18 Giugno 2021 · 1368 Views

Entriamo in casa d'altri

Entriamo in casa d'altri
di Nino Tamassia 
(Revere, 1º dicembre 1860 – Padova, 11 dicembre 1931)
 giurista, politico e accademico italiano, studioso di storia del diritto e accademico dei Lincei.
 
"Senz'avvedercene, noi siamo entrati in casa d'altri: non temiamo però: anche, e specialmente nel trecento, l'ospite è sacro.
In casa, corriamo rischio di trovar solo vecchi, infermi e bambini. Il signor marito é a bottega o a palazzo; se é uno sciupato, al gioco o ad oziare in piazza; se i tempi sono grossi, non torna a casa nemmeno a nona, quando si chiudono le botteghe e gli opifici, ma s'indugia per le vie (1). "Messer Bonichi ci manda a casa, leggendoci una canzone «contro lo stare in piazza»; fra gli altri pericoli, c'era quello di udire certi discorsi eterni (2). Se però il nostro omo è timorato, lo possiamo trovare alla predica, a Santa Reparata, con gli altri artigiani (3). Là, infatti, non ci sono ricchi ed eleganti, che vanno invece al duomo (4).
Monna Berta è scesa giù a cicalare con le amiche davanti la casa (5); "i bimbi più grandicelli fanno il chiasso, e danno noia a Guido Cavalcanti che gioca, in piazza, agli scacchi". (6)
Nella breve ora dei pasti, la famiglia è riunita; ma questi desinari non sono scientificamente ispirati dal Re dei cuochi.... del trecento, giunto fino a noi con la fragranza acuta de' suoi piatti sostanziosi e colossali (7). Siamo in casa di poveri, e c'è poco da vedere. Forse la

 
........................  burella
     Ch’avea mal suolo, e di lume disagio.

INFERNO. — Canto XXXIV. Verso 98 a 99
 
è più reale che poetica: le camere sono strette, scarsa la mobilia e gli arnesi di casa (8). In certi borghi estremi della città, che hanno mal nome e peggior fama, c'erano ben altro che burelle! (9). Basta: le nozze dei poveri, e quel che viene dopo le nozze, sono cose descritte da un sonetto del trecento, popolarissimo anche oggidì. E meglio tornar in piazza, ove c'è sempre qualcosa da vedere: tornei, mascherate, feste di calendimaggio e tanta altra roba (11).
Le piazze e le vie sono l'accessione naturale delle case tutt'altro che ampie, e quindi abitate da gente minuta. Restano in luoghi più brutti e stretti, quelli che sono sotto chiave, per debiti, o per altre disgrazie; ma la festa del Battista verrà presto a rimetterli in circolazione".

 
 


 
 

(1) Leggasi la descrizione che del Mercato Vecchio fa il Pucci, in Race, di rime antiche toscane, III, Palermo. 1817, p. 305 (e. a. 13601. Per l'uscita degli operai dalle botteghe, cfr. Anon. fior.; Parad., XV, 97. Vedi inoltre. Decani., G. Vili, nov. 5, II, p. 216; G. Villani, op. cit.. XII, 17.
(2) Op. cit., p. 83. Che a Bologna i popolani « volassero per «aria» parlando in pubblico, lo afferma Odoredo, p. 167. Negli statuti dell'arte della lana a Siena, per evitare le « soperchie « arengarie » non si dà la parola a più di cinque « arengatori ». Statuti senesi in volgare, I, p. 309. Anche nei pubblici con- sigli, vigevano norme identiche: Stai. fior, cit., p. 49, e. 15.

(3) Sacchetti, Xov. 100.
(4) G. Villani, op. cit., IV. 4. Il Duomo all'epoca del Villani era il Battistero di San Giovanni.
(5) Zdekauer, Vita privata, ecc., p. 40; Sacchetti, No- vella 112; cfr. Decani., G. I, nov. io; I, p. 72 : « questa donna « con molte altre donne essendo a sedere davanti alla sua « porta » .
(6) Sacchetti, Nov. 68.
(7) libro della cucina del sec. XIV, in Scella cit., N. 4. Un ricordo di cucina. . . . principesca c'è in Inf. XX, 155. Quel che mangiava la povera gente non è difficile imaginare : veggansi i sonetti dell'Aretino Cene, in opposizione a quelli di Folgore, in Scella cit.. N. 172, p. 62 e segg.
(8) Sacchetti, Nov. 175 in fine: d'onde si ricava che le camere appena potevano contenere una lettiera. Rare le stanze, ove non vi fossero telai. Santini, Doc. cit., p. 304; a. 1224, n. 55 : « unam maidam, unam archam et tria telaria». Per maggiori notizie, Zdekauer, Vita privata, p. 33-9.
(9) Sul borgo « Pidollioso», che anche il Villani rammenta (IV, 91 vedi Davidsohn, Forsch. cit., p. 119. Né questo nome di borgo, com'è noto, si trova solo a Firenze.
(10) E se il sonetto (Scella cit., n. S2, p. 203) fosse un po' meno antico , la verità resta egualmente , sempre antica e sempre nuova.
(11) E chi può fare una rassegna completa di questi pubblici divertimenti? Vedi per es. G. Villani, op. cit., V, 89 la. 12S31, che descrive una festa che richiama tutta Firenze. Ha ragione un arguto storico fiorentino: un paio di nozze bastava a rallegrare l' intera città.
(12) G. Villani, op. cit., XII, 83; usanza che si può ricol- legare a vecchie leggi romane: Cod. Theod. IX, 38, 3.

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