21 Febbraio 2015 · 6185 Views

Caffè fra 800 e 900 a Firenze/2

Caffe fra '800 e '900 a Firenze... seconda parte

 
Fra i più modesti si notavano il Caffè de' Filarmonici in via del Fosso, del Popolo in Piazza di San Piero, quello degli Svizzeri ed il Caffè del Progresso in Piazza di Santa Croce, del Pruneti in via de' Benci, e l'altro dalle Colonnine da Sant' jacopo. L'antico Caffè Guarnacci in via del Proconsolo, era rinomato per le orzate nell'estate e la sera vi era una grande folla della nobiltà che vi si fermava creando una lunga fila con le carrozze per gustare quella bibita cosi amata, ma che oggi a Firenze è uscita di moda. 
Vicino alla casa di Dante, con uno sporto in Via Dante c'era il famoso 
bar Centrale in piazza Cimatori, con una saletta attigua dove si cantava e per questo chiamato anche dell'Armonia, verso la stazione troviamo il Normand, via del Melarancio famoso per le confetture. Nelle strade dove abitava il popolo minuto e specialmente in San Frediano, in Via dell'Orto, del Leone, della Nunziatina, del Campuccio, in Gusciana, nei Camaldoli di San Frediano, Nel 1920 Pasquale Bianchi aprì in Piazza San Felice 8/r il Caffè Bianchi.

In Via Gora verso il Prato godendo nell'estate lo stare nella strada sugli usci delle case a prendere il fresco, mettendo in cerchio le seggiole e, data la povertà del popolo di' là d'Arno erano mezze spagliate, se non sfondate, ma nonostante tutto la gente era allegra e di buon umore. Il più delle volte però, qualcuno fra i più istruiti si metteva a recitare le poesie, facendo così, l'ora di andare a letto, procurando un gran dispiacere a tutti coloro che erano li per divertirsi. Questa era la vita che piaceva alla gente più povera, stranamente una vita invidiata dalla gente più facoltosa, perché pensavano che quelli avessero una salute di ferro e senza pensieri. 
 


Era in voga tra i popolani il detto, che “i debiti vecchi non si pagano, e i nuovi si fanno invecchiare”, perciò vivevano alla giornata. Il ceto medio invece andava, di consueto, a prendere il fresco passeggiando per il Lungarno e molti si mettevano a sedere su panche di legno con la spalliera lungo le spallette del Ponte Santa Trinita pagando qualche soldo al "pancaio". I più ricchi, specialmente per le feste, andavano invece a prendere il sorbetto al limone, molto di moda al Caffè dell'Arco o Caffè d'Italia aperto nel 1860, sull'angolo del palazzo Ferroni, così chiamato in memoria dell'Arco di Santa Trinita buttato giù. Questo caffè era il ritrovo elegante nell'estate, e si mettevano i tavolini fuori tanto dalla parte del Lungarno che da Via Tornabuoni. 

La semplicità della vita fiorentina, che non ha niente a che vedere con la vita politica, non era soltanto nel popolo, ma anche nella nobiltà e alla Corte Reale. Non fraintendiamo, la differenza dello stato sociale era forte e sentita ma le sere d'estate le differenze si accorciavano, e chiunque poteva incontrare il Granduca mentre passeggiava e salutarlo come un "normale cittadino". 

Per salvaguardare i cittadini che, «stanchi delle occupazioni diurne cercano quella calma che hanno diritto di avere», il gonfaloniere nel 1849 cercò d'impedire che «nelle prime ore della notte» i caffè fossero invasi «da gente vagabonda che va limosinando di bottega in bottega col frivolo pretesto di suonare vari strumenti». 




 

Come vivevamo


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