19 Febbraio 2019 · 1101 Views

L'Ulivo della Strega

L'Ulivo della Strega
 


 

Ma la curiosità maggiore del luogo, quella di cui gli abitanti vanno più fieri, è però costituita da un ulivo millenatrio, ancra vegeto e fruttifero, che si trova nolle vicinanze immediate della chiesa della Santissima Annunziata a Magliano in Toscana.
Quest'ulivo ricorda certamente il tempio pagano e forse in un tempo ancor più remoto, quando ogni pianta era asilo ad un nume, esso vide appendere ai suoi rami i voti e le offerte, come, mille anni dopo, i cristiani nella chiesa vicina. Era giovane allora, come i fanciulli e fanciulle che danzavano intorno al suo ceppo florido di polloni, giovane come il dio silvestre che affacciava la fronte cornuta fra l'intreccio dei rami, incitando il fervore delle vergini, accendendo della sua bramosia di quegli uomini nudi perchè il rito si compisse nell'olocausto della forza e della bellezza congiunte.
Poi, con gli anni, la schiera gioconda andò sempre più assottigliandosi intorno al suo tronco, già allora nodoso. Mutate le usanze e i costumi, anche il pronubo iddio cominciò ad incuter timore, fu chiamato il Maligno, e solo pochi e spauriti fedeli, quando le notti erano più nere e più chiuse, osarono avvicinarsi all'albero sacro. Finché un giorno i sacerdoti della nuova religione, sdegnati della persistente idolatria di cui era causa incosciente, l'obbligarono a produrre baccelli «per convertire un giuocatore disperato e bestemmiatore», facendone esulare per sempre il vecchio dio capripede.


 

 

L'albero allora godette giorni migliori. Di nuovo la folla venne a lui, osannando in lunghe processioni variopinte di stendardi e d'emblemi, di nuovo conobbe l'aroma degli incensi e la solennità del rito: ma, fatto saggio dagli anni ed ammaestrato dall'esperienza, non per questo credette d'esser nuovamente investito della dignità d'albero sacro, come ai tempi della sua prima giovinezza.
Troppe cose aveva veduto nella sua lunga esistenza per non conoscere ormai l'instabilità degli uomini dalla vita breve!
Nella sua venerabile saggezza continuò ogni anno nel suo lavoro sempre uguale, senza troppo meravigliarsi quando si vide di nuovo abbandonato per affollare la chiesa, o quando le nuove generazioni, dimentiche della potenza divina fatta palese per suo mezzo, andaron narrando di spaventose leggende e di diabolici convegni avvenuti sotto i suoi rami bitorzoluti e lo chiamarono l'ulivo della strega.
A che pro sdegnarsi se quello era il destino?
Anche la chiesa, nata per celebrare il miracolo dei baccelli e causa involontaria dell'ultima sua decadenza, non subiva una sorte uguale alla sua?

 


Costruita sotto lo stimolo di un sacro sgomento, ingrandita in appresso e adornata nella pienezza di una fede sincera fervorosa ed attiva, non giace ancor essa in un abbandono ancor più pietoso del suo, che almeno s'allieta di frutti novelli ad ogni stagione? e non perderà forse fra breve anche l'ultima apparenza di tempio per mutarsi in ripostiglio d'attrezzi rurali, vinta dallo stesso dio utiltario che distrusse fin gli ultimi recessi dei fauni e delle ninfe per trasformarli in floridi vigneti ed in fertili campi di grano?
Eppure il vecchio ulivo pacifico e bonario, il quale nella sua saggezza imparò a non esser vendicativo, si duole del pericolo che minaccia la rivale. Che avverrà degli affreschi che lui vide dipingere in letizia? Che avverrà della tavola di Neroccio (fig. 1) , oggetto un tempo di devozione e prodiga di grazie?

 
 
Fig. 1
Madonna col Bambino tra San Giovanni Battista e Santa Caterina d'Alessandria (1478-1480)​

Perchè? — par che dica l'ulivo venerando compiendo da secoli il suo lavoro sempre uguale — perchè questo continuo bisogno di mutamento negli uomini dalla vita breve e dalla non eterna giovinezza ?

 
 

 

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