente, Manicheo (prob. dal siriaco Mānī ḥayyā «Mani il vivente»
(2) L'Avestā è il complesso dei testi religiosi dello zoroastrismo. Il nome è riduzione del pahlavico apastāk, il cui significato dev'essere stato quello di "ciò che è posto, ciò che è stabilito", quindi "testo fondamentale". La denominazione di "Zend-avesta" che risale ad Anquetil Duperron è dovuta a un equivoco, poiché zend significa "esegesi" ed indica la vasta letteratura esegetica che si ricollega all'Avestā. Tutta quanta la letteratura religiosa dello zoroastrismo viene dunque compresa nelle due denominazioni Apastāk e Zand. (
Treccani)
(3) Patari. Dal nome del mercato degli stracci in Milano (pataria), il nome di patarini (id est pannosos, "straccioni", spiega Bonizone da Sutri) fu per dileggio affibbiato dagli avversarî ai seguaci di un movimento (oggi anch'esso noto col nome di pataria) sorto verso la metà del sec. XI nella parte più umile del popolo milanese contro gli abusi ecclesiastici e l'oppressione dell'alto clero.
(4) Albigesi. Con questo nome sono designati comunemente, dalla città di Albi, gruppi di eretici, affini ai catari, del mezzodì della Francia; sebbene più esattamente si sarebbero dovuti designare dalla città di Tolosa, dove erano più numerosi e potenti
(5) Con il termine Hussiti o Ussiti (in ceco: Husité o Kališníci, cioè "Persone del Calice") vengono definiti gli appartenenti ad un movimento cristiano riformatore e rivoluzionario sorto in Boemia nel XV secolo, precursori, insieme ai lollardi di John Wyclif, della Riforma protestante.


Bibliografia
Ulisse Bacci, Il libro del massone italiano, Roma, Vita Nuova, 1922​
 
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