19 Aprile 2019 · 462 Views

Evangelia Syriace conscripta

I Vangeli Rabbula o Vangeli Rabula​


"Il tronco annoso della vecchia cultura umanistica rifiorisce e verdeggia, ammirato dagli stranieri che ce lo invidiano, sconosciuto o quasi a quella gran parte degl’italiani che ignorano l’età dell’oro del libro, quando esso era tenuto in pregio come un tesoro di sapienza, degno d’esser adornato dai sorrisi dell'arte." Guido Biagi, 1914. (1)
 
 
I Vangeli Rabbula o Vangeli Rabula, (Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana, cod. Plut. I, 56) sono costituiti da un manoscritto miniato del Vangelo, in lingua siriaca, risalente al VI secolo. Si tratta di una delle più belle opere bizantine prodotte in Asia e uno dei primi manoscritti cristiani con grandi miniature, che si distingue per la predilezione del miniatore nei confronti dei colori vivaci, del movimento, del dramma e dell'espressionismo. Provenendo da un periodo dal quale è pervenuto a noi pochissimo materiale ma che ha visto un grande sviluppo dell'iconografia cristiana, il manoscritto ha un posto significativo nella storia dell'arte ed è molto spesso citato.


Tav. I, Evangelia syriace conscripta
Cod. membr. sac. VI.
Lmir. Plut. I 56.

 
È il celebre codice siriaco scritto dal monaco Rabula e proveniente dal monastero di S. Giovanni di Zagba in Mesopotamia (2), che reca la data 586 d. C. — Le miniature occupano quattordici fogli, dei  quali il primo, il secondo e l'ultimo sono imbrachettati. In questo codice trovasi per la prima volta una compiuta rappresentazione della Crocifissione e della Risurrezione (tav. I), con caratteri realistici così precisi da divenire quasi un modello per gli artisti cristiani delle età successive. Seguono le rappresentazioni dell’ Ascensione (tav. II) e il Cristo fra due vescovi e due monaci (tav. III).
 
 
Tav IIEvangelia syriace conscripta.
Cod. membr. sec. VI.
Laur. Plut. I. 56.

 
Può dirsi che l’iconografia religiosa abbia in questa figurazione delle grandi scene cristiane uno dei suoi primi documenti. Il nome «Loginos», scritto in lettere onciali greche sopra alla figura del centurione nella prima miniatura, ha fatto dubitare che il codice fosse esemplato di su un originale greco. Ma l’influenza dell’arte monumentale che appare nella figura del Cristo, simile a quelle che si vedono nelle absidi, e in genere in tutta l'ornamentazione, fa piuttosto ritenere che queste miniature siano copiate dai mosaici dei santuari di Palestina. Ad ogni modo è dimostrato anche da questo Codice, che l'arte della Siria e della Palestina non fu senza influenza sull’arte bizantina e su quella occidentale.

 


Tav. III, Evangelia syriace conscripta.
Cod. membr. sec. VI.
Laur. Plut. I. 56.

 
(1) Guido Biagi (Firenze, 29 gennaio 1855 – Firenze, 6 gennaio 1925) è stato un bibliotecario, scrittore, storico e giornalista italiano.​ 
(2) Convento di S. Giovanni di Beth Zagba. L'esatta ubicazione di questo monastero, solo raramente menzionato nelle fonti scritte del sec. 6°, non è nota, ma si ritiene che si dovesse trovare nella Siria settentrionale, tra Antiochia e Apamea (Leroy, 1964, I, p. 156; Mundell Mango, 1984), invece che in Mesopotamia, come tradizionalmente indicato.

Bibliografia:
- Guido Biagi, Riproduzioni di manoscritti miniati, Firenze, Libreria antiquaria T. de Marinis, 1914​

- Massimo Bernabò (a cura di), L’illustrazione del Nuovo Testamento nella Siria del VI secolo, Roma, 2008.
 

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