02 Marzo 2018 · 1164 Views

Pier Francesco Fiorentino, seconda parte

Pier Francesco Fiorentino
(Firenze, 1444 o 1445 – post 1497)
Pittore di Madonne
Seconda parte
 
Prima Parte
Seconda Parte
 
Ospedali Riuniti. Castiglion Fiorentino: identica disposizione dei personaggi (senza la melagrana. — Attribuito alla Scuola Fiorentina).
Collezione Gavet (venduta a Parigi nel Giugno 1897): medesimi caratteri (attribuito a Filippo Lippi).
Collezione Edniond Noel (venduta a Parigi nel maggio 1924): medesimi caratteri (giustamente dato nel catalogo a Pier Francesco).
Museo Bardini. Firenze: due tavole d'identica composizione, una a fondo d'oro, l'altra con sfondo di roseto.
Museo di Digione: analoga disposizione della Madonna, del bimbo e di San Giovannino. A destra, una testa d'angelo si mostra a metà. Nell'angolo inferiore destro, un uccello e delle ciliegie. Fondo liscio; la colomba volanVte in alto (attribuito a Scuola Italiana).
(Galleria Antica e Moderna. Firenze: La ergine sola col Banbino. Fondo turchino, punteggiato d' oro (attribuito a Neri di Bicci).
A questo tipo figurante l'Adorazione del Bambino Gesù possiamo avvicinare altri dpinti che hanno «qualche leggera variante, nell'attitudine della Vergine e del bambino.
Museo Staedel, Francoforte: con sfondo di roseto.
Fondazione Home. Firenze: di composizione identica.

Pier Francesco Fiorentino, Madonna Adorante, Museo Horne
 
In altra variante di bel carattere si vede nella raccolta Acton a Firenze: la Madre ginocchioni si scorge tutta, su un prato fiorito; il Bambino giacente distende le braccia ntenendo un rosario; intorno al collo ha un doppio filo di perle; vicino a lui vola la colomba. In basso appare la melagrana sbucciata insieme ad una mela. Nel fondo d'oro grandi cerchi impressi a chiodo fanno una gloria intorno alla Vergine. Onesto motivo della Madonna adorante il Figlio, se è trascritto con fedeltà più rispettosa da Pier Francesco, anche presso altri pittori ottiene gran fortuna nella seconda metà del Quattrocento. Ritroviamo i tratti essenziali della composizione lippiana ugualmente
in un quadro di Iacopo del Sellaio (già nella collezione Richtenberger di Parigi), in uno di Francesco Botticini (Museo del Louvre, proveniente dalla raccolta Arconati Visconti).
in un altro di Filippino Lippi (Uffizi), e in tanti altri che potremmo ancora citare.

 

Pier Francesco Fiorentino,Madonna Adorante, Museo ?

Un secondo tipo di Madonna amato da Pier Francesco si mostra in una tavola della Collezione Carrand nel Museo Nazionale di Firenze (n. 15 - indicato dal Berenson). La Vergine tiene in grembo il Bambino seduto, che stringe un uccellino fra le mani. Dietro, a sinistra, appare il San Giovannino della Natività lippiana, come nei quadri già studiati di Giubbio, di Castiglion Fiorentino e simili. In alto, sotto il sesto, si vede la mezza figura del Padre Eterno colla colomba, figura ereditata «dalla stessa Natività. Ci ritroviamo sempre, come si vede in un ciclo assai ristretto di forme iconografiche.
 

A questo tipo si riferiscono le seguenti tavole:
Quadro già appartenuto al pittore Fantin- Latour, Parigi: colla Madonna ed il Bambino soli; in alto, la colomba.
Raccolta Brachi, Berlino (attribuito al Compagno di Pesellino da Mary Logan). Museo del Louvre (proveniente dal dono Jenniette): Madonna e Bambino, con uno sfondo di roseto, che copre la tavola. Quadro molto danneggialo dalle screpolalure. Museo Jacqueniart- André. Parigi: insieme col gruppo materno ed il Padre Eterno benedicente ritorna a sinistra San Giovannino, come nella tavola della Collezione Carrant. Appaiono a destra due figure nuove di angioli, di cui uno nell'angolo inferiore, dimostrasi derivato anchesso dall'opera lippiana. somigliando come un fratello al piccolo Tobia nel quadro della Vergine che consegna la cintola a San Tommaso (Pinacoteca di Prato). Sulla base un motivo assai grazioso: una melagrana sbucciata di cui un uccello viene a mangiare i rossi chicchi sparsi, insieme a delle ciliegie.
Tanto in questo particolare quanto nei roseti formanti una fitta rete fiorita ritroviamo il senso così vivace di Pier Francesco per le bellezze della natura, per i fiori freschi ed i frutti maturi.

Pier Francesco Fiorentino, Madonna col Bambino San Giovannino e Angeli, Galleria degli Uffizi

In un terzo tipo di Madonne, la Vergine in piedi, a mezza figura, tiene ritto il Bambino che porta alla bocca colla mano sinistra, in atto di volerlo baciare, un uccellino.
Tale tipo appare in una tavola degli Uffizi dove il gruppo materno è circondato da tre angeli su uno sfondo di roseto. Sulla base un uccello vispo saltella. Questo quadro è ascritto nella Galleria alla Scuola Fiorentina, ma venne già attribuito a Francesco dalla signora Mary Logan (Compagno Pescilino, in Gazette des Beaux- Arts, Luglio 1911), e poi dal Berenson. L'una e l'altro però considerano questa tavola del prete fiorentino quale copia da un'altra del Compagno di Pesellino. già esistente nella raccolta Hainauer in Berlino.
Occorre spiegarsi e discutere queste attribuzioni, così come quella della Madonna Bracht, accennata più sopra.
La tavola di Berlino come quella degli Uffizi raggruppa intorno alla Vergine quei tre angioli, due dei quali ci sono già apparsi nel quadro del Museo André, che costituisce il passaggio fra le Madonne del secondo tipo e quelle del terzo. Perchè attribuire l'una a Pier Francesco, l'altra invece al cosidetto Compagno di Pesellino. la cui personalità la signora Logan ha tentato di ricostruire? La scrittrice vede una differenza soprattutto nel colore, che nella tavola degli Uffizi si mostra meno chiaro.

 
Pier Francesco Fiorentino, Madonna col Bambino e San Giovannino, Galleria degli Uffizi

Ma è doveroso far presente che questo colorito più caldo, più bruciato per così dire, per essere stata adoperata nelle carni una tinta di terra più bruna (il quale colorito si ritrova anche nel quadro della raccolta Carrand), non è neppure abituale a Pier Francesco, che nei più dei suoi dipinti è in genere limpido e fresco. Ma va tenuto conto che la tavola degli Uffizi ha visibilmente sofferto dall'umidità e che. conseguentemente, il colore fu probabilmente alterato. E d'altra parte non ci deve sembrare strano che un artista, in cui abbiamo riconosciuta una certa sensibilità, e anche tanta prontezza a subire influssi da altri, abbia cercato in qualche opera sua modi diversi di colorire.
Del resto, la signora Logan stessa ha notato per suo conto, nei quadri della raccolta Bracht e della raccolta Hainauer, da lei attribuiti al Compagno di Pesellino, delle differenze tecniche in confronto ai modi usuali del presunto pittore. Vi osserva "disegno più nitido e più elegante; un modellare più vigoroso; la nota chiara e ricca del colorito e Teffetto generale della composizione più vicini alla maniera di Filippo che non a qnella del Pesellino. Le mani vi hanno un carattere di gran lunga più marcato". Ora sono precisamente questi
i caratteri distintivi che noi riscontriamo in Pier Francesco, e non vi è ragione per non attribuire tanto la sedicente copia quanto il preteso originale allo stesso pittore, cioè proprio a Pier Francesco.
Al terzo tipo delle Madonne pierfrancescane. intorno alla tavola degli Uffizi ed a quella della Raccolta Haiuauer, ricongiungiamo i quadri seguenti: Antica Collezione Aynard, Lione: la Vergine sola col Bambino, su sfondo di roseto. Un cardellino appare sulla base, come nel quadro del Museo André e in quello degli Uffizi (ascritto a Pier Francesco dal catalogo della vendita. Dicembre 1913; attribuito dal Berenson al Compagno di Pesellino).
Museo di Berlino: identica composizione (segnato fra le opere di Pier Francesco dal Berenson, che però lo ritiene una variante del preteso quadro del Compagno di Pesellino nella raccolta Aynard).
Tavola in possesso, qualche anno addietro, dell'antiquario Kleinberger di Parigi: due angeli soli si mostrano di dietro alla Madonna col Bambino; fondo di roseto. Collezione Acton. Firenze: Vergine, Bambino e tre angeli disposti come nei quadri degli Uffizi e della raccolta Hainauer; in alto Dio Padre benedicente, tratto dalla Natività lippiana; fondo scuro.
Tavola anni fa in possesso del Prof. Costantini, a Firenze: vi si ritrovano non solo le tre figure dangioli già conosciute, ma il solito San Giovannino di Fra Filippo, e dietro alla Madonna altri due angioletti di cui si vedono appena le teste. La colomba vola in alto. Questo sarebbe il quadro più importante della serie, formando come un riassunto dei tipi cari a Pier Francesco.

 

Finalmente, possiamo riconoscere come di Pier Francesco Fiorentino un quarto tipo di Madonne: la Madre tiene ritto il figlio con pose variate, e volto in verso opposto
a quello del tipo precedente. Di questo tipo conosco due esempi in cui la Vergine si mostra sola col Bambino. Museo di Nancy: fondo d'oro (ascritto alla Scuola Fiorentina). Antica Raccolta Aynard, Lione: sfondo architettonico di nicchia marmorea, a foggia di conca nella parte superiore (ascritto nel catalogo al Compagno di Pesellino).
Un terzo esemplare fa apparire a sinistra San Giovannino, un ginocchio in terra, le mani giunte: Museo Bardini, Firenze. Fondo turchino scuro. Anche di questo tipo i caratteri evidenti mi paiono rivelare più la fattura di Pier Francesco che non di quella del Compagno di Pesellino, quale ce Iha fatto conoscere la signora Mary Logan.​ Da questo nuovo elenco che ho cercato di costituire e che riduce le contraddizioni anteriori, mi pare possa scaturire una nozione più precisa dell'arte del nostro pittore. Specialmente lo si può distinguere da altri artisti che operarono in un ambiente poco differente. Francesco Pesellino, che spesso si mostrò anch' egli molto ligio a Fra Filippo, è certamente un pittore di gran lunga superiore, da non confrontare al nostro, e che in modo particolare trae dall'esempio di Fra Angelico una predilezione per la ricchezza delle stoffe, per gli ornati d'oro, con mano a mano l'orientano verso una pittura mondana, verso le feste ed i cortei che egli dipinge sui cassoni nuziali. In Iacopo del Sellaio invece, allievo di Filippo Lippi, si noia una propensione sempre maggiore ad ispirarsi alla tragicità del Botticelli, attraverso aspri riflessi d'Andrea del Castagno, mentre Neri di Bicci tra influssi diversi ha saputo creare un tipo suo di Madonna, dal viso un po' acuto, non senza possibili confronti colla pittura senese.

 

Pier Francesco Fiorentino, Madonna delle Rose, Museum Art, San Diego

Pier Francesco, prete e pittore essenzialmente dipintore di Madonne, esegue ancone per le chiese, tavole per cappelle e oratori, ed anche quadri più modesti per amliienti
privati, immagini sacre dinanzi alle quali s'innalzano le preghiere delle nobildonne fiorentine. E si può pensare che le opere minori fossero su tutto lavoro di hottega.
affidato in parte ad aiuti, ciò che basterebbe a spiegare qualche difterenza od ineguaglianza di tecnica.
Ma ripensiamo al tondo sì disgraziatamente rovinato di casa Strozzi; che può considerarsi fra i quadri più significativi del nostro pittore, sia per l'ampiezza della composizione sia per la raffinatezza della sua​ fattura, avanti che fosse guasto, senza contare il complesso decorativo che costituisce la preziosa cornice: più significativo ancora della tavola dal'altare di San Gimignano che rimane nell'opera di lui eccezionale. Osserviamo in questo tondo una grazia ed un'eleganza che derivano dal suo modello Filippo Lippi. e che rivelano un sentimento proprio e nuovo. Grazia dovuta alla chiarezza del colorito ed alla modellatura più piena ed insieme più tagliente, magari alla ricercatezza un po' minuta dei veli, delle mani sottili, e che non è mai stata ahbastanza apprezzata. Ci troviamo di fronte ad un pittore la cui ispirazione è, come abbiamo dimostralo, di un dolce arcaismo, rimanendo nella seconda metà del secolo fedele a un modo di comporre che risale alla generazione precedente. Egli resta fuori del movimento contemporaneo che tanto profondamente modificava la visione ed il sentimento degli artisti: non prende nulla dalla vita più animata del Ghirlandaio, né inquetudine e dalla febbre drammatica del Botticelli, salvo le sue mani lunghe. Ma la sensibilità del suo eclettismo, che coglie qua e là aggraziate sfumature sentimentali, ed ha un amore così vivo della Natura, sembra riassuma nei suoi quiadri di devozione quell'ideale di tenerezza delicata che è propria del Quattrocento fiorentino.

 
Gustave Soulier critico d'arte francese studioso di Giotto, Tintoretto e della pittura toscana medioevale. 

Prima Parte
​Seconda Parte

Tratto da Ugo Ojetti, Dedalo: rassegna d'arte, Milano Roma, Editrice d'arte Bestetti e Tumminelli, 1926

 


 

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