19 Febbraio 2018 · 1569 Views

Caratteri esteriori delle Schiave, terza parte

I nomi delle Schiave vendute a Firenze
Parte terza e ultima

Per conoscere meglio l'argomento partecipa alla nostra visita guidata per le strade di Firenze
Alla scoperta degli antichi luoghi del proibito


 

V

Ad un'ultima domanda dobbiamo ancora una risposta. Quali erano i nomi più frequenti delle schiave?
La domanda può sembrare una curiosità; tuttavia essa ha maggiore importanza di quello che non sembri.
Riferimmo altrove il pensiero di alcuni dei più autorevoli contemporanei sulla legittimità del traffico degli schiavi ed osservammo come alla diversità della religione si appoggiassero giuristi e teologi e letterati per giustificare in certo modo la continuazione della schiavitù; notammo finalmente come, anche dopo aver ricevuto il battesimo, gli infedeli non potessero, secondo il concetto comune del tempo, ritenersi prosciolti di diritto da ogni vincolo servile. Ora già dall'esame medesimo dei loro nomi si può avere una conferma di questo fatto; noi trovammo invero nel nostro registro frequentissimi esempi di schiave designate con due nomi, uno arabo o turco o tartaro o greco o russo, ed un altro cristiano, il quale evidentemente era loro imposto dopo il battesimo (2) e leggemmo poi negli atti di compra-vendita riguardo ai nomi certe espressioni e certe clausole che meritano di essere rilevate.

 


Fabio Fabbi (Link esterno Treccani)
 

Il 30 Settembre 1377 per es. Ser Filippo Doni vendeva in Venezia a Ristori di Michele, fiorentino, imam schiavam de genere tartarorum, etatis annorum 24 vocatam gratia baptismi sibt dati Claram (3): con altro atto, rogato in Rivoalto il Martedì 16 Settembre 1383, Tito Rolandino di Venezia vendeva a Ser Marino unam schiavam tartaram vocatam in sua lingua lusi et gratia baptismi sihi dandi Marta (4); e la stessa clausola era inserita nell'atto 5 Marzo 1432, con cui Averardo dei Medici acquistava da Martino Malipieri quondam Troili una di lui schiava de genere Circassiorum vocatam Magdalenam et vocandam in baptismate sibi dando... etatis annorum viginti. Il nome da darsi nuovamente alla schiava nell'atto fu lasciato in bianco (5) come lo fu pure nell'altro atto 5 Marzo 1431, col quale Marino Maripetti, cittadino Veneziano, vendeva al procuratore di Averardo dei Medici unam schiavam de genere Avogassiorum. . . vocatam in sua lingua Magdalenam et vocandam ad sanctum baptisma sihi dandum .... (6).
Da questi fatti noi crediamo quindi si possano trarre le seguenti conseguenze: 1° che le schiave infedeli erano, generalmente almeno, fatte cristiane e rimanevano tali anche tuttavia e malgrado avessero ricevutom il battesimo ; 2° che il nome cristiano della schiava poteva dar luogo a speciali condizioni del contratto sia da parte dall'acquirente che del venditore;
3° che assai probabilmente l'acquirente riserbavasi il diritto di imporre alla schiava comperata quel nome, che più gli tornasse gradito.

 

Anche qui dunque, e non avrebbe potuto accadere altrimenti, avea libero campo il capriccio dei contraenti. i nomi delle schiave erano difatti varissimi, e se quelli primitivi suonano alle nostre orecchie alquanto strani, non meno bizzarri ci sembrano parecchi dei nomi nuovi, o per dirla più generalmente, dei nomi cristiani; i più frequenti de' quali, per citarne alcuni, erano i seguenti: Margherita, Lucia, Caterina, Marta, Maria, Maddalena, Giovanna, Cristina, ecc., nomi del resto comunissimi sempre, e che perciò trovavansi usati anche per le schiave delle altre città.

Prima parte
Seconda parte
Terza Parte

Tratto da Agostino Zanelli, Le schiave orientali a Firenze nei secoli XIV e XV, Firenze, E. Loeschner, 1885.

(1) Vedi in appendice la Sentenza dell'arte dei Giudici e dei Notai.
(2) Ecco alcuni dei nomi primitivi più frequenti. Stimati, Zoniaek, Erguleton, Crantri, Poconella, Cali, Cadobala, Chayalis (maschio) Cubada (turca), Mulicana, Cullofa (maschio).
(3) Atto notarile rogato in Venezia dal Notaro Marco quondam Ser Mathei de Raphinelli di Venezia. (Archivio di Stato di Firenze — Prov. S. Matteo) Crediamo opportuno notare fin d'ora come in fine dell'atto, dopo l'autentica del notaro, trovisi scritta la seguente dichiarazione autografa dell'acquirente, colla quale egli dichiarava libera la suddetta schiava:
«1386 14 di Aprile
Io Antonio di Giovanni soprascritto libero la sopradetta schiava del vìncolo della perpetua servitudine e però cancello questa carta et donole la libertà e voglio chella sia libera di sua persona epperò io qui scritto di mia mano propria ».
(4) Atto notarile 13 Agosto 1383 (Archivio di Stato di Firenze — Prov. S. Mattei).
(5) Atto notarile rogato in Venezia (Archivio di Stato di Firenze — Archivio Mediceo).
(6) Idem, Vedi anche Patto notarile 7 Luglio 1441 col quale Dino del quondam Pietro Vellutaio vendeva a donna Marina una schiava di anni 17 da chiamarsi in santo baptismate Catterina (Archivio di Stato di Firenze — Prov. S. Bonifacio).

Come vivevamo


Schiave orientali a Firenze, terza parte


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