07 Gennaio 2019 · 752 Views

Rinaldo Barbetti, intagliatore

Rinaldo Barbetti, intagliatore
 Siena, 1830 - Firenze, 1904
 
Valentissimo scultore in legno, toscano residente a Firenze sul Prato in uno stabile di sua proprietà, nato il 20 marzo 1830 a Siena. A dieci anni, egli esercitava già l'arte dell'orafo; nel 1841 avendo dovuto trasferirsi con la famiglia in Firenze, abbandonò l'arte dell'orafo, lavorando col padro all'intaglio in legno, nel giorno, e nelle ore della sera, seguendo il corso elementare di figura sotto la disciplina del bravo disegnatore Ulisse Forni. Incominciò col lavorare in cornici; ma quindi, seguendo l'esempio paterno, si applicò a trattare artisticamente i mobili di lusso, studiando per la decorazione l'Architettura, nei trattati del Vignola e del Palladio. Fin dal 1847, egli modellava in argilla alcuni bassorilievi per agevolarsene l'esecuzione in legno, e scolpiva capolavori in noce di altrui composizione per la decorazione di mobili che oggi si trovano sparsi in tutta l'Europa ed in America.
 

Tavolo intarsiato da Barbetti con il piano in pietre dure di Gaetano Bianchini
 
Nell'anno 1849, scolpì in noce un piccolo gruppo rappresentante Ganimede rapito da Giove in forma d'aquila, per il finale di un portagioielli eseguito da suo padre e che figurò nel 1851 all' Esposizione di Londra e fu più tardi acquistato dalla Guardia Nazionale fiorentina e offerto in omaggio alla principessa Margherita. Nel 1850, egli scolpiva in noce due bassorilievi, uno dei quali rappresentava la Morte di Filippo. I due bassorilievi figurarono anch'essi alla Mostra Internazionale di Londra, e vi furono venduti. Nel 1851, per commissione del Principe Anatolio Demidoff, fece una Croce in bossolo di finissimo lavoro, rappresentante soggetti sacri. dopo essersi perfezionato nello studio del vero, frequentando all'Ospedale di Santa Maria Nuova la scuola di anatomia.
Nel 1853, espose il modello del Campanile di Giotto, in avorio a legni coloriti naturali, eseguito alla decima parte del vero, per commissione del principe russo Bulachoff. Nell'anno seguente, espose il modello della Loggia dell'Orcagna (Lanzi), eseguito per conto dello stesso committente, compreso il David di Michelangelo.
Nel tempo stesso, pubblicava con l'abate Stefano Fioretti, nel giornale L'Illustrazione, vari disegni di lavori artistici applicati all' industria moderna.

 



Nell'anno 1855, per commissione del principe Anatolio Demidoff, incominciò la porta istoriata in ventiquattro formelle della chiesa russa di San Donato, con soggetti tratti dal Vecchio Testamento.
Nel 1873, espose nel suo studio privato un gran Piede di tavola, a soggetti mitologici, destinato a sostenere la copia delle Muse, mosaico esistente nella
Galleria dei Pitti. Quel lavoro, che figurò alla Mostra Internazionale di Vienna del 1873, fu, nello stesso tempo, acquistato dal Re Vittorio Emanuele, per farne dono all'Imperatrice di Russia. Nel 1874, il Barbetti incominciò l'Alfabeto Artistico Industriale. Nel 1875, esegui per commissione del Rettore del Collegio di Nottingham, sei grandi bassorilievi in legno, rappresentanti scene del Vecchio Testamento, che figurano ora nella chiesa di quel Collegio. Nello stesso tempo, esegui un ricco Inginocchiatoio per commissione d'un signore inglese, che riprodusse quindi più volte ed espose alle Mostre di Filadelfia nel 1876, di Parigi nel 1878.


 

 
Decorazione a Villa Favard
 

Nel 1876, restaurò il Colosso dell'Apennino a Pratolino, attribuito a Gianbologna; nel 1878, restaurò la Grotta del Pantaleone nel Giardino di Boboli. Nel 1879, per commissione del signor Flower di Londra fece tutta la decorazione di una sala, che espose al pubblico nell'anno
medesimo; nel 1880, fece la sala ad uso di Biblioteca commessagli dal barone Rothschild, che espose, nell'anno stesso, intieramente montata; cosi, per la libreria del Villino Vidyà, scolpi in legno lo stemma gentilizio dei De Gubernatis. Nel 1881 fece tutta la decorazione, compreso il soffitto e i mobili del Gabinetto della Camera dei Deputati a Montecitorio. Tutti i lavori del Barbetti si distinguono per finezza di gusto, bontà e purezza di disegno, precisione d'intaglio; la sua scuola ha creato parecchi allievi valenti; l'opera sua fu distinta nello esposizioni nazionali e mondiali con numerose medaglie; il solo governo italiano non s'è ancora ricordato che un artista così benemerito meritapremio e che le onorificenze cavalleresche sono fatte apposta per distinguere dalla folla i valentuomini.


Tratto da  Angelo de Gubernatis, Dizionario degli Artisti Italiani Viventi: pittori, scultori, e Architetti, Tipi dei Successori Le Monnier, 1889, page 66-67.

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